Cronache, ricordi, assaggi, anticipazioni. A proposito della Biodinamica

Di • 28 nov 2008 • Rubrica: Attualità e idee 15 commenti
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Con questo articolo di Andrea Gabbrielli e con il racconto della visita all’Azienda Caiarossa di Riparbella, che utilizza i metodi dell’agricoltura biodinamica, prende il via una serie di interventi che vorrebbero quanto più possibile chiarire le nuove tendenze “naturali” che si stanno sviluppando in agricoltura, e specialmente in vitivinicoltura. Seguiranno altri interventi e contiamo sul contributo di tutti i nostri lettori, che già hanno preso parola in proposito commentando l’articolo Prima di tutto, la terra. Parola della Unione Viticoltori Panzano, sulla rivista, e l’intervento sul blog: Considerazioni “biodinamiche”.

Negli ultimi mesi mi sono imbattuto in una grande mole, per altro crescente, di articoli e servizi riguardanti la biodinamica e il vino prodotto seguendone i dettami. La nascita di questo metodo di coltivazione si deve a Rudolf Steiner (1861-1925), il fondatore dell’antroposofia, il quale nel 1924 tenne un ciclo di conferenze intitolate “Impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura” con il quale si posero le basi teorico-pratiche della biodinamica. Oggi uno dei portabandiera in vitivinicoltura è il noto vignaiolo francese, Nicolas Joly, produttore nella Loira della Coulée de Serrant (considerato il top dei vini bianchi francesi, non solo biodinamici) e autore del libro “Il vino tra cielo e terra” di Porthos Editore (naturalmente i libri sull’argomento sono numerosi, io segnalo “L’agricolture biodinamique – Comment l’appliquer dans la vigne” di François Bouchet – Deux versants éditeur). Se l’agronomia è la scienza che studia l’applicazione di norme e principi razionali all’agricoltura, la biodinamica è un complesso filosofico che vede l’universo come un unico essere vivente nel quale gli animali, esseri umani compresi, le piante e anche i minerali, sono solo dei componenti. Insomma una vera e propria cosmogonia. Lo scopo è quello di produrre prodotti rispettosi dell’ecosistema terrestre attraverso l’impiego di preparati biodinamici, l’osservanza di calendari lunari e planetari, ecc. ecc. Insomma nonostante la biodinamica esista da più di 80 anni, sembra sia una novità.

L’atteggiamento prevalente della stampa sull’argomento, a parte coloro i quali sono apertis verbis schierati a favore, oscilla tra una malcelata simpatia e l’acritica accettazione dei suoi principi. Al contrario, invece, è piuttosto raro incontrare voci critiche o quantomeno “laicamente dubbiose” sul biodinamico e le sue pratiche. In sostanza sulla stampa, specialmente in quella generalista, la parola biodinamico è qualcosa che garantisce “a prescindere”, con l’aggiunta di un pizzico di magico e di iniziatico – assolutamente impagabile dal punto di vista della comunicazione – tutti aspetti di cui gli altri vini, quelli “normali”, non possono evidentemente godere. Cosa dire poi dei critici, sempre pronti a ad analizzare qualsiasi minuzia con il microscopio elettronico, quando si tratta di biodinamica, perdono o vedono molto affievolita la verve puntuta che solitamente li contraddistingue. Non è che tutti sono diventati steineriani ed io non me sono accorto? Non credo, anche se quando ci si trova di fronte a «vini “autentici” prodotti dalla vite in una rinnovata armonia con il cosmo» mi rendo conto che un po’ di timore riverenziale sia dopotutto abbastanza comprensibile.

