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Il Consorzio di Bolgheri guarda al futuro. E si racconta

MILANO – Il Consorzio di Bolgheri che si propone all’assaggio in una importante occasione come quella del 14 novembre scorso a Milano, nel prestigioso Four Seasons Hotel, non è da tutti i giorni. Un’occasione a cui il consorzio ha dato notevole importanza, sia per il numero e il prestigio dei produttori coinvolti, sia per la cornice e per l’organizzazione in generale.

Non si è trattato di una semplice degustazione. Per il territorio di Bolgheri questo è un momento di grande fermento. La relazione del professor Attilio Scienza, docente presso l’Università Statale di Milano è servita a illustrare, fornendo una serie di dati interessanti, il percorso storico fatto dalla DOC Bolgheri, e le sue direzioni future. Provo a riassumere per sommi capi gli argomenti emersi.

Un territorio ancora enologicamente giovane
Bolgheri è da alcuni anni considerata il Nuovo Mondo italiano. Dopo aver trascinato la rinascita enologica toscana (in termini di notorietà, di prezzi e di vini) il Consorzio ha ritenuto necessario fare una riflessione sul suo percorso. La DOC Bolgheri Rosso nasce infatti nel 1994. Prima c’era solo la DOC Bianco e Rosato. Nel 1994 viene eseguita anche la prima campagna di zonazione, su una porzione limitata del territorio, coordinata proprio da Attilio Scienza. Nel 2000 parte una seconda e più ampia campagna di zonazione, chiusa nel 2003 e i cui risultati vengono presentati nel 2007. I dati raccolti in questa campagna hanno quindi fatto sì che il Consorzio decidesse di muoversi su due direttrici: progettare una modifica del il disciplinare in atto e indirizzarsi verso una terza campagna di zonazione.

Il Censimento Vitivinicolo. Bolgheri come è oggi
Alcune cifre per illustrare la situazione, derivate dal recentissimo Censimento Vitivinicolo Generale, dell’ottobre 2008: la superficie totale vitata ammonta a 1148 ettari, di cui 962 iscritti al Consorzio (con un trend di crescita negli anni esponenziale: a fine anni ’90 gli ettari erano 240). Dei 962 ettari, 857 sono a DOC, 105 sono a IGT.
Interessanti risultano le percentuali dei vitigni impiegati:
Cabernet Sauvignon 45,17% (387 ettari)
Merlot 24,10% (206,52 ettari)
Cabernet Franc 7,77% (66,58 ettari)
Petit Verdot 7,47% (63,98 ettari)
Syrah 7,18% (61 ettari)
Sangiovese 1,33% (11,38 ettari)
Per i bianchi i numeri sono assai ristretti, con il Vermentino (46,23 ettari) in grande prevalenza sugli altri: Viognier 4,54 ettari e Sauvignon Blanc 3,03 ettari.

Le peculiarità geografiche e l’importanza della zonazione
Come ha esposto il professor Scienza, la particolarità meteorologica di Bolgheri è data dal cosiddetto “Corridoio Elbano”, una microregione che è compresa tra l’isola d’Elba, il tratto di mare antistante la costa, la fascia territoriale del comprensiorio bolgherese e il sistema collinare a est; questo corridoio comporta la presenza di correnti d’aria che rimuovono le perturbazioni, e fanno del comprensorio bolgherese una zona particolarmente calda (solo Montalcino ha picchi di temperature più elevate) e asciutta, con correnti fresche notturne e picchi di precipitazione in aprile e ottobre.
A livello geologico sono state individuate, a partire dall’Aurelia (la zona più verso il mare) per risalire verso Grattamacco (il podere più interno) sei “terrazze” geologiche ascendenti, con passaggio progressivo da zone a prevalenza sabbiosa a suoli eolici ed erosi, con presenza di scheletro e argilla (con il classico esempio della vigna Masseto, particolarmente argilloso).
Le differenze di suolo comportano, anche a distanze relativamente brevi, forti differenze tra precocità di maturazione e accumuli di zucchero; analizzare questi fattori serve a individuare, vigna per vigna, quali siano le tipologie di vitigno più indicate.

