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Brunello di Montalcino DOCG Riserva 2001 – Le Chiuse

Sotto-zona/cru: località Pullera – Montalcino (SI)

Data assaggi: dicembre 2007

Il commento:

Oggi il granato è brillante ma dichiarato. Ne intuisco l’evoluzione, eppure quel fondo compatto, di un suo ardore persino rubino, ispira fiducia. Sì, i profumi sono quelli di cui avevo bisogno, quelli nei quali perdermi senza troppo pensare: “old fashioned”, austeri, signorili, “classici”, compunti, con il soffio etereo in prima linea e l’intrico di fogliame, bacca selvatica, humus, eucalipto e ciliegia macerata di corredo, con quest’ultima a regalare un gentile timbro surmaturo al frutto senza per questo sfociare nell’affaticamento aromatico. Chiede aria quel naso, lo senti, per adagiarsi più disteso sulle note di viola e terriccio. Ed è proprio in quel momento che mi piega ai suoi voleri, perché resistergli oramai mi appare come una forzatura dello spirito.

In bocca possiede rigore aulico (“monastico”, mi direbbe il grande Fabio Rizzari) e dignità conclamata, giocata sui “canoni canonici” della tradizione brunellesca. Fresco, scattante, finanche sottile nella trama tannica, assume un portamento flemmatico e asciutto, di una eleganza introversa, mantenendo una coerenza ed un garbo espositivo da non lasciare indifferenti. Non un’ombra di forzatura nei paraggi, solo il conforto di una mano pura e di un calore buono. Nel finale non si risparmia un certo irrigidimento nei tratti e nella diffusione, ma se gli allunghi non sono perentori stai pur certo della bella compagnia, perché nell’intimità di un eloquio non urlato potrai cogliervi la voce consolatrice della terra rispettata, trasposta in un bicchiere verace e senza fronzoli, fiero ed orgoglioso, capace di restituire per intero il senso tutto della misura, della naturalezza espressiva e dell’appartenenza.

Nelle enoteche d’Italia, a 45 euro o giù di lì, un vino autenticamente toscano. Per non dimenticarsi della toscanità la più autentica.

La chiosa:

Le feste “comandate”, festività natalizie in primis, mi immelanconiscono, non c’è nulla da fare. Più passa il tempo e più mi immelanconiscono. I ritmi si abbassano ed invariabilmente mi prende la malavoglia, un senso di straniamento apatico che a volte sfocia nel desiderio di niente. Un azzeramento psicofisico, fors’anche una ricarica necessaria chissà, ma con la strana contraddizione di vivere il periodo di riposo rodendosi di una tensione tutta interiore, come compressa, senza sbocchi, che invece di rilassarti ti stanca. D’altronde anche la speciale congiuntura ci mette del suo, da quando ti accorgi che gli amici di sempre, lo zoccolo duro della complicità emozionale intendo, hanno di che pensare alle loro cose e ai loro affetti “ufficiali”, per cui sono difficilmente frequentabili, che i luoghi di culto non sono proprio indicati per la mia indole, che la famiglia, per fortuna, ho occasione di vederla spesso durante tutto l’anno perciò gli appuntamenti classici natalizi attorno ad una tavola (pur piacevoli) non è che rivestano quell’aura di unicità come si vorrebbe, che lo shopping mi fa girare la testa, che i viaggi durante le feste sono deliranti e caotici, che i ristoranti sono luoghi che in questi periodi vanno presi con le molle…. Solo una cosa, fra le poche, mi conforta: stappare una bottiglia complice, di quelle che “si riconoscono dall’odore”, di quelle per le quali non importa parlare o “scervellarsi” troppo per immedesimarsi. Un qualche cosa che mi illuda di appartenere al mio mondo, un punto fermo, una piccola certezza, da cui ritentare nuove partenze con entusiasmi rinnovati. E’ in momenti come questi che se ne escono fuori bottiglie come il Brunello Riserva de Le Chiuse. Non a caso: è da bottiglie così che riacquista persino un senso l’augurio bello per l’anno che verrà; da bottiglie così ho la cura ideale contro le più stupide inquietudini.

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