Ciò che più impressiona è che la stragrande parte delle affermazioni steineriane e dei suoi discepoli, vecchi e nuovi, cozzano contro le conoscenze di cui disponiamo. Vediamo qualche esempio. Un buon inizio potrebbe essere il “cornoletame” ovvero uno dei più noti preparati biodinamici insieme al “cornosilice”. Si prepara riempiendo di letame un corno di vacca (n.b. obbligatoriamente di vacca) che abbia figliato almeno una volta, interrandolo a 120 cm di profondità, dall’equinozio d’autunno (22-23 settembre) all’equinozio di primavera (20-21 marzo). Tralascio il commento su quanto Joly sostiene a proposito del corno di vacca, definito come “l’antenna dell’animale che riceve le forze cosmiche”, perché fuorviante anche se indicativo. Ma proseguiamo. I preparati (il cornoletame in rapporto di 30-80 grammi ogni 10 – 15 litri d’acqua e il cornosilice in rapporto di 1 grammo ogni 10-15 litri) sono da mescolare in acqua, immediatamente prima dell’uso”…bisogna però mescolare in senso rotatorio la soluzione cominciando a girare rapidamente alla periferia, in modo che al centro si formi un vortice il cui apice tocchi quasi il fondo. Poi si cambia direzione… facendolo per un’ora (R. Steiner).” Questo processo denominato di “dinamizzazione”, secondo gli steineriani, trasferisce le forze e l’energia dal preparato all’acqua stessa (la memoria dell’acqua. sic). In sintesi, diluizione e scuotimento, sono le modalità con cui si preparano i prodotti omeopatici. Infatti anche in questo caso le quantità impiegate per trattare un ettaro sono talmente piccole però, che alla fine ciò che si diffonde sul terreno ha solo delle tracce infinitesimali del prodotto iniziale. Lo stesso vale per gli altri preparati quali quarzo, ceneri, ecc. Salto, per brevità, tutta una serie di particolari, quali le precise modalità dei movimenti per la dinamizzzione o a quali ore va effettuata e i significati esoterici di tali pratiche. Quanto ai preparati per i compost (achillea, camomilla, ortica, ecc.) gli involucri prescritti variano tra la vescica di cervo maschio, intestino di vacca, teschio di animale domestico, ecc. In questo quadro così particolare e in qualche modo pittoresco, grande importanza viene riservata ai segni dello zodiaco e agli influssi astrali e planetari, a cui i testi biodinamici dedicano solitamente grande spazio, anche in funzione del calendario delle semine. Le battute a questo punto sarebbero facili e ognuno si può sbizzarrire come meglio crede – dai riti vodoo a certi episodi di Tex Willer – ma ritengo che anche in questo caso sarebbe riduttivo, perché la biodinamica è un fenomeno che merita attenzione. Ciò che colpisce però è che questi aspetti (corna, teschi, intestini, forze cosmiche, influssi planetari, segni zodiacali e via continuando), non vengono mai menzionati quando si tratta di commentare un vino o in che modo vengono prodotte le uve.

Intendiamoci, l’attenzione a tutto ciò che riguarda la salubrità dei modi di produzione e di trasformazione deve obbligatoriamente essere tenuto nella dovuta considerazione tanto che le pratiche agronomiche a basso impatto ambientale sono da tempo entrate a far parte del bagaglio di tecnici e produttori. Ed è giusto che sia così. In Italia, per esempio, il vigneto bio gode di ampio credito tanto che nel 2001 aveva toccato il tetto di 44.000 ettari complessivi, poi con la fine dei contributi previsti nei Piani di Sviluppo Rurale, la superficie è andata calando sino ai livelli attuali. Oggi con 34.000 ettari l’Italia è il paese leader sia in Europa che nel mondo, la Francia con 19.000 ettari si deve accontentare del secondo posto, la Spagna con 16.000 ettari del terzo mentre a lunga distanza, al quarto posto, c’è la Germania con 2.800 ettari. (Fonte XVI Congresso Ifoam/Ansa).

Secondo uno studio a lungo termine dell’American Society for Enology and Viticulture (Am. J. Enol. Vitic. 56:4:367-376 (2005)) che ha paragonato gli effetti sulla qualità del suolo e delle uve ottenute da vigneti biodinamici rispetto ai vigneti biologici, dopo i primi sei anni di studio, “non sono state trovate differenze nella qualità del suolo” tra le viti coltivate secondo l’uno o l’altro metodo di coltivazione. Nessuna differenza statisticamente significativa in termini di resa per pianta, numero di grappoli per pianta o peso di grappoli e singoli acini. Un anno in particolare, l’uva trattata biodinamicamente ha mostrato un grado Brix significativamente più alto e un numero notevolmente più alto di fenoli e antociani. Lo studio conclude che i preparati biodinamici “possono modificare” la struttura della vite e la sua chimica, ma non hanno nessun effetto a livello dei parametri del suolo e dei nutrienti misurati. Insomma approfondire è sempre utile.

Comunque, a proposito di influssi astrali, nel 1975 ben 186 scienziati di fama mondiale, tra cui 18 Premi Nobel, dichiararono quanto segue “È semplicemente un errore credere che le forze esercitate da stelle e pianeti al momento della nascita possano in qualche modo influenzare il nostro futuro. Non è nemmeno vero che la posizione di distanti corpi celesti renda particolarmente favorevoli alcuni giorni o periodi o che il segno sotto il quale uno nasce determini la compatibilità o meno con gli altri…. Non vi è alcuna base scientifica per tali credenze e anzi, c’è una forte prova del contrario”. E ciò non vale solo per la nascita degli umani ma anche per la semina delle piante. Quanto al valore delle diluizioni infinitesimali non sembra molto diverso da ciò la ricerca scientifica pensa di vari preparati omeopatici ottenuti con il medesimo sistema o della stessa dinamizzazione. “Nel complesso non sembra proprio che esista una legge universale fisico-biologica per cui, in contrasto con le leggi della chimica e della fisica, l’attività biologica di una sostanza verrebbe considerevolmente aumentata da diluizione estreme con scuotimento” (da L’omeopatia nella teoria e nella pratica odierna di Giancarlo Lancini – Università di Parma. Fonte Cicap, Centro italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale).

