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Attendendo mediTERRAnea. La Campania e i suoi miti

Nell’attesa di mediTERRAnea, l’evento dedicato ai vini del nostro sud e delle nostre isole maggiori, con questo pezzo Riccardo Brandi dà il via a una serie di approfondimenti sul panorama vitivinicolo del sud, sulle storie dei vari territori che lo compongono e su alcuni degli uomini che lo hanno reso grande

La Campania è una regione di primissimo piano nello scenario vitivinicolo del meridione, non solo per la grande storia che vanta radici pre-romane, come accade anche per altre regioni che si affacciano nel Mediterraneo, non solo per il grande numero di vitigni autoctoni che ne ravvivano la produzione vinicola e non solo per il fatto che è l’unica regione peninsulare a vantare ben tre DOCG oltre alle 18 DOC riconosciute.

La sua storia enologica ha origini antichissime che risalgono alla colonizzazione greca, ma conosce il suo momento di massimo splendore con l’egemonia dell’impero romano, durante il quale dai porti di Pozzuoli e Sinuessa i vini campani venivano diffusi in grande quantità verso la Gallia ed i paesi del Mediterraneo. Il Falerno diveniva così la bevanda più ambita, ricercata e costosa, il suo prestigio assumeva caratteri eclatanti, tanto da essere celebrato dai grandi autori dell’epoca come Plinio il Vecchio; eppure sulle sue origini non si hanno notizie certe.

Con la fine dell’impero, anche la popolarità di questo storico vino si disgregava insieme a tutta l’enologia campana che, da terra di grandi e raffinate produzioni, precipitò rapidamente in un’epoca di declino e quasi completo abbandono della viticoltura. Nel Medioevo, uno dei periodi più amari per il movimento vitivinicolo dell’area, si registra comunque la presenza del Fiano alla corte di Federico II e poi, nel XIV secolo, fu l’Asprinio a mantenere vivo l’interesse sulle uve campane, con la sua spiccata propensione a rendere efficacemente nella vinificazione a spumante; troviamo così testimoniante nel XVIII secolo di uno sviluppo commerciale che portò questo vitigno sui mercati del nord Europa.

Durante il Rinascimento un moderato risveglio della produttività portò alla ribalta vini come il Mangiaguerra o il Fistignano, ma anche i più conosciuti Aglianico, Falanghina, Lacrima ed altri. Ma dopo questo periodo un nuovo declino avvolse il mondo enologico della regione e, successivamente, seppure in ritardo rispetto ad altre realtà, la fillossera decimò gravemente le colture mettendo in ginocchio anche quel poco che rimaneva di una storia travagliata.

Segue quindi un lento e faticoso periodo di recupero dell’antico patrimonio viticolo, ma nel 1980 la Campania viene devastata dal grande terremoto in Irpinia e solo la grande forza di volontà della gente irpina ha permesso a questa terra di rialzarsi nuovamente e prendere con decisione la strada del rilancio e della qualità, arrivando a conseguire risultati di notevole efficacia e mietendo negli ultimi anni successi anche prestigiosi su tutti i mercati.

Questa breve ricostruzione ci fornisce la dimensione del fenomeno enologico di questa grande regione, cinque province tutte ricche di terreni e terroir vocati alla produzione vitivinicola, ma si lega perfettamente anche all’approfondimento che abbiamo scelto per questa prima tappa di avvicinamento all’evento mediTERRAnea. L’arrivo dei semi di vite dalla Grecia sposa infatti l’origine ellenica dell’uva aglianico, fonte di variegate quanto interessanti interpretazioni che ci regalano grandi vini rossi, nonché uvaggio che ci dona appunto un vino meraviglioso come il Taurasi.

La storia dell’enologia si intreccia quindi alla storia d’Italia, in particolare nel rovente ‘800 in cui i moti carbonari e le guerre d’indipendenza condussero all’unificazione del Regno nel 1861, sotto lo Statuto Albertino che era stato concesso nel ’48 da Carlo Alberto. Proprio nell’anno della nascita del Regno d’Italia moriva un grande personaggio come Cavour, figura emblematica anche per lo sviluppo dell’enologia in Piemonte. In seguito, nel 1878, moriva Vittorio Emanuele II, il “re gentiluomo” e mentre a Roma veniva promulgata la legge che sanciva il progetto del Vittoriano, il monumento nazionale dedicato al Padre della Patria, ad Avellino il Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia Angelo Mastroberardino iscriveva la propria azienda al registro delle imprese della Camera di Commercio, avviando quindi l’attività di esportazione dei vini nelle Americhe e in Europa.

Da allora la famiglia Mastroberardino ha svolto la sua attività imprenditoriale operando sempre con grande attenzione, rivolta alla salvaguardia ed alla diffusione della grande qualità e validità dei prodotti enologici del territorio irpino, valorizzandone al meglio le potenzialità e la tipicità. Dopo centotrenta anni, in ricordo ed in onore di quello storico 1878, l’azienda presenta quest’anno, in anteprima al Vinitaly, una esclusiva Riserva Taurasi dal nome inequivocabilmente celebrativo: Centotrenta.

Il Taurasi è senza dubbio l’espressione più virile, austera, intensa, profonda, ricercata e per certi versi poetica di aglianico, unica DOCG “rossa” del territorio, disciplinato da una procedura di vinificazione ed invecchiamento tesa a rendere il massimo in termini di consistenza, longevità, struttura ed eleganza. Insomma il vino più importante, che l’azienda Mastroberardino ha nel tempo proposto con la continuità e la dedizione che il territorio estremamente vocato meritava ampiamente. Questa speciale edizione a tiratura rigorosamente limitata, riserva di un’annata (1999) decisamente sopra le righe, si presenta con una veste a dir poco toccante: l’etichetta è infatti realizzata con una tecnica estremamente raffinata e riproduce l’effigie dei tre esponenti della famiglia che hanno scritto nei fatti la storia di questa azienda.

E sarebbe riduttivo non riconoscere a questi personaggi una valenza da protagonisti dell’enologia campana: Angelo, Michele e Antonio Mastroberardino, tre figure di rilievo che hanno contribuito a ricreare il movimento vitivinicolo in un momento difficile, a promuovere e diffondere coraggiosamente il vino campano nel mondo, e a preservare le varietà autoctone nel complicato periodo della ricostruzione di una ricchezza viticola che il Paese aveva perduto. Artefici quindi anche dello sviluppo economico e sociale dell’enologia di questa regione e dell’Italia intera, a questi uomini della Campania viene dedicato un vino commemorativo che resterà unico e che diverrà probabilmente un cosiddetto Collectible.

Chissà se Piero Mastroberardino, erede di una storia così importante, non vorrà farci il regalo di portare questa particolare bottiglia in degustazione anche al nostro mediTERRAnea…
L’immagine della Campania è tratta dal sito www.diwinetaste.com

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