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Per un brindisi alternativo stappa una birra!

Durante le vacanze di Natale ho avuto modo di approfondire la conoscenza di una vera e propria “nicchia” di mercato: le birre natalizie. Parlare di questa tipologia di birra non è semplice oppure potrebbe esserlo fin troppo, il fatto è che non esiste un vero e proprio disciplinare che identifichi questo stile come avviene per tutti gli altri. È piuttosto un genere trasversale che abbraccia diverse tipologie di birre, “divertissement” dei mastri birrai che, in epoche passate, iniziarono a produrre una birra speciale, importante, da bere nelle occasioni particolari e, meglio ancora, durante le festività del periodo natalizio visto l’alto contenuto alcolico e il notevole corpo.

D’altronde in Italia o in Francia, durante il rigore dei mesi invernali, ci siamo potuti confortare con certe tipologie di vino più robusto mentre nei paesi come il Belgio, la Germania o l’Inghilterra sono dovuti ricorrere ad altre soluzioni, adoperandosi con stratagemmi e “sofisticazioni” per raggiungere lo scopo. Infatti, solitamente, le birre natalizie vengono preparate con ingredienti pregiati appositamente selezionati, avvalendosi di spezie ed aromi inusuali e con l’aggiunta di zucchero candito a rincarare la corposità. Talvolta, per non lasciare nulla di intentato, viene effettuato anche l’affinamento in legno!

Da queste alchimie ne derivano birre uniche, di notevole complessità, oggigiorno definibili come da meditazione ma che possono svelare una stupefacente bevibilità se accompagnate con le pietanze giuste. Tendenzialmente risultano piuttosto rotonde ed armoniche evidenziando, sia al naso che al palato, sentori caramellati, tostati, di frutta secca, caffè come “impianto” base mentre, a corollario, è possibile trovare tutto quello che la natura mette a disposizione in fatto di aromi – cannella, chiodi di garofano, pepe nei vari colori disponibili, fiori, frutta, liquerizia, ecc. – riuscendo così a plasmare la birra a proprio gusto. Grazie agli amici dell’Ars Birraria ed ai degustatori Fisar Fulvio Romboli e Simone Cantoni, abbiamo fatto un breve excursus all’interno del piccolo mondo delle birre di Natale, reso ancora più particolare dall’ulteriore selezione che ha riguardato quattro birrifici belgi:

Brasserie de Rulles: Meilleurs Voeux 7.2°, letteralmente “I migliori auguri” tanto per far capire bene che tipo di birra è se non bastasse l’etichetta a fugare i dubbi… Un bellissimo rossastro acceso colpisce la vista come pure il cremoso strato di schiuma a fare da cappello, la guardi e la riguardi nelle varie sfumature e la schiuma è sempre lì bella compatta! Al naso i lieviti in parte americani si fanno sentire ma non sono da meno le note caramellate, di cannella, di pepe e di agrumi. In bocca rimane un po’ sotto le aspettative per quanto riguarda il corpo comunque sempre consistente, la frizzantezza è equilibrata mentre nello svolgimento emergono note di cioccolata e caffè per poi finire su note amaricanti, di frutta secca e leggero agrumato.

Brasserie de Cazeau: Tournay de Noel 8.4°, una birra particolare che riesce a ad essere complessa nonostante l’assenza di aromi aggiunti. Si presenta decisamente scura con una schiuma marroncina leggera, al naso decisi i malti e la liquerizia, media la tostatura e i sentori di frutta secca come la prugna e l’uvetta. In bocca si esprime con un bel corpo ed una carbonazione vivace, il gioco tra le parti amare e dolci è piacevole, emergono note di cacao e caffè in aggiunta alle precedenti. Ricorda vagamente la birra stout., un’evoluzione aromatica ed alcolica dello stile.

Dupont: Bons Voeux 9.5°, “tanti cari auguri”… da Tourpes-Leuze, aggiungo io. Una birra che definirei la mosca bianca della degustazione, in primis per il colore dorato con riflessi tendenti delicatamente all’arancione, quindi per lo stile di birra – saison – definita birra di Natale giusto per l’importanza attribuita a questa bottiglia, un po’ fuori dal coro dalla tipologia di birre natalizie anche se, come detto in premessa, non esiste uno stile definito. La rifermentazione in bottiglia ha regalato un’apertura spumeggiante, pervadendo il locale con i tipici profumi dei lieviti, il fruttato di agrumi e l’erbaceo secco del luppolo. Al bicchiere risaltano anche note di pepe e miele. Corpo medio di trama vellutata ed effervescenza interessante con finale piacevolmente amarognolo. Una “saison” rinforzata che gioca sulla complessità e la struttura a discapito della beva delle normali saison e per questo riservata ad occasioni speciali.

St. Bernardus: Christmas Ale 10°, direttamente da Watou un panettone trasformato in birra! Decisamente scura, impenetrabile, lascia qualche riflesso a tonalità più brunite; la schiuma marrone e densa ma non troppo persistente fa da cornice ad un insieme dall’aria monolitica. Avvicinando il bicchiere al naso si percepiscono subito sentori di biscotto e di caramello piuttosto intensi, a seguire arrivano le spezie – cannella, ginger, liquerizia, pepe – e la frutta secca di uvetta, prugna, datteri e banana. In bocca ti avvolge con un corpo denso, caldo e strutturato ma che non “impasta” grazie alla discreta frizzantezza, molto piacevole il luppolo giustamente astringente e i ritorni di cioccolata e di frutta. Fanno timidamente “capolino” anche note di chiodi di garofano ed anice. Una birra cangiante tutta da scoprire, piuttosto impegnativa ma che, bevuta con pazienza, riesce a solleticare un numero infinito di ricettori olfattivi e gustativi.

Un “viaggio” breve ma intenso, un contributo ed uno stimolo alla conoscenza del mondo della birra, fortunatamente sempre più in fermento in Italia.

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