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Merano Wine Festival e Culinaria. Un viaggio enoico oltrefrontiera

MERANO (BZ) – L’appuntamento autunnale col Merano Wine Festival assume ogni anno di più una connotazione internazionale. Così parteciparvi e percorrere le magnifiche sale delle Terme, dove si svolge la manifestazione e delle strutture connesse, è un po’ come fare un viaggio enoico nell’alta qualità europea. Erano presenti oltre ad aziende italiane di primaria importanza, molte aziende austriache, tedesche, portoghesi, e naturalmente francesi. Si sono addirittura alternate nei giorni di sabato, domenica e lunedì i Grand Cru de Bordeaux e i Vignaioli Alsaziani, oltre ad una nutrita schiera di produttori di Champagne.

La felicissima cornice del Palazzo delle Terme e le altre collocazioni della sempre più estesa mostra meranese hanno contenuto i 6000 visitatori che si sono avvicendati nei tre giorni dell’evento. La nostra visita si è concentrata nei giorni di sabato e domenica con incontri soprattutto con produttori stranieri di cui vi diamo un breve resoconto.

Il primo incontro è con Chateaux Lagrange, storica azienda del Medoc, comune di Saint-Julien, è oggi di proprietà di una grande società giapponese del mondo del vino, la Suntory, fatto che ha permesso un grande rinnovamento dell’azienda e la sua elevata presenza nei mercati internazionali. Dell’azienda, che avevo visitato nel 2004, ho ricordi legati soprattutto al premier cru Chateau Lagrange 2000, grandissima annata, che non è in degustazione oggi. Assaggiamo invece Chateau Lagrange 1999: il vino si presenta all’olfatto con chiari sentori di cuoio e tostato, con grande profondità ed eleganza, e nota mentolata nel finale. Al gusto sono evidenti la consistenza e il volume. Di media lunghezza, esprime benissimo lo stile di questa azienda. Il secondo vino, Les Fiefs de Lagrange ha uno stile più moderno e beva più semplice, con profumo espressamente fruttato e tannini morbidi, rimane comunque un vino di spiccata eleganza.

Cambiando sala ecco che incontriamo i produttori della vicina Austria. Sono situati nella Sala Goethe e tra questi ne incontriamo tre di due diverse zone viticole.

Dalla Stiria dell’azienda Erich e Walter Polz assaggiamo il Sauvignon Blanc Steirische Klassik 2007. Al colore ha riflessi verdognoli con fondo molto chiaro e luminoso. Al profumo sprigiona una intensa nota erbacea e fragrante che ricorda la foglia di fico, la ginestra e il bosso. Al gusto, sostenuto da una olimpica acidità, si rivela fresco e avvolgente con un ritorno aromatico importante e che ci accompagna nel finale persistente. Altro vino degustato lo Steirischer Spiegel 2007, un assemblaggio di riesling renano (70%) e sauvignon blanc. Il colore giallo chiaro non deve ingannare: il profumo ricorda la buccia di mela verde, il fiore di sambuco, la fragranza della ginestra. Al palato la spiccata acidità si accompagna ad una espressa mineralità che conclude in dinamica persistenza la degustazione, con note al retrogusto finemente vegetali.

Altra azienda, altro territorio; dal Burgenland incontriamo Gunter Triebaumer che insieme alla moglie Regina gestisce questa azienda a Rust, un paese sulla riva del Neusiedler See. Esso è un lago steppico, ovvero nato dall’accumulo delle piogge della zona dato che non esistono né emissari né immissari. La zona però è particolarmente vocata per la viticoltura e i vini di Gunter ne fanno buona mostra. Di questa azienda assaggiamo il Riesling Italico 2007 dai chiari sentori di mela gialla, di fieno greco e agrumi. In bocca l’acidità è vivace e spiccata la sapidità, la chiusura è fresca e veloce.