Solo un paio di annotazioni prima di chiudere. Joly nel suo libro, a proposito di influssi, indica in 28 giorni la durata del ciclo lunare. Ho l’impressione che Mr. Joly debba recuperare qualche “credito formativo”. Infatti la Luna compie una rivoluzione attorno alla Terra in 27 giorni, 7 ore, 43 minuti e 11 secondi mentre il mese lunare (ciclo completo di fasi) ha invece una durata di 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi. Insomma meglio aggiornarsi. Un’ultima cosa. In Italia si stima che il vigneto biodinamico occupi circa 750 ettari (Fonte prof. Antonella Vastola – Relazione Congresso OIV di Verona). Anche questo dato dovrebbe per lo meno far riflettere su quanto questa realtà sia piccola e allo stesso tempo quanto sia sopravvalutata. Ma ciò per molti non è affatto un ostacolo perché quasi sempre conta di più la percezione di un fenomeno che non i numeri reali che esso esprime. Sempre la prof. Vastola sostiene che “il vino biodinamico offre nuove ed interessanti opportunità di mercato sia alle grandi aziende vitivinicole che per le piccole imprese.” Sono convinto che abbia ragione però discutiamone con i piedi ben poggiati per terra: un conto sono la pioggia o la grandine, un conto sono le stelle e i segni dello zodiaco.

Si ringrazia il Corriere Vinicolo per l’autorizzazione alla pubblicazione. (vedi CV n° 41 del 20/10/08)

La foto e i disegni di Steiner sono tratti da http://www.rudolfsteinerweb.com

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15 commenti »

  1. caro Andrea,
    io sono uno di quei pochi di cui tu parli (vedi il mio post sul blog di AB). Inoltre essendo astrofisico sento anche un prurito particolare. Luca ha molto materiale preparato da me. prima o poi lo farà uscire. Per adeesso, hai il mio pieno appoggio.

  2. Secondo me, oggi, si continua a far troppa confusione alimentata sia da “illustri colleghi” sia dagli “imporvvisati” della comunicazione. Mi riferisco asll’etichetta”biodinamica” che molti attribuiscono ad aziende che non sono e non si sono mai dichiarate tali. Esempio: si fa una manifestazione dove ci sono 40 aziende di cui 10 (o neanche) dichiaratamente “biodinamiche” , ecco allora che nella comunicazione esterna anche le altre 30 diventano biodinamiche per una sorta di processo perverso di assimilazione… Oppure capita che uno usa le anfore, allora sì sarà biodinamico, uno macera sulle bucce, allora sì sarà un biodinamico, senza neanche prendersi la briga di interpellare il produttore per chiedere se le cose stiano veramente così. Di casi come questi se ne stanno verificando sempre più spesso…

  3. caro fabio,
    il problema non è quello che molti si dicono biodinamici e poi non lo sono. Il vero problema sono quelli che ci credono veramente … la chiarezza dobbiamo farla sulla biodinamica e NON su chi si professa tale e non lo è …

  4. Forse sono stato poco chiaro. Al di là di chi dice di essere biodinamico e non lo è… molto spesso sono gli stessi giornalisti (o chi scrive) a far diventare biodinamiche aziende che non lo sono perchè associano determinate pratiche alla biodinamica o alla semplice concomitante presenza di quelle aziende in manifestazioni dove sono presenti biodinamici dichiarati. Spero di essere stato più chiaro… quindi in un certo senso volevo esprimere un concetto molto simile proprio a quello con cui chiosi tu.

