Luigi il vignaiolo

Di • 12 feb 2009 • Rubrica: In cantina, Visioni da sud 2 commenti
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Ho visitato la casa-cantina quando ancora era un cantiere in costruzione con le prime bottiglie pronte ai nastri di partenza (o meglio in attesa dell’imbottigliatrice…). La prima etichetta, il Terre d’Eclano 2004 (in commercio è disponibile la 2005), fu presentata al Vinitaly, nella primavera del 2005, solo per far conoscere l’azienda più che promuoverne la vendita ma soprattutto per affrontare e conoscere i primi giudizi sondando le valutazioni da parte di critica e mercato.


Siamo a Mirabella Eclano, in Alta Irpinia, pochi chilometri da Taurasi, dove è protagonista, da sempre, l’aglianico. Non ci sarebbe, dunque, nulla di particolare nè di straordinario in questa nuova avventura se il protagonosta in questione non fosse lui stesso un personaggio unico e straordinario: Luigi Moio. Smessi i panni del professore (pur senza alcuna intenzione di rinunciare alla sua attività di insegnamento e di ricerca all’Università) Luigi, si sta, adesso, fortemente e finalmente, dedicando anche al lavoro in vigna. Non una sfida, bensì il coronamento di un sogno. Insieme a lui, Laura ed il piccolo Michele. Dopo essersi cimentato per anni in studi di ricerca su scienza e tecnologia degli aromi servendo con il suo operato numerose cantine del nostro meridione (presso cui, anche in questo caso, a tutt’oggi, continua a prestare la propria consulenza enologica) impegnate, in special modo, sui vitigni autoctoni, Luigi ha sentito la necessità viscerale e passionale di chiudere il cerchio e cimentarsi, in prima persona, prima ancora che in cantina, con l’uva. Ha preteso, pertanto, il contatto, visivo e fisico, con i filari, altrimenti, spiega, tutto ciò non avrebbe avuto senso.

Le vigne sono tutte rigorosamente a vista e raggiungibili a piedi. E, sempre in quest’ottica, mentre per i bianchi, ha deciso di affidarsi alle uve di conferitori selezionati (uve del Sannio per la falanghina Via del Campo 2006 mentre da Lapio proviene la materia prima impiegata nel Fiano di Avellino Extultet 2006), per i suoi rossi, invece, non ha ammesso nessuna deroga, vuole conoscere ogni singolo chicco che andrà in bottiglia.


Quintodecimo, così si chiama l’azienda nata nel 2001, è anche un bed&wine vocato eslcusivamente al divino nettare di Bacco. Un’unica struttura, piccola ma funzionale, che oltre ad ospitare Luigi con la sua famiglia, prevede poche stanze per alloggiare i fortunati ospiti, un mini-percorso didattico attraverso confortevoli ambienti che accoglie gli enoturisti per far loro scoprire il territorio, le uve ed i vini. La cantina è, in questo senso, un piccolo gioiellino che pur osservando quasi maniacalmente tutti gli aspetti più razionali non rinuncia ad un’estetica curata e di gusto. Prima annata di produzione ufficiale di vino il 2003, anche se nel 2001 una vecchia vigna, poi reimpiantata, è stata vinificata “alla buona” (si fa per dire considerato di chi stiamo parlando) in serbatoi troncoconici di legno regalando poche bottiglie etichettate con il nome del cru: “Vigna Cerzito” (una chicca che Luigi ha deciso di non commercializzare ma di riservare a pochi ristretti amici). Nel 2003, invece, la prima produzione ufficiale, ottenuta dalle nuove vigne, sia dell’ IGT che destinate al Taurasi. Quest’ultimo in versione riserva, millesimo 2004, ancora in cantina ad affinare, imminente l’uscita. Vini potenti e moderni, attraverso i quali Luigi cerca la quadratura del cerchio tra vigna e cantina. Non mancateli, pertanto, e, nel frattempo, in bocca al lupo a Luigi, il vignaiolo.

Le fotografie sono tratte da XD MAGAZINE

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2 commenti »

  1. Gentile Prof. Luigi Moio , apprendo con gioia quanto di prestigioso sta realizzando nel territorio di Mirabella Eclano, in qualità di fiduciario dello Slow Food Partenio Serinese Solofrano sarei particolarmente interessata a visitare con i miei soci la sua Azienda, non appena me ne comunicherà la disponibilità
    Nel complimentarmi ancora per l’eccellente impegno universitario e vitivinicolo La saluto Cordialmente
    Adriana Bilotta

  2. gentile fabio, sono un napoletano che vive in friuli, ho conosciuto l’azienda Moio di mondragone, ho conosciuto bruno fratello del prof (bruno è molto simpatico,schietto e verace), ho conosciuto lo zar michele,ho bevuto e fatto bere molto del loro vino che è “bello bbuono e caro” (si dice a napoli di una persona a modo, ma in questo caso il vino non è per niente caro , nel prezzo).
    Non conosco il professore, per mia sfortuna.
    Perchè questo cappello?
    Perchè vorrei chiedergli (e spero che tu glielo abbia chiesto perchè un’intervista deve toccare anche argomenti imbarazzanti,non dobbiamo solo volerci bene):
    perchè il vino di suo padre che è un vino vero, buono ,e che sicuramente ha anche l’ impronta del prof., costa poco?
    perchè il suo Taurasi costa tanto in assoluto e sproporzionatamente tanto in relazione ai grandi taurasi di altri produttori:
    Di Prisco, Urciuolo, Perillo,ponte,sabino loffredo, contradi di taurasi, molettieri,romano soccorso ?
    La strada da Lei intrapresa non può essere “diseducativa” per i produttori che stanno coi piedi per terra?
    Devo sottolineare, con molta onestà, che io voglio veramente capire perchè un vino debba costare tutti quei soldi (non mi interessa la risposta che ne esistono di più costosi in Italia e nel modo, per intenderci GAJA E ROMANO DAL FORNO NON SONO I MIEI TIPI).
    Resto in attesa, se il prof si vuole concedere , di una spiegazione sincera,onesta e illuminante.
    PS dire che i vini non devono avere certi prezzi, non è peccare di qualunquismo.

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