La storia
La storia è lui, prima di tutto. Quando si parla di Bolgheri il protagonista non può che essere il Sassicaia del podere San Guido. La fama dell’intero comprensorio nasce con lui. Per alcuni le barbatelle di cabernet sauvignon e cabernet franc vennero importate dalla Francia dal marchese Incisa della Rocchetta. Per altri invece le barbatelle provenivano da molto più vicino, ovvero da Migliarino Pisano, inviate al marchese da parte del conte Salviati. Il 1944 è l’anno della piantagione del primo vigneto, il 1968 la prima annata messa in commercio, poi arriva nel 1978 la celebre degustazione alla cieca di Londra, dove il Sassicaia sbaraglia a sorpresa la concorrenza dei migliori cabernet del mondo. Poi una lunga storia di successi, che ne hanno fatto il vino italiano forse più famoso al mondo. Ma non è questo il punto. Aggirandosi tra i banchi dei produttori del consorzio tutti parlano del Sassicaia con un rispetto e una riverenza sincera che è commovente. Tutti ne parlano come di una guida, dell’elemento trainante, austero ma fattivo, che ha reso possibile la trasformazione radicale di una zona. Da provincia lontana a centro della rinascita enologica italiana, da zona di produzione di normalissimi rosé a centro produttivo dei più blasonati vini. Poi, dopo il Sassicaia, è arrivato Ludovico Antinori con il podere Ornellaia (il cui enologo franco-russo André Tchelistcheff individuò una parcella molto particolare, da dedicare esclusivamente al merlot, da cui nacque il Masseto), Michele Satta, il podere Grattamacco, Piero Antinori con il Guado al Tasso (che oggi è di gran lunga la realtà aziendale più estesa nel comprensorio).

Oggi
Fino ad arrivare ad oggi, dove attorno a un nocciolo duro di produttori storici si sono affiancati numerosi nuovi produttori. Le varie degustazioni ai banchi d’assaggio fanno emergere senza dubbio una situazione: Bolgheri è ancora un territorio enologicamente giovane. Lo dimostra l’età media di un gran numero di vigne: molti vini in degustazione provengono da vigneti di 5-8 anni, altri ancora più giovani. La conseguenza primaria è quella di una certa mancanza di profondità e di complessità nei vini, che molto spesso si presentano esuberanti nel frutto, tecnicamente ben fatti, ma che mancano della complessità data da una parte dall’età della vigna, dall’altra, è ovvio, dal numero di vendemmie che un produttore ha alle spalle, necessario per “mettere a punto” un proprio stile aziendale. Di sicuro non si riscontrano macroscopici eccessi di legnosità nel vino, e questo è un fatto molto positivo verso una maggiore identità territoriale. Un territorio in evoluzione, che negli anni darà sempre maggiori prove della sua forte identità. La richiesta di modifica della DOC mira (riassumendo brutalmente) a dare maggior risalto al concetto di “cru”, prevedendo la possibilità di inserire in etichetta il nome della vigna, e di dare maggior libertà ai produttori di scegliere le percentuali dei vitigni in uvaggio, ammettendo per tre vitigni (Cabernet sauvignon, Merlot e Cabernet franc), l’uso in purezza.

Gli assaggi
Ecco alcuni assaggi dei vini presentati in degustazione.
(La scritta “DOC” indica che il vino è classificato come Bolgheri Rosso DOC, mentre “DOC BS” indica che il vino è classificato come DOC Bolgheri Superiore; per gli IGT si tratta di IGT Toscana)

Tenuta San Guido
Le
difese 2006, IGT 13,5%
Cabernet sauvignon 70% Sangiovese 30%
Rubino brillante, con un naso caldo e cuoioso assai giovanile, si presenta in bocca con buona finezza e note vegetali. Succoso e di persistenza prolungata.
Guidalberto 2006, IGT 13,5%
Merlot 45% Cabernet sauvignon 45% Sangiovese 10%
Rubino profondo e brillante, naso da attendere maggiormente rispetto alle Difese. Spicca una marcata acidità e dei tannini ancora assai aggressivi. Finale di frutti rossi assai lungo. Il Guidalberto e le Difese potrebbero essere chiamati i fratelli minori del Sassicaia, ma è più corretto chiamarli cugini: il Sassicaia ha infatti vigne proprie e segue una produzione interamente a parte rispetto agli altri due vini, che non mancano di personalità ma provengono da vigneti molto più recenti e situati in zone differenti.
Sassicaia 2005 DOC Bolgheri Sassicaia 13,5%
Cabernet sauvignon 85% Cabernet franc 15%
Veste rubino brillante vellutata, naso fine di frutti rossi che conferma il velluto del colore. Aspettandolo un po’ e lasciandolo ossigenare emergono note tenui di cuoio e di cacao amaro. È un vino non strillato, che entra discreto in bocca, giocando (in questa fase evolutiva) tra il setoso della struttura e il tannino ancora giovane. Non è la potenza la sua dote principale, ma la finezza complessa, da ascoltare con attenzione. Il finale è leggermente asciutto su note di cioccolato amaro. C’è da dire che berlo adesso è un vero infanticidio. Va nascosto in cantina per almeno 7-8 anni.

