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Vendemmia notturna a Velletri, la “bella addormentata” dei Castelli Romani prova a svegliarsi

di Fabio Ciarla

VELLETRI (RM) – Serata-evento per l’iniziativa della Cantina Colle di Maggio in collaborazione con il Comune per il rilancio della produzione locale. Sotto l’occhio delle telecamere di Linea Verde tra ospiti famosi e prodotti tipici per un’iniziativa lodevole se interpretata come punto di partenza

Velletri è il centro vitivinicolo più grande dei Castelli Romani, almeno per quantità di terreni coltivati e probabilmente anche di produzione vista la tendenza degli ultimi decenni che ha virato decisamente verso le grandi rese a scapito della qualità, ma quasi il meno famoso. Questo stato di cose tanto criticato ma mai messo seriamente in discussione potrebbe essere giunto ad un momento di crisi e qualcuno ha deciso di cambiare registro, puntando a fare qualità e rinnovando sistemi di produzione umilianti per la vite come il tendone. Uno sforzo che è solo agli inizi e che necessita di tempo e di sapienti interventi anche a livello di immagine, in quest’ottica si pone probabilmente la vendemmia notturna organizzata dall’azienda Colle di Maggio. Una serata-evento, giovedì 28 agosto, che ha coinvolto volti noti come l’attore Franco Nero, da anni residente nel centro castellano così come altri personaggi del calibro di Eugenio Scalfari e la famiglia Tognazzi, ed esperti di varia provenienza come Marco Sabellico del Gambero Rosso e il presidente della Coldiretti Lazio Massimo Gargano. Alla luce delle fotoelettriche si è proceduto quindi ad una raccolta dimostrativa dello chardonnay, alla sua pressatura e successivo abbattimento delle temperature. Un mini spot, che andrà in onda nella puntata di Linea Verde di domenica 5 ottobre, per Velletri e soprattutto per un’azienda che dagli anni settanta viaggia in controtendenza rispetto al territorio. Certo le temperature laziali, non paragonabili a quelle siciliane o argentine, non obbligano i produttori alla raccolta notturna, tuttavia la scelta fatta dal responsabile della Colle di Maggio Aldo Mauri evidenzia una delle strade che si vogliono percorrere per dare un nuovo volto all’enologia locale.

Come ha ben spiegato Marco Sabellico: “Velletri era considerata la bella addormentata del panorama enologico regionale, questa sera invece sono felice di essere qui per parlare di vini radicati nella tradizione ma allo stesso tempo capaci di interpretare il gusto di oggi. Già negli anni settanta l’avvocato Domenico Tulino aveva capito che bisognava andare in controtendenza rispetto al territorio dove si prediligeva la quantità e così ha fatto. Ora, dopo una piccola crisi negli anni novanta, l’azienda è pronta a riproporre vini moderni che si riallacciano alla storia come il Cesare Ottaviano Augusto, il rosso di punta a base di Merlot e Syrah”.

Un vino dedicato all’imperatore che ebbe presumibilmente i natali proprio a Velletri, che il Comune ‘sponsorizza’ con il Patrocinio rendendolo in qualche modo un ‘biglietto da visita’ della città e della sua storia. Da parte sua l’azienda, oltre a collaborare con il Comune, ha finalità solidali importanti, essendo passata – alla morte del fondatore avvocato Domenico Tulino – alla sorella suor Pina, da decenni impegnata come missionaria in Eritrea dove tuttora lavora e risiede. Al momento la Colle di Maggio è gestita dall’Associazione omonima presieduta da monsignor Raffaele Russo, sempre nell’ambito della Fondazione Tulino.

Abbiamo scambiato qualche battuta con Aldo Mauri, direttore dell’azienda Colle di Maggio e responsabile tecnico: “La mia prima vendemmia qui è stata quella del 2004 – ci ha detto l’agronomo proveniente da Sorrento così come i Tulino – e devo dire che ho trovato un’azienda che aveva bisogno di innovazioni tecnologiche, abbiamo fatto anche qualche cambiamento a livello di tecniche di coltivazione, ma per il resto tutto è rimasto come era”. Un’attestazione delle giuste scelte fatte negli anni settanta dall’avvocato Tulino che aveva voluto nella sua vigna le uve più famose ma meno note in zona come il cabernet e il syrah. A Mauri abbiamo chiesto poi qualche cosa in più sul Cesare Ottaviano Augusto: “E’ un progetto che portiamo avanti il collaborazione con il Comune di Velletri e rappresenta sicuramente una piccola produzione. D’altronde non riusciamo a produrlo tutti gli anni perché vogliamo che sia sempre all’altezza del nome che porta, ovvero quello dell’imperatore proveniente dalla famiglia Ottavia che risiedeva proprio in questo territorio. Tecnicamente il vino viene affinato prima 12 mesi in barrique e poi altri 8 in bottiglia”.

L’azienda viaggia quindi verso obiettivi di alto livello, cercando di sfatare un’immagine fin troppo negativa del territorio su cui si trova. I vitigni ci sono, le tecniche aggiornate pure e l’attenzione al marketing sembra quella giusta, con una buona comunicazione si può davvero sperare in bene per la rinascita dell’enologia veliterna. Il prossimo appuntamento in tal senso lo hanno sponsorizzato, durante la vendemmia notturna, il sindaco Fausto Servadio e l’assessore alla Valorizzazione dei Prodotti Locali del Comune Carlo Guglielmi, che hanno invitato tutti alla ormai prossima Festa dell’Uva di Velletri, giunta alla sua 78esima edizione, che si svolgerà dal 19 al 21 settembre.

Immagini: la raccolta, Marco Sabellico (al centro), ancora cassette, Carlo Guglielmi e Aldo Mauri

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