L’altro vino è questa volta rosso: la curiosità ci spinge ad assaggiare un Syrah 2006 affinato in barrique. Il colore è profondo ma limpido sulle tonalità rosso rubino carico. Al naso è caratteristico, solo lievemente erbaceo nella nota tostata un po’ sovradosata. Al gusto è fresco, fruttato, e se non mostra un corpo “muscoloso” è però intrigante con tannini espressi e persistenti.

Dello stesso territorio, il Burgenland, incontriamo l’azienda Elfenhof. L’azienda ha una superficie di 50 ettari ricoperti a vigneto sulle colline declinati le sponde occidentali del lago Neusiedler. Ha una produzione di 400.000 bottiglie ed esporta in Europa e paesi orientali. La coltivazione della vite in queste zone risulta essere documentata da oltre duemila anni, e il vino dolce della zona, ottenuto con una tecnica di vendemmia tardiva e appassimento delle uve già conosciuta nel 1524 e contraddistinto con una “R” sulle botti, è il vanto di questa azienda. Così ci facciamo guidare dal proprietario, il signor Holler, e dalla sua signora nella degustazione di alcuni vini aziendali. Per primo assaggiamo un Reisling italico annata 2006 di fragrante mela e di fiori bianchi. Dal colore luminoso e sfumato di giallo dorato, si apre in bocca con una suadente acidità ed una nota minerale molto interessante, accompagnata dalla morbidezza del residuo zuccherino, frequente nei vini d’oltralpe.

L’altro vino è il superbo Sauvignon Blanc annata 2007: nella nota fruttata e non particolarmente erbacea esprime sentori di passiflora e agrumi, avvicinandosi più ai Sancerre che ai Sauvignon friulani ed altoatesini. Note di vivace acidità in una bocca ampia e asciutta con finale marcato nel ritorno aromatico. Lunga persistenza. Assaggiamo poi l’Ausbruch Sauvignon Blanc 2006. Stesso vitigno ma tutt’altra fattura. Si tratta di un vino da muffa nobile e vendemmia tardiva che con i suoi 10 gr/l di acidità fissa e i 132 gr/l di zuccheri stupisce per la finezza e la corposità. Cola di frutta matura e fico, confettura di mele e pere zuccherate, lunga persistenza e grande sapidità a fronte di soli 10 % di alcol.

L’ultimo in questa serie è il famoso erede delle botti targate “R” di cui parlavamo sopra. Il Trockenbeerenauslese Cuveé Barrique1999 è un uvaggio di riesling e chardonnay appassito e concentrato in fruttaio e poi vinificato lasciando ben 200 gr/l di zuccheri, che spaventerebbero qualsiasi consumatore che leggesse solo questi dati. Ma il vino è altra cosa. La spessa struttura glicerica offre la sponda ad una decisa acidità e, se la componente zuccherina impegna il palato, accompagna però una grandissima espressione aromatica di frutti dolci, dal cacchi al fico secco, alla mandorla dolce, in una sequenza ben affiancata dai profumi speziati dalla cannella e del chiodo di garofano.

Conclusione in terra italica

Dell’azienda Russiz Superiore di Marco Felluga assaggiamo un Sauvignon Riserva 2004. Fa parte del progetto aziendale di produrre vini bianchi da medio invecchiamento e il risultato ci pare convincente. La tecnica enologica utilizzata per consentire una elegante evoluzione del vino è quella di mantenerlo per 3 anni a contatto con le fecce fini e successivamente imbottigliarlo. Il prodotto deriva da uve selezionate e raccolte in agosto con un 5% di uve surmature. Un 30% fermenta in rovere il resto in acciaio. Il colore è invitante: un giallo paglierino con note dorate introduce un naso fine, con sfumature vegetali di timo e salvia, lieve rosmarino e frutti quali l’albicocca e la pesca bianca. Al gusto l’acidità è presente ma non invadente, mentre si esprimono appieno volume e sapidità che concedono lunghezza al vino e lo strutturano.

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