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26 settembre a Besate (MI): La Carta dei Vini della Terra

Il 26 Settembre 2008 dalle ore 18,30 presso Cascina Caremma a Besate (Mi) L’è dulsa l’ùga. Storie di vino. Racconti della terra. Festa per il vino con dibattiti, pigiature e danze, buffet.

Nel corso della serata presentazione de La Carta dei Vini della Terra, carta dedicata ai piccoli vignaioli e ai loro grandi vini, con autocertificazione e prezzo sorgente. Ideata da Folletto25603/La Terra Trema (www.laterratrema.org) per Cascina Caremma (www.cascinacaremma.com) la carta è disponibile al ristoro dell’agriturismo.

Saranno presenti i vignaioli in carta e i loro vini.

La Carta. Cos’è?

La Carta dei Vini della Terra è anzitutto strumento, oggetto di relazione. Come tale chiama in causa le parti fondamentali del delicato processo distributivo del vino: chi produce, chi (ri)vende, chi acquista.

Chi produce?

Il vignaiolo, il contadino. Nella Carta dei Vini è colui che racconta il proprio lavoro attraverso uno strumento, complesso ma efficace, l’autocertificazione inserita nella Carta.

L’autocertificazione da lui stesso redatta racconta, ad esempio, di processi di produzione, di territorio, di pratiche di conservazione, di modalità d’imbottigliamento, presenta qualità e considerazioni sull’annata e sul proprio vino.

Cosa produce?

Produce un vino di qualità, spesso in piccole quantità. Nell’autocertificazione racconta delle scelte di coltivazione e produzione, spesso severe perché regolate dal pieno rispetto per l’ambiente che lo accoglie, con trasparenza egli specifica se ha usato e perché trattamenti, narra la storia delle sue vigne, mette nero su bianco la vita sua e della propria terra, i rapporti con i suoi lavoratori. Questa narrazione senza intermediari è attiva, verificabile, responsabile.

Chi (ri)vende?

Che si tratti di un piccolo spazio occupato nella provincia di Milano (http://www.laterratrema.org/carta-dei-vini), del bar del Centro Sociale più famoso d’Italia, o del luogo di ristoro di un agriturismo importante, la questione del prezzo finale del vino rimane uno dei nodi decisivi.

Capita che i vini siano sopravvalutati, da mode, speculazioni, marketing, rappresentanze, esigenze di mercato o, al contrario, avviene che essi siano svalutati, sotto pagati al contadino.

Più raramente succede che si cerchi di ragionare sul giusto valore. Quando accade che chi (ri)vende (sia questi enoteca, ristorante o altro) decide di accostare al prezzo finale, il prezzo sorgente, vale a dire il prezzo che il vignaiolo pratica in azienda senza intermediari, si fa un passo in tal senso.

Cosa (ri)vende?

(Ri)vende una bottiglia di vino complessa, che è storia e vita. Propone un atto di responsabilità che aggiudica finalmente al vino e al vignaiolo il giusto prezzo.

Chi acquista?

Chi acquista un vino in enoteca, al ristorante, in un supermercato si trova il più delle volte di fronte a una bottiglia, un’etichetta ben disegnata, descrizioni sommarie su abbinamenti, retrogusto, territorio d’appartenenza.

L’autocertificazione, quando è parte integrante di una Carta dei Vini, porta un messaggio: quello del produttore a chi ha deciso di assaggiare il suo vino. E racconta di un lavoro forse mai immaginato fin nei particolari, perchè un’etichetta non basta e le cose sono sempre più complicate, i disciplinari europei d’etichettatura non permettono troppe declinazioni e la grammatica burocratica è fredda, scarna, riduttiva. Per questo è delizia scoprire tra le righe le considerazioni dei vignaioli sui propri vini, pure con terrena franchezza.

Cosa acquista?

Acquista consapevolezza e sapere oltre che la gioia di godere di un vino come poesia. Ed è partecipe protagonista di un’economia diversa.

