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Bollicine? Franciacorta? Il Mosnel!

Con le festività che incombono non passa momento senza che non si oda qualche eco spumantista. Proprio questa mattina ero in un minuscolo e bellissimo negozietto di squisitezze gastronomiche a Viareggio, stavo raccogliendo il mio bottino di formaggi e salumi e sento il cliente successivo chiedere: “mi prepari uno stuzzichino bollicine per 4 persone?” Champagne, spumanti e affini non temono crisi di mercato, che anzi si espande sempre più, e naturalmente trionfano a fine anno.

Ecco così che, tornato a casa, sono andato a scartabellare tra gli appunti dell’ultimo Vinitaly, perché mi ricordavo di qualcosa di frizzante, di una bella visita fatta nello stand de Il Mosnel, spumantisti in Franciacorta.

Il Mosnel, ovvero 40 ettari di vigneto in provincia di Brescia e una tradizione enologica risalente al 500 che è stata rilanciata negli ultimi 35 anni da Emanuela Barboglio e dai figli di lei, Lucia e Giulio. Ed è con Giulio che iniziamo il nostro percorso di degustazione al Vinitaly, anche se un prologo c’era già stato, con la sorella Lucia, proprio qui da noi, in Versilia, quando, in una piacevole presentazione estiva, incontrammo per la prima volta questi aristocratici metodo classico, e fu da lì che progettammo di ricercarli alla prima occasione.

Aristocratici sì, perché questo è forse l’aggettivo che maggiormente riesce a descriverli. Aristocrazia nel significato di parte migliore di un gruppo e senza naturalmente alcun riferimento a sangue, nobiltà, casati, e anacronistica paccottiglia varia. Aristocrazia come compostezza, eleganza senza clamori, intensità di sensazioni.

Utilizzo del legno, ma mai nuovo, bassi residui zuccherini per non cercare facili piacevolezze; tutto questo lo si nota già nello spumante base, il Franciacorta Brut, una cuvée di quattro vini: chardonnay affinato in barrique e chardonnay affinato in acciaio di diversa annata, per un totale del 60%, un 30% di pinot bianco e infine pinot nero, entrambi fermentati in acciaio. Vino fresco ma già marcatamente champenoise, per le note di lievito e i rimandi minerali. Vivace aromaticamente, di fine perlage e facilissima beva.

Franciacorta Pas Dosé. Stesso assemblaggio del vino precedente ma qui mancano totalmente gli zuccheri residui ed è più lunga la spumantizzazione (36 mesi prima della sboccatura, contro i 24 del Brut). Il colore è paglierino e i profumi sono meno estroversi, ma più fini, quasi compassati. Crosta di pane e fiori, anche al gusto, dove il vino si offre ben strutturato e ravvivato da una buona acidità. Una leggera copertura terziaria olfattiva scompare all’assaggio e il vino chiude fresco, citrino.

Franciacorta Brut Satèn 2002. Millesimato e monovarietale, questo chardonnay fermenta solo in parte in legno (un 40%) e si giova di una spuma meno grintosa, grazie al minor zuccheraggio dello sciroppo di tiraggio. Al naso e al gusto è ora presente una decisa nota vanigliata, che si affianca alle note mature del vitigno. In bocca l’aggressività carbonica è limitata, ma il vino ha comunque importanza e una bella dinamica, e chiude con una certa ruvidezza, non spiacevole, quasi tannica.

Franciacorta Brut 2001. Ecco la versione millesimata del Brut, con la stessa miscela di vini ma con almeno 4 anni di riposo in bottiglia prima della sboccatura. Quì dal bicchiere emerge un bel minerale unito a foglia d’agrume e l’occhio è colpito dal finissimo perlage. Bocca piena, di gran carica fruttata e guizzante acidità.

Franciacorta Rosé Pas Dosé Parosé 2003. Un gioco di parole il nome proprio, che sintetizza il rabbocco senza liquer e il colore del vino. Rosé per presenza primaria di pinot nero, “un clone borgognone,” ci tiene a precisare Giulio, a cui si aggiunge un 30% di chardonnay. Entrambe le uve fermentano in legni piccoli ma è proprio in questo vino che il contributo del legno si percepisce meno, coperto dalle belle note fruttate, di lampone e cocomero maturo, e appare solo in lievi sfumature che ricordano la pasta di mandorla. Il colore, un brillante carminio pallido, ben si associa alla frutta rossa che torna presente anche al palato, insieme a cenni di rosa appassita e fieno. Leggero, elegante, fine, bellamente acido.

E infine il Franciacorta Brut N°5 2003, che deve il nome al fatto di essere la quinta cuvée aziendale ma anche ai cinque vigneti da cui proviene lo chardonnay che compone questo vino. Cernita delle uve, pressatura soffice e vinificazione del solo mosto fiore (il 50% del totale) sono le caratteristiche di questo ultimo metodo classico che ha esordito proprio quest’anno, dopo 3 anni di maturazione sui lieviti. Un vino che sfoggia un naso complesso, con note di frutta matura, pasticceria, crosta di pane, e una bocca di grande ricchezza, carnosa e piena, in cui frutto e legno si associano in un melange di grande persistenza.

Cinque spumanti ben fatti, più o meno austeri, più o meno beverini, più o meno complessi, ma tutti, decisamente, aristocratici. In una enoteca onesta li troverete da poco meno di 20 euro ai 35, prezzi certamente in linea con la qualità.

Outsider finale. IGT Sebino Passito 2005. Dai grappoli più sani dello chardonnay si ottiene, tramite due mesi di appassimento sui graticci, questo intrigante vino dolce. Fermentato e maturato in barrique per oltre un anno e mezzo, sfoggia note complesse e acute, di agrume, cenere, sottobosco, farina di castagne. In bocca stoffa e dolcezza non banale. Forse un po’ troppo legno, ma siamo ancora in piena gioventù.

Azienda Agricola IL MOSNEL
25040 Camignone (BS) ITALIA
Tel. 030653117
Fax 030654236
info@ilmosnel.com
www.ilmosnel.com

p.s. da Vinitaly ad ora, Emanuela Barboglio, la madre, è mancata. Giulio e Lucia hanno così deciso di dedicarle il loro prodotto di punta, il N°5, che è stato rinominato Franciacorta Brut Emanuela Barboglio 2003

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