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Anteprime Consorzi toscani 2008: Vino Nobile di Montepulciano, le nuove annate

Nella fin troppo chiassosa tensostruttura installata nella struggente Piazza Grande di Montepulciano si è tenuta la kermesse annuale dedicata al Vino Nobile. Sugli scudi, soprattutto, le annate 2005 e 2004 (quest’ultima in versione Riserva, o tuttalpiù selezione). E mentre Luca Gattavecchi, giovane neo presidente del Consorzio di Tutela, ufficializzava la consacrazione della vendemmia 2007 ponendola fra le grandi (5 stelle), con un Lorenzo Landi che ne sviscerava l’andamento climatico (anche in confronto con le annate precedenti) e l’enologo d’Oltralpe Christophe Ollivier che ne analizzava le presunte caratteristiche attraverso la disamina di 3 vini ritenuti rappresentativi, è stato grazie alla premura e alla solerzia di una brava sommelier (i colleghi mi parlano di evento raro in questi contesti) che sono riuscito con adeguata continuità d’azione ad assaggiare senza svenanti attese le altrettanto attese Riserve 2004. Non senza curiosità, tanta era stata la sorpresa (non propriamente positiva) di fronte alla sostanziale ritrosia e chiusura dei Nobile 2004 assaggiati a più riprese nel corso del 2007. Ebbene, finalmente, contando su un parco vini di circa 20 campioni (ricordo che le aziende partecipanti all’evento erano 34, con pochissime defezioni, quali Il Macchione – da sempre assente -, Crociani, Romeo e Gattavecchi, quest’ultimo però presente con l’altra azienda di famiglia, Poggio alla Sala) ecco spuntare un po’ di luce, insieme ad una crescente consapevolezza che anche in questo caso, come in altri lidi (leggi Chianti Classico), gli sforzi e le uve migliori siano andati a confluire proprio qua.

Intendiamoci, qualche incertezza dal punto di vista stilistico mi pare di notarla ancora, dal momento in cui diversi campioni affidano le loro sorti ad una ricercata concentrazione (quando non ostentata maturazione) figlia di una vinificazione che non di rado li conduce nell’alveo dei vini estrattivi e colorati, con tutto ciò che ne consegue riguardo alla farraginosità e alla trasparenza espressiva. Eppure mi hanno scosso dal torpore alcune prove autoriali, magari di aziende non proprio sulla bocca di tutti, anche perché in alcuni di quei vini ho visto risplendere la solarità, la carnosità e il contrasto del miglior sangiovese toscano (qui prugnolo gentile), quasi che il tempo e il conseguente periodo di affinamento ulteriore gli abbiano consentito di esprimersi con maggiore compiutezza e liberarsi così della proverbiale “reticenza boschiva”, cupa e introversa, tipica della prima gioventù poliziana.

SULLE RISERVE 2004

E allora, tanto per iniziare con qualche suggestione propositiva, io dico che mi hanno fatto drizzare le orecchie (naso occhi bocca) le prove de Il Conventino, Gracciano della Seta e Le Berne. Il Conventino possiede 10 ettari di vigneto alla Bossona, a circa 400 metri slm, e il suo Nobile Riserva 2004 è un vino rigoroso, articolato, flemmatico, nobilmente speziato, coinvolgente nel fraseggio aromatico, dinamico e ben indirizzato alla beva, chiosato da una grintosa sapidità. Gracciano della Seta è una azienda storica del comprensorio (una volta si chiamava Svetoni) ed appartiene alla famiglia Mazzucchelli della Seta. L’anima tecnica però è il valente Giuseppe Rigoli detto Beppe (umiltà e capacità qui vanno a braccetto), proprietario a sua volta della Fattoria Ambra a Carmignano. I 16 ettari di vigneto si trovano nella sottozona Gracciano, su terreni limosi argillosi. Oggi il loro Nobile Riserva 2004 è un vino caloroso ed espressivo e ci regala un palato terroso, pieno e dinamico, con un finale tutto polpa e sapidità. Le Berne non possiede che 4 ettari di vigne censite a Vino Nobile in località Cervognano, a circa 350 metri slm, e queste vigne son disposte su terreni di origine pliocenica ricchi di scheletro e pieni di sassi. Il loro Nobile Riserva 2004 conserva i tratti selvosi e “nordici” tipici della zona, ma ha dalla sua una naturalezza espressiva, una tensione e una grinta da non lasciare indifferenti.