Da La Carta dei Vini della Terra per Cascina Caremma:
La Carta dei Vini della Terra è un pezzo prezioso di un percorso.
Ogni vino scelto è archivio della terra.
Ogni vino scelto è stato assaggiato, annusato, ascoltato.
Ogni nome, ogni bottiglia è volto, paesaggio, profumo, colore e consistenza della terra, acqua, pietre.
Storie che abbiamo ascoltato dinanzi a geometrie di vitigni.
Abbiamo cercato di vederne, assaggiarne il più possibile.
Affidiamo alla Carta dei Vini della Terra valore e forza straordinari perché offre possibilità rare: permette di conoscere approfonditamente vita e storia dei vini che propone lasciando che sia chi lo produce a raccontare territorio, pratiche di coltivazione e, soprattutto, valore qualitativo ed economico del proprio vino. Prima ancora della distribuzione, senza mediazioni, agenti, rappresentanti.
Più preziosa è questa Carta quando è presentata in un ristoro, come lo è Cascina Caremma, perché alla narrazione del produttore si accosta la scelta di trasparenza schietta del ristoratore: egli consente che avvenga questa trasmissione di sapere, lascia la parola (scritta) al produttore, accosta al prezzo sorgente il suo, spiegando le motivazioni del rincaro, le esibisce.
Sono rare le occasioni di trovarsi di fronte a uno strumento del genere perché sul vino si specula, esagera, si guadagna e il più delle volte queste pratiche non riguardano i contadini del vino.
Sono rare le occasioni di trovarsi di fronte a uno strumento del genere.
Un vino raccontato in ogni sua parte. Dalla pianta che lo genera, al produttore che lo ha pensato, al suo prezzo finale.
Questo abbiamo portato in Cascina Caremma, questo Gabriele Corti ha condiviso, compreso, accolto.
Anche così le economie girano altrove, le misure prendono forme umane, le vite piccole si trasformano.
Folletto25603/La Terra Trema
Da La Carta dei Vini della Terra:
La Terra Trema
Sotto il nome La Terra Trema si riunisce l’agricoltura critica di qualità.
Contadini, allevatori, piccoli produttori che resistono quotidianamente alle tonnellate di cemento abitando quanto c’è appena oltre la periferia milanese.
La Terra Trema è il desiderio di portare porzioni di queste piccole opposizioni nella metropoli (quelle opposizioni che Luigi Veronelli avrebbe detto di hackers), è un invito ai guardiani del territorio ad uscire temporaneamente dai propri ambiti e a darsi al racconto delle proprie quotidiane resistenze.
La Terra Trema come poche esperienze in Italia e in Europa, mette insieme la gente della campagna e i centri sociali metropolitani in una provocazione corale che va addosso all’appiattimento dei sapori, dei sensi, del futuro.
Siamo partiti dalla frequentazione quotidiana e vitale di un territorio specifico che si estende a una manciata di chilometri a sud-ovest di Milano, uno spazio geografico con una forte connotazione territoriale: due grandi parchi naturali (Parco Agricolo Sud Milano e Parco del Ticino), una radicata tradizione contadina, ma luogo, anche, di violenti cambiamenti geomorfici. Cambiamenti paesaggistici dietro ai quali covano danni ambientali, sociali, economici, culturali.
Abbiamo sperimentato filiere corte autorganizzate supportando una porzione precisa della produzione agricola: quella dei piccoli produttori, sensibili e critici, legati al proprio territorio e al proprio lavoro. Contadini che producono cibi e sapori di qualità e senso. Contadini che coltivano cultura. Contadini surclassati dalla grande distribuzione.
Abbiamo sviluppato una distribuzione diretta e partecipata, capace di innescare meccanismi basilari per un nuovo modo (qualitativo) di intendere produzione e consumo, un altro modo di vivere, attraversare e gestire il territorio.
Ci interessa inventare/costruire/facilitare i meccanismi di scambio e comunicazione, agevolare lo sviluppo di una rete che sia locale e autosostenuta.
Ci interessa valorizzare micro-esperienze già esistenti tutelandole, supportandole, costruendone di altre.
Supermercati, ipermercati, grandi centri commerciali, catene alimentari, industria della ristorazione, sono i luoghi ipertrofici della negazione dei diritti, dello sfruttamento, dell’infima qualità del lavoro, della distruzione dei territori, della omologazione di merci e sapori, l’alienazione dei bisogni e del vivere sociale.
Ci immaginiamo la realizzazione di qualcosa di tangibile nel nostro territorio e riproducibile in altri.
Un progetto materiale.
Materiale come la terra.

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