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Maria Ivana Tanga. I Malavoglia a Tavola

Maria Ivana Tanga, giornalista appassionata di archeo-gastronomia, scava nelle pagine dei romanzi verghiani alla ricerca di spunti per offrirci le ricette di una Sicilia povera, una Sicilia contadina in cui il procurarsi il cibo era la preoccupazione principale della giornata, in cui si mangiava quello che si trovava, dalle ghiande del pastore Jeli, alle acciughe, pilastro dell’economia dei pescatori di Trezza, da salare e conservare, vero tesoro di quelle povere famiglie.

Un libro di ricette a ben vedere, ma corredato di quel tanto che basta per farne anche un prodotto culturale, degno di raccontare, seppure attraverso lo specchio del cibo, uno spicchio di storia nostra, neppure così lontano e certo troppo dimenticato, se non fosse per il fatto che questa nostra storia la si vive ancora, in altre parti del mondo, ma anche un po’ in Italia, tra gli immigrati e non solo. Sapere cosa eravamo per capire cosa sono quelli che oggi vediamo come “altri” ci aiuterebbe certo a vivere e far vivere meglio.

Ma torniamo ai Malavoglia a tavola: Giovanni Verga e la cucina dei contadini siciliani. Il libro, dopo una rapida introduzione sulla figura dello scrittore e sul milieu storico che descrive, prende in considerazione, uno alla volta, gli alimenti base della cucina contadina dell’epoca. A partire dal più semplice, dall’indispensabile pane, così prezioso da essere strettamente legato alla religione, sia esse ufficiale o intrisa di riti pagani. Il Corpo di Cristo, che diventa alimento principe, viene preparato seguendo vere e proprie liturgie e diventa speciale per le feste: il cucciddatu di San Giuseppe, ad esempio, a foggia di croce, spiga, cuore, in chiaro segno simbolico e propiziatorio.

Pane quindi, e poi zuppe di grano, fave, acciughe, tonno – la carne dei poveri, all’epoca! -, arancie, mandorle. Per ogni alimento una serie di ricette, quasi sconcertanti per la loro essenzialità, la loro povertà di ingredienti, la semplicità di preparazione.

Ma anche ai contadini è permessa la festa grande, la ricorrenza, la Pasqua, ed ecco quindi anche un “ricchissimo” maccheroni e carne, o il menu di Pasqua dei Malavoglia.

Un libro piacevole, da leggere e da usare, per ritrovare alcuni dei quegli antichi sapori, di quelle antiche sensazioni che pur sempre albergano nel nostro DNA.

Maria Ivana Tanga
I Malavoglia a tavola
Il leone verde Edizioni
pp. 109 – 10 euro

2 Comments

  • MARIA IVANA TANGA ha detto:

    Caro Luca,
    grazie di cuore per la recensione, attenta e sentita.

    Un caro saluto e complimenti

    Ivana

  • angela ha detto:

    Per caso ho visto la tua foto su internet !!!! So che ormai sei diventata un’ affermata giornalista anche se mi ricordo che insegnavi lettere alle medie o mi sbaglio? Sono Angela la figlia di Netta Maria di Vallata ,non so se ti ricordi quando uscivamo a Vallata intorno agli anni 90 !! Vivi a Torino? Ormai non vado a Vallata da molto tempo e non vedo più tua cugina Teresa da tanto tempo.Se non erro hai una sorella che conobbi tempo fa, di nome Nicoletta cosa fa nella vita???Quando e se vuoi mi farebbe piacere se mi rispondessi alla email . Cordiali saluti Angela

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