  5. pienamente d’accordo con te. Io aggiungerei solo che anche i dichiarati dovrebbero leggere di più e capire cosa stanno facendo …

  6. Questi articoli e quelli che li hanno preceduti sono molto interessanti, pieni di citazioni e dettagli. Insomma un bel lavoro giornalistico che fa imbarazzare chi crede in certe superstizioni. Poi magari arriva un contadino, che ha piantato i cavoli quando la luna era in una certa maniera perche suo padre faceva così e i cavoli venivano meglio. Dopo arriva un enologo che produce un vino seguendo la biodinamica, rispetta la terra e la preserva per chi arriverà dopo di lui (cosmosolidarietà), non solo, addirittura afferma, per esperienza,e lo ripeto, per esperienza, che l’uva, udite udite, è migliore e la pianta più resistente alle malattie. Mah, mi chiedo, a chi credere? Forse è bene seguire chi legge tanti libri e scrive davanti al computer ( come me); però, i libri e il computer, possiamo mangiarli?
    Fare un orto è diverso che parlare di un orto

  7. caro fabio,
    se avessimo sempre fatto così e non ci fossero stati i Galileo Galilei, i Newton, gli Einstein, vivremmo ancora nelle caverne, anche se magari con dei cavoli migliori… Mah… A volte penso che sarebbe meglio (visto come oggi certe conquiste della scienza vengono ridicolizzate, telefonini, televisione, onde radio, ecc., ecc.), ma poi penso che siamo nati per sapere, per conoscere e per investigare la Natura. e allora, non riesco a sopportare l’ignoranza (nel senso di “ignorare”), nè le superstizioni, l’astrologia, la biodinamica, i maghi, ecc., ecc. Boh… Chissà chi ha ragione? Però sono fermamente dell’idea che per dire qualcosa bisogna sempre dimostrarlo … e questo mi blocca molto sulle pratiche basate sugli atti di fede e non sulle prove…

  8. A proposito della luna, e della luce lunare, vorrei che si facesse più chiarezza sull’influenza della luce lunare sulle coltivazioni. Le piante sono dotate di un sistema capace di regolarsi attraverso l’intesità e la lunghezza d’onda della luce, tale sistema è il fitocromo . Tale sistema biologico può essere influenzato dalla luce della luna e favorire la germinazione dei semi dato che bastano 5 secondi di illuminazione della luce della luna per attivare tale meccanismo. Vi consiglio di approfondire questo argomento qui (http://sommofabio.altervista.org/FisiologiaVegetale/Riccardo-FisiologiaVegetale14.pdf)
    e qui dove addirittura si consiglia di arare di notte per contenere lo sviluppo delle infestanti ma si parla anche del fatto che già la luce della luna può provocare il germogliamento. Ecco quindi il collegamento con le fasi lunari.

  9. @Lamberto,
    non ti rispondo io che come scienziato potrei essere considerato “scettico” per definizione, ma attravreso quello che dice un sito, credo importante, di agricoltura: http://www.agricolturaoggi.it/index.php?language=it&content=000010&news=000105

  10. Non ci siamo capiti. La presenza del fitocromo è un dato scientifico, consultabile su tutti i manuali di fisiologia vegetale, esso risponde agli stimoli luminosi a certe lunghezze d’onda , per certi tempi e certe intensità. Ovvero la luna non è importante ma lo è la luce che viene inviata al questo sistema biologico . Se avete mai visto una serra per al coltivazione delle stelle di natale in questo periodo potete capire il meccanismo. Si mantiene un’illuminazione superiore alle 10 ore altrimenti le piante non fioriscono. Quindi la luna è solo una fonte di luce che consente di attivare, se arriva ai semi, questo sistema biologico, ma lo potremmo fare anche illuminando prima della semina i semi stessi in condizione di idratazione e otterremmo lo stesso risultato ( se mai il problema e se la luce della luna arrivi ai semi interrati, cosa da provare)
    Ciao

  11. [...] e con il contributo di Saverio Petrilli, la discussione sulla biodinamica che ha già visto l’articolo di Andrea Gabbrielli e la visita all’Azienda Caiarossa di Riparbella, nonché le discussioni su [...]

  12. [...] e con il contributo di Attilio Scienza, la discussione sulla biodinamica che ha già visto l’articolo di Andrea Gabbrielli e la visita all’Azienda Caiarossa di Riparbella, nonché le discussioni su [...]

  13. [...] di Giusto Occhipinti già pubblicata sul Corriere Vinicolo n° 43 in risposta agli interventi di Gabbrielli e Scienza, che grazie alla cortesia della rivista riportiamo anche sul nostro sito. La discussione [...]

  14. [...] biodinamica, pubblicato insieme a una lettera di Giusto Occhipinti in risposta agli interventi di Gabbrielli e Scienza, La discussione ha già visto gli articoli di Saverio Petrilli, la visita all’Azienda [...]

  15. Ma davvero dopo tutto quello che ho fatto mi credete ancora, ah già dimenticavo in Italia si crede a quello che dice Berlusconi, per quelli che ci credono ho messo a punto un prodotto composto da cenere del vulcano Etna che se sparso nelle vigne impedisce qualsiasi attacco di peronospora oidio e tutte le altre malattie.
    un saluto Vanna

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