Digita una parola o una frase e premi Invio

Mangiare (bene) a Vinitaly

di Riccardo Farchioni e Luca Bonci

L’ora di pranzo arriva anche a Vinitaly. Le lunghe camminate su e giù per i corridoi cominciano a farsi più incerte, e sempre più distratte da eventuali vassoi di salumi o formaggi che occhieggino dagli stand. Chi può, si rifugia nei “privée” delle aziende che hanno pensato alla selezione gastronomica, un’offerta che viene accolta dapprima con un po’ di ritrosia, poi con evidente soddisfazione. L’offerta di abbinamenti gastronomici, in una fiera quasi esclusivamente vinosa, può veramente rappresentare una occasione di marketing, e, se non si tratta semplicemente di far presa sul visitatore affamato, in molti casi rappresenta anche un degno completamento di una presentazione territoriale o comunque legata alla tipologia del vino a cui la gastronomia viene abbinata.

Da qualche tempo poi, la passione del buon mangiare, della ristorazione di qualità, l’esposizione mediatica degli chef o semplicemente la curiosità verso cucine geograficamente non a portata di mano, ha fatto sempre più breccia nel tempio del vino italiano e sono sempre di più gli spazi dedicati alla gastronomia tout court, e non semplicemente come timido accompagnamento. Dalle Regioni ai Consorzi di tutela, è una corsa allo chef o al locale rappresentativo del territorio. Sforzi che vanno apprezzati anche considerando le difficoltà logistiche di cucinare in ambienti piccoli e su cucine improvvisate ricavate all’interno degli stand. Anche se la situazione non è poi sempre così precaria, come abbiamo potuto constatare in quello che, da quando frequentiamo Vinitaly, è stato certamente il miglior pranzo in fiera.

Stiamo parlando del luogo “gourmet” voluto dalla Regione Sicilia, evocativamente chiamato “I Vicerè”, che grazie allo staff di Prc Repubbliche (che ben conosciamo per l’impeccabile organizzazione di Sicilia en Primeur, presentazione annuale dei vini siciliani) dava la sensazione del ristorante, per di più elegante nell’allestimento, con l’apparecchiatura curata e, cosa preziosissima, per la separazione fisica (tramite vere, per quanto temporanee, pareti) rispetto agli ambienti frenetici della fiera. In programma l'”esibizione” quotidiana di quotati rappresentanti della cucina del territorio. Come esempio, ecco il menu curato, nella prima giornata della fiera, dal ristorante Antica Filanda (C.da Raviola, Caprile Leone – ME): Farfalla di maialino nero dei Nebrodi con caponata e salsa vegetale, Vellutata di carciofi con dadolata di pane, Bocconcini di agnellino da latte in foglia di porro con margherita di patate, Verdura selvatica dei monti Nebrodi e infine buffet di dolci (che buffet, e che dolci!) curato dalla Pasticceria Cappello di Palermo

Altra bella esperienza gastronomica, questa sì di quelle eroiche, visto il constrasto tra la cura della preparazione e la precarietà della cucina, quella organizzata dal Consorzio del Garda Classico con Piercarlo Zanotti, chef del ristorante “neostellato” Ortica di Manerba del Garda (Loc. Pieve, Tel. 0365.651865): una serie di piccoli assaggi freddi a base di pesce e carni e, da ricordare, il Risotto alla clorofilla di prezzemolo mantecato con la formaggella di Tremosina, morbido, sontuoso, ma molto nordicamente al dente. Un piccolo pranzo che accompagnava una interessante carrellata di Chiaretti del Garda, un vino che sta ritrovando il suo mercato in questo periodo di rinascita di interesse verso i vini rosati. E, fra i ricordi di quella degustazione, spiccano: il Riviera del Garda Bresciano Chiaretto 2007 di Comincioli dal colore rosa vivo, naso pieno di frutta e sentori di lieviti, bella consistenza e persistenza al gusto; il Garda Classico Chiaretto Rosamara 2007 di Costaripa, sottile ma fine nei profumi e discretamente sapido in bocca, gustoso, in crescendo nel finale; il Garda Classico Chiaretto Rosa Chiaro 2006 di Zuliani, tenue e delicato al naso ma molto strutturato, quasi monumentale e forse anche un po’ statico; il Garda Classico Chiaretto 2007 dell’Azienda Agricola San Giovanni, molto corposo e progressivo; infine il Garda Classico Chiaretto Selva Capuzza 2006 di Cantine Colli a Lago, intenso e maturo nei suoi toni di dolce caramella di frutta rossa, dotato di spessore e morbidezza.

One Comment

  • Gianni Nappio ha detto:

    Mi complimento,ma mi pregio aggiungere qualcosa a questi meravigliosi piatti e cioè manca l’essenza.Saluti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Per capire quali cookie ed in che modo vengono utilizzati, consulta la nostra pagina della Privacy. Accetta i cookie cliccando sul pulsante 'Accetta'. In qualsiasi momento dalla pagina relativa potrai rivedere e cambiare il tuo consenso.
MAGGIORI INFORMAZIONI

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi