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Merano 2007, vuelvo al sur

di Luca Bonci
Il festival di Merano, inutile ripeterlo, ha un gran successo e, spiacevole corollario, problemi innegabili di affollamento. La massa dei visitatori però segue dinamiche abbastanza prevedibili, tuffandosi di primo mattino nella zona internazionale, per aprire la giornata a Champagne, e poi ingolfando terribilmente la sala principale e il ballatoio superiore, dove si trovano i grandi vini piemontesi, toscani, altoatesini… insomma, quelli delle regioni storicamente più vocate. Capita così, veleggiando nei piani alti, quasi in mansarda, di trovare vivibilità negli spazi dedicati al sud Italia e alle isole, insieme a vini di qualità non certo inferiore.

Non è certo questa l’unica ragione che mi ha spinto fin là, ma anche una personale inclinazione per la calda mediterraneità di quelle terre, di quel sud che vorrei meno lontano, sia affettivamente sia chilometricamente.

Ecco quanto ne ho tratto stavolta, sempre nella logica di un festival, che più di fugaci impressioni, senza una metodicità troppo ferrea, non può offrire.

Tormaresca

Torcicoda 2004. Un Primitivo vinoso e pulito, di colore rubino non concentrato e dai profumi di prugna e bocca ampia, carnosa e matura.
Masseria Maime 2004. Negroamaro, cromaticamente simile al vino precedente, dal naso di terra e frutta, minerale e liquirizioso. Offre spalla e bella tensione, e un frutto pieno e gustoso.

Leone de Castris

Negroamaro 2004. Rubino media concentrazione, vivo e lucente. Piace l’eleganza dei profumi e la limpidezza degli aromi primari in cui troviamo tanta ciliegia.
Donna Lisa 2003. Naso un po’ animale e boschivo, segnato da cenni terziari che ricordano l’acetone. Aggressivo l’impatto gustativo e chiusura amarognola.

Tenuta Rubino

Giancòla 2005. Malvasia bianca dai bei profumi floreali. Un naso vaporoso, quasi cipriato precede una bocca in cui spiccano sapidità e bella spina acida.
Torre Testa Rosso 2004. Da uva susumaniello, ha colore rubino vivo non concentrato e profumi tra l’animale e il minerale. Bocca fresca, mediterranea, di media struttura.

Li Veli

Passamante 2005. Il vitigno negroamaro è un poco sopraffatto dal legno, ma riesce comunque ad affermarsi un frutto nitido e fresco. Bocca sapida e mediamente impegnativa, piacevole.
Salice Salentino Pezzo Morgana 2004. Prodotto da una selezione di uve e affinato in barrique di secondo passaggio, mescola frutta nera a grafite e risulta leggero e ampio all’assaggio. Sanguigno e maturo, pieno e senza dubbi piacevole.

Conti Zecca

Primitivo 2005. Intenso al colore, offre un frutto maturo e intenso. Confettura di prugne e ciliegia sottospirito. Segue la bocca, dolce e chiusa da una importante massa tannica.
Salice Salentino Riserva Cantalupi 2004. Rubino mediamente concentrato, ha naso sottile e minerale e una bocca molto sapida, acida e ben dinamica. Chiude molto lungo.

Plantamura

Gioia del Colle Primitivo 2005. Rubino di media concentrazione e evidenti note laccate. Un naso largo, che ricorda la marmellata di fichi a cui segue una bocca un po’ stucchevole, acida, succosa.
Gioia del Colle Primitivo Riserva 2004. Qui la vigna è trentennale, ad alberello, e i profumi sono maggiormente austeri pur persistendo la nota confetturata di albicocca, insieme a cenni verdi di sambuco. Bella succosità, ma legno in evidenza al gusto.

Rudinì

Nero d’Avola 2004. Color rubino vivo poco carico, ha naso fine e nitidezza di frutto. Una leggera nota di roccia pervade la bocca tesa e precisa, di corpo medio.
Moscato di Noto 2006. Il paglierino scarico contrasta un po’ con la dolcezza al naso. Agli aromi tipici dell’uva moscato si associano note di pietra, mela cotogna e fichi secchi. Bocca freschissima e per niente stucchevole, buono!

Duca di Salaparuta

Làvico 2004. Nerello mascalese con un 10% di merlot coltivato in zona etnea. Vino rubino scarico che profuma di visciola e emana note fumé e minerali. La bocca è piena, non grassa, piacevolmente contrastata.
Duca Enrico 2003. Il colore rubino è mediamente concentrato, mentre il naso è complesso e profondo. Bocca amarognola, ricorda il rabarbaro e si allunga molto bene con fare serioso, per poi chiudere con una raffinata scia tannica.

Spadafora

Monreale Syrah 2006. Affinato in cemento, questo vino appare di un bel porpora e sfoggia pepatura olfattiva e leggera linea vegetale. Molto fresco al gusto, dove una piacevole nota amara sfocia nel finale in sentori di pietra e idrocarburo.
Sole dei Padri Syrah 2004.Qui la produzione per ceppo è molto limitata (800 grammi) e l’affinamento è in barrique. Come conseguenza il vino ha colore porpora impenetrabile e una nota legnosa evidente. Bocca rotonda, polposa, strutturata.

Fazio

Nero d’Avola Càbala 2006. Rubino vivo e limpido e naso immediato, di frutta e minerale. Bocca scorrevole e beverina, semplice.
Erice Nero d’Avola 2005. Un naso più maturo e meno frizzante del vino precedente e un corpo più importante senza perdita di bevibilità. Piacevole.
Merlot 2004. Il colore è un rubino non intensissimo ma molto vivo e in profumi sono laccati, intensi e di una certa eleganza. Frutta rossa e note dolci, si associano in bocca a cenni boschivi, di pinoli e balsamici. Fine il tannino.

Baglio di Pianetto

Carduni 2004. Petit verdot. Profumi di fiori e leggera nota vegetale. Al gusto piccoli frutti e un bellissimo tannino.
Moscato di Noto Ra’is 2006. Molto intenso nei profumi, questo vino ci sorprende con un penetrante mentolato e note alpestri. Bocca fresca, marcata da note di fiori di camomilla, non grassa e decisamente beverina.

Tenuta Coppadoro

Cotinone 2006. Mix di aglianico, montepulciano e cabernet, affina per 8 mesi in botti piccole. Di color rubino intenso, emana profumi penetranti di frutti di bosco e note che ricodano la cocacola. In bocca percepiamo una acidità un po’ disgiunta.
Radicosa 2005. Montepulciano in purezza affinato per 14 mesi in barrique. Vino intenso nei colori e nei profumi. In bocca è polposo, non inelegante seppur segnato dall’invecchiamento in legno, e chiude con buoni tannini.

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