Le Macchiole
Le Macchiole 2006 DOC 13,5%
Merlot 50% Cabernet franc 30% Sangiovese 15% Syrah 5%
Colore rubino profondo, al naso si presenta “scuro” di frutti neri; entra in bocca potente e caldo, bella sapidità, lunghezza non eccezionale. Coerente e piacevole, un bel toscanone.
Paleo 2005 IGT 14%
Cabernet franc 100%
Rubino intenso, avvolge il naso con una notevole pennellata vegetale, dietro cui fanno capolino sentori di cioccolato e note mentolate. La bocca si rivela morbida ed elegantissima, confermando la particolare concretezza della nota erbacea e la grande espressività, per una lunga permanenza in bocca che concede un gran ventaglio di sensazioni in divenire. Un vino davvero convincente; potente e alcolico ma ben bilanciato, già pronto da bere. Chiude molto lungo, con coerenza e raffinatezza.
Scrio 2004 IGT 13,5%
Syrah 100%
Rubino vivace, naso giocato tra note fruttate e note terziarie, bocca che inizia discreta e poi si apre di potenza. Chiude lungo e succoso con una sensazione retronasale di legno ancora non del tutto integrato.
Messorio 2005 IGT 14%
Merlot 100%
Tra il rubino e il porpora, vellutato al colore e caldo al naso, con sensazioni cuoiose e lievi toni erbacei. Anche in bocca si conferma vellutato, con un morbido fruttato reso caldo dal tenore alcolico. Gran potenza, tannini ancora da mettere a posto, ma promette splendide evoluzioni.

Tenuta Ornellaia
Le serre nuove 2006 DOC 14,5%
Merlot 50% Cabernet sauvignon 35% Cabernet franc 10% Petit verdot 5%
Rubino concreto e brillante, naso di frutti rossi freschi. Ingresso in bocca morbido, si allarga potente e peperino, conferma il fruttato fresco. L’alcolicità risulta un po’ troppo in evidenza.
Ornellaia 2005 DOC BS 14,5%
Cabernet sauvignon 60% Merlot 22% Cabernet franc 14% Petit verdot 4%
Cupo e denso alla vista, in bocca si conferma denso e alcolico, con un ingresso morbido. All’assaggio è molto peculiare, e va a interessare la parte anteriore della lingua, con una sapidità fruttata davvero particolare, di confettura di ribes.
Ornellaia 2004 DOC BS 14,5%
Cabernet sauvignon 60% Merlot 25% Cabernet franc 12% Petit verdot 3%
Rubino porpora vellutato. Paradossalmente rispetto al 2005 il naso è più “immaturo” e mostra sfaccettature vegetali in evidenza. Ma è in bocca che il vino mostra una marcia in più: è seta pura, coerenza totale e bellissima, è un rosso tessuto amplissimo, interminabile. Spicca, con classe, il vegetale, ma poi entra in gioco il salino, il cioccolato (non amaro, però)… Il finale monumentale è sostenuto dalla nota sapida. Un vino assolutamente coinvolgente.