Fra le Riserve più attese, il Nobile Riserva Bossona 2004 di Caterina Dei, da uve prugnolo gentile provenienti dal cru Bossona, sta attraversando una fase di leggera introversione, dove all’intrico aromatico ferroso e boschivo si aggiunge un palato caldo, potente, dalla timbrica fruttata quasi “arsa”. Da non dimenticare il rigore old fashioned del Nobile Riserva 2004 di Contucci, una delle casate storiche per eccellenza, dal momento in cui qui si coltiva la vite a partir dal Rinascimento. Dai 16 ettari di vigneto nella sottozona Pietrose, il buon Alamanno Contucci ci regala un Nobile espressivo e tradizionale nell’approccio, dove alle classiche note di humus, pirite e ghianda segue un palato in equilibrio (stabile mi sembra) fra una tendenza matura nel frutto e una vena acida corroborante e fiera.

Fra i nomi noti, da seguire nella sua evoluzione ci sarà il Nobile Salco 2004 di Salcheto, l’azienda guidata da Michele Mannelli che possiede vigneti a Martiena e Paterno e che ha riversato molte energie nello studio di un particolare clone di prugnolo gentile ritrovato nei vecchi impianti. Il vino ha materia ineccepibile, lo senti, e deve solo risolvere alcune diatribe passeggere con il rovere. Scalpitante e incisivo, l’affinamento potrà disvelarne aspetti e pertugi molto interessanti. Ancora, il celebre Vino Nobile Grandi Annate Riserva 2004 di Avignonesi, ad un assetto aromatico non esente da alcuni tecnicismi boisé, rivela una tessitura importante al palato, ch’è palato terroso, pieno, ficcante, nel quale i tannini non te la mandano a dire la loro generosità.

Non mi dimentico poi de La Calonica, grazie ad un Nobile Riserva 2004 caldo e confortevole, corposo ma articolato, de Le Casalte, per via della grazia espressiva e della tenerezza del suo Nobile Quercetonda 2004 (solo “stretto” e fin troppo timido nella espansione, ma da berne a secchi!) e di aziende quali Lodola Nuova e Torcalvano Gracciano, rispettivamente di proprietà delle grandi casate vinicole Ruffino e Tenimenti Folonari. E questo perché finalmente emerge dalle loro Riserve la volontà di concepire vini meno ostentativi, più equilibrati e godibili insomma, contro le tentazioni modaiole delle precedenti uscite, viatico che mi auguro rappresenti anche il futuro.

UN’OCCHIATA AI 2005

Molto più passeggera e fugace la mia attenzione verso i Nobile di Montepulciano 2005, l’annata cioé che andrà in commercio quest’anno e che mi riprometto di analizzare compiutamente fra qualche mese, visto e considerato che solitamente questi vini non si prestano così tanto volentieri “al dialogo” quando colti in prima gioventù. Una cosa che mi vien da pensare, dall’assaggio di 5-6 selezione mirate, che le caratteristiche dell’annata (fra le più piovose e fresche degli ultimi anni) abbiano portato a disegnare vini tendenzialmente più magri e sottili del solito ma ai quali però la vibrante freschezza acida potrebbe giocare a favor di equilibrio e piacevolezza. Perché esempi come quelli rappresentati dal Nobile Asinone 2005 di Poliziano o il Nobile Vigna d’Alfiero 2005 di Valdipiatta mi hanno molto colpito per la linearità, l’assenza di orpelli, la “dirittura morale”, la vinificazione accurata, la matrice tannica così integrata nel corpus del frutto. Niente male infine, sia pur con una carica tannica ancor graffiante, il Nobile Antica Chiusina 2005 della Fattoria del Cerro e il cru Vitaroccia 2005 di Icario.

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