Attendendo mediTERRAnea. La Puglia, tacco di Bacco

Di • 10 apr 2008 • Rubrica: Attualità e idee
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L’Italia veste uno stivale di gran classe, il cui tacco vertiginoso racchiude una grande storia, una varietà enorme di realtà territoriali e bellezze paesaggistiche, artistiche e culturali. Il Salento, il Tavoliere e la Murgia, attraverso un susseguirsi di vigneti colorati e uliveti rigogliosi, tra mandorli e ciliegi, dalle coste frastagliate e rocciose dell’Adriatico alle spiagge bianche e lisce dello Ionio.

Messapi, Greci, Romani, Ostrogoti, Bizantini, Saraceni, Normanni e ancora altri popoli ed etnie hanno attraversato la storia di questa incredibile regione, arricchendola ogni volta di nuove tradizioni, di nuove conoscenze ed espressioni dell’ingegno e della creatività. Pensiamo ai suggestivi trulli di Alberobello, all’architettura barocca di Lecce e del salento, alle grotte intime del Gargano o all’impronta ottagonale di Federico II in Castel del Monte; immaginiamo Barletta e la sua storica disfida, il Castello Angioino di Gallipoli, l’antica capitale della Messapia Otranto e la sua leggenda degli Ottocento Martiri oppure la meravigliosa Cattedrale di Trani. Quante incredibili bellezze troviamo in questa terra di confine, crocevia del nostro Paese nel mediterraneo e quindi meta ineluttabile di continui approdi che si sono susseguiti dopo quello dell’epico Enea.

Questo susseguirsi di incontri fra civiltà tanto diverse, come quella cristiana e quella islamica, ci ha regalato oltre a tanta arte e cultura, un patrimonio di tradizioni agro-alimentari di grande varietà e specifiche peculiarità: pensiamo allo spessore della produzione oleica, alla scuola “pastaria” con le “mitiche” orecchiette, al movimento caseario che in una notevole varietà di latticini vanta una vera perla come la burrata; ma come non citare le fave, i taralli, i piatti dai condimenti forti e speziati e la produzione vitivinicola? In questo scenario di ampio respiro eno-gastronomico, si distribuiscono quindi, con alternanza di precise caratteristiche, terroir fortemente vocati alla viticoltura, tanto che oggi la Puglia è la regione con la più alta produzione vitivinicola, in cui troviamo vitigni molto conosciuti e diffusi avvicendarsi ad altri meno noti.

Certamente la penisola salentina, che tocca tre province, costituisce il cuore pulsante della viticoltura pugliese, dove le condizioni pedo-climatiche favorevoli avevano un tempo spinto le produzioni verso vini robusti e neutri, venduti in passato anche come vini da taglio. Ma ormai da diversi anni, produttori bravi e coraggiosi hanno costruito nel tempo il percorso di conversione verso prodotti di qualità, investendo nel processo di crescita sia delle colture, sia delle tecniche enologiche. Così, nomi ormai consolidati, come Conti Zecca, Candido, Leone de Castris, Vallone, Cantele, Castello Monaci e altri, hanno saputo valorizzare al meglio i vari primitivo e negroamaro e altri vitigni, contribuendo in tal modo allo sviluppo di tutto il movimento.

E come non cogliere nel barese la bontà delle zone di Gravina o di Castel del Monte? Nella prima, Botromagno (nata dalla sinergia tra la cooperativa locale e la famiglia D’Agostino) ha perfezionato al meglio le prestazioni di greco e malvasia ricavando uno dei bianchi più buoni del meridione. Nella seconda, la famiglia De Corato, nelle cantine Rivera, con altrettanta perizia e passione ha portato il nero di Troia a livelli di pregio, senza trascurare la valorizzazione di vitigni autoctoni meno famosi come il bombino bianco e rosso.

Ma la Puglia è ancora di più: il sangiovese, che trova un habitat interessante proprio nel foggiano, dove concorre alla Doc di Orta Nova. Poi, sempre nella provincia di Foggia, troviamo la zona di San Severo con la sua Doc e altri produttori preparati e appassionati come D’Alfonso del Sordo che, in questo territorio che si spinge quasi al Molise, fra Tavoliere e Gargano, vinifica al meglio anche merlot e cabernet sauvignon così come gli autoctoni bombino e uva di Troia.

Insomma, l’identità vitivinicola pugliese è una tavolozza di bianchi, rossi e rosati che compongono il policromo quadro delle ben venticinque Doc regionali, a cui si sommano le numerose e non meno gustose Igt. Un quadro fatto non solo di vino, ma anche di olio extravergine di oliva, di cui la Puglia è il maggiore produttore nazionale con numeri che incidono perfino a livello mondiale, conservando sempre un livello qualitativo di eccezione, grazie all’abilità ed al serio lavoro di produttori che, anche in questo campo, diffondono sui mercati nazionali ed internazionali la grande tradizione pugliese.

Le immagini delle Doc pugliesi e di un vigneto nel Salento sono tratte rispettivamente dai siti www.diwinetaste.it e http://italiamappe.it.

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