Michele Satta
Bolgheri rosso 2006
DOC 13,5%
Cabernet sauvignon 30% Sangiovese 30% Merlot 30% Teroldego 10%
12 mesi di barrique, colore rubino brillante, per un naso di frutti rossi freschi. In bocca si rivela un vero piacere; un vino diretto, senza troppi fronzoli in una placida, serena morbidezza.
Piastraia 2004 DOC
Merlot 25% Syrah 25% Sangiovese 25% Cabernet sauvignon 25%
Rubino intenso, al naso si rivela più “corrucciato” e terroso del Bolgheri rosso. Morbido e dalla grande progressione, si rivela un vino di gran classe, con un lungo e succoso finale fruttato.
I Castagni 2004 DOC BS 13,5%
Cabernet sauvignon 70% Syrah 20% Teroldego 10%
Proveniente da un singolo cru, il vino fa un affinamento di 18 mesi in barrique e 18 mesi in bottiglia. Colore impenetrabile e unghia fittissima, svela un naso di cuoio e di terra. In bocca è denso, quasi masticabile, bilanciato da una fruttuosità sapida che lo rischiara lo rende non stucchevole. Lunghezza impressionante. Un vino da riassaggiare fra 5 anni.
Cavaliere 2003 IGT 13,5%
Sangiovese 100%
Michele Satta è il portabandiera del sangiovese a Bolgheri, e fin dall’inizio della sua attività (è uno del gruppo dei pionieri del grande Bolgheri, insieme agli Incisa della Rocchetta, ai fratelli Antinori e a Piermario Meletti Cavallari) propone questo particolare IGT. Il naso è da aspettare, non esplosivo, il rubino del colore è denso ma non cupo. Sicuramente il più austero dei suoi vini.

Grattamacco-Collemassari
Bolgheri rosso 2006 DOC 13%
Cabernet sauvignon 50% Sangiovese 30% Merlot 20%
Colore rubino dai bei riflessi color lampone, ha un naso molto piacevole e si segnala per un impatto in bocca sereno, disteso, di grandissima piacevolezza. Una gioia da riassaggiare più e più volte.
L’alberello 2005 DOC BS
Cabernet sauvignon 50% Cabernet franc 25% Petit verdot 25%
Nasce da una giovanissima vigna piantata ad alberello, che potrà esprimersi al meglio fra un po’ di anni. Al colore sfoggia un bel rubino, al naso spiccano frutti rossi, mentre in bocca si rivela al meglio: succoso, lungo, piacevolissimo, fa sfoggio senza nascondersi della sua gioventù. I tannini sono ancora troppo in evidenza, ma la stoffa del campione c’è tutta. Chiude su note di cioccolato nero.
Grattamacco 2005 DOC BS
Cabernet sauvignon 65% Merlot 20% Sangiovese 15%
Rubino intenso con un naso di ciliegia matura, questo vino affina 18 mesi in barrique (di primo e secondo passaggio) e 12 mesi in bottiglia. Insieme al Sassicaia e all’Ornellaia si rivela come una delle star della serata per le sua peculiarità, che rivelano, a monte del vino, sia la presenza di un cru eccezionale, sia l’importanza dell’età della vigna. Bocca molto peculiare, che non cerca la potenza ma affascina per una incredibile, emozionante nota salina, che si presenta fin da subito e che lascia stupefatti per come conduce il vino a una persistenza aromatica infinita. Chiude vellutato su una nota di cioccolato dolce.

Tenuta Guado al Tasso
Guado al Tasso 2005
DOC BS
Cabernet sauvignon Melot Syrah
Colore scuro impenetrabile, unghia violacea. Naso fine, coerente, non esplosivo ma di gran classe. In bocca gioca la carta principale sulla potenza, sostenuta da una pervasività alcolica speziata, di gran classe. Qualche nota erbacea ravviva le sensazioni retronasali.

Campo alla Sughera di Knauf
Adeo 2006
DOC 14,5%
Cabernet Sauvignon 60% Merlot 40%
Bel rubino brillante per questo vino che fa un passaggio di un anno in barrique non nuove. Frutta fresca e tanta piacevolezza di beva. Molto lungo in bocca, sempre ben teso, non annoia ma anzi fa desiderare un secondo assaggio.
Arnione 2005 DOC BS 14%
Cabernet sauvignon Merlot Cabernet franc Petit verdot
Il vino di punta dell’azienda: rubino intenso con unghia densa e brillante. Il naso è ancora da attendere, in bocca invece si rivela bevibilissimo, teso e non banale, solo con una nota alcolica un po’ sovraesposta.

Tenute Guicciardini-Strozzi/ I Massi
Ocra 2006
DOC 13%
Cabernet sauvignon Syrah Merlot
Un anno di barrique e sei mesi di bottiglia per questo vino dal prezzo molto interessante (in cantina a circa 6,50 euro più IVA). Rubino brillante con un naso caldo ma non stucchevole, che sfoggia una piacevolezza fruttatta molto interessante.
Vignarè 2005 DOC BS 14%
Cabernet sauvignon Cabernet franc Merlot
Colore rubino brillante Fresco e fruttato ma con una sapidità davvero notevole. Un vino da aspettare per i tannini e l’alcolicità non del tutto integrati ma che già oggi rivela di possedere grande classe e di avere alle spalle un terroir molto valido.

Tenuta Campo al Noce
Da questa giovanissima realtà bolgherese (5,5 ettari piantati nel 2003) una batteria di vini che puntano a un segmento di prezzi ben diversi da quelli dei blasonatissimi, e a esiti giocati principalmente sul versante del frutto.
Assiolo 2006 IGT 13,5%
Syrah 60% Merlot 20% Cabernet franc 20%
Rubino brillante per questo vino da attacco di gamma che fa solo acciaio. Ha un naso fresco di frutti rossi. In bocca è piacevole e ha buona morbidezza nel finale.
Mitterre 2006 DOC 13,5%
Cabernet sauvignon Merlot Cabernet franc Syrah
Fa un anno di barrique di secondo passaggio, e si presenta con una veste rubino più intensa del primo vino. Naso caldo e fruttato, bocca ancora un po’ tannica ma coerente e piacevole. La nota alcolica si fa sentire parecchio.
Syrah 2006 IGT 14,5%
Syrah 100%
Fa 12 mesi di barrique; al colore, il vitigno regala il suo classico rubino cupo. Naso pimpante e pepato, si rivela molto ben bevibile, con un fruttato di frutti rossi e una buona sapidità che non lo rende stancante. Tannini da aspettare ancora un paio di anni.

Castello di Bolgheri
Una realtà produttiva da tenere in considerazione; la filosofia aziendale è quella di cercare di limitare le componenti fruttate per dare maggior risalto all’aspetto della complessità e della longevità. Quindi temperature di fermentazione alte e lunghi periodi di macerazione (oltre tre settimane), unito all’uso di barriques non nuove.
Due vini in presentazione:
Varvara 2006 DOC (Cabernet sauvignon Merlot Petit verdot Syrah) che si segnala per il tannino sottile, e il
Castello di Bolgheri 2005 DOC BS (Cabernet sauvignon, Merlot, Cabernet franc), da terreni più argillosi, ha maggior polpa e profondità tannica.

Le immagini delle etichette e delle bottiglie sono tratte dai siti dei rispettivi produttori.

2 Comments

  • Marco Patruno ha detto:

    Dalle note di degustazione bisogna trarre la deduzione che il vintage 2005 non è assolutamnte all’altezza del 2004 e che, forse il 2006 potrà aspirare al livello raggiungibile dal 2004. Forse il Sassicaia si salverà da questa circostanza perchè gioca esclusivamente sulla finezza e l’evoluzione nel tempo. Anche qui come in tutta la Toscana e non solo……
    Nessuna degustazione di “Guado al Melo”?
    Grande territorio quello di Bolgheri e andrà sempre meglio.
    Un salutone a questo splendido sito!
    Marco

  • paolo ha detto:

    Ciao Marco
    Sì, senza dubbio, e vale il caso emblematico dell’Ornellaia, il 2004 si conferma un’ottima annata. Non so se il 2006 potrà eguagliarla, in ogni caso non male davvero. Vedremo col tempo.
    Di sicuro Bolgheri è un territorio davvero grande. E sono convinto che con l’invecchiare dei vigneti e il “maturare” degli stili di vinificazione e affinamento, si faccia sempre più spazio come un territorio dotato di caratteristiche omogenee (e notevoli!). Di sicuro c’è bisogno di tempo, anche per noi consumatori. Dopo la “sbornia” di cabernet a tutti i costi e poi il “contrordine ragazzi”, piano piano sapremo riuscire a fare scelte più serene e ragionate. Siamo un paese enologicamente giovane!
    Ciao
    paolo

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