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Chianti Classico Riserva 2006. L’ambizione del titolare

FIRENZE – Una Stazione Leopolda come sempre incontenibile per fascino ed unicità (da lì dentro hai eco lontanissima dei caotici, mastodontici lavori che vanno ridisegnando la viabilità urbana di Firenze), ci ha accolti per il tradizionale appuntamento febbraiotto dedicato alle anteprime dei Chianti Classico, estratte dalla vendemmia 2008 e da quelle che stanno per uscire sul mercato (principalmente 2007 e 2006 in versione Riserva), non rinunciando come d’abitudine a propedeutiche retrospettive (2006, 2005, 2004). L’atmosfera rarefatta, in cui spazi e comfort consentono di degustare senza troppe divagazioni, ed il puntuale servizio dei sommelier secondo una prassi consolidata ed efficace (per non far prendere fischi per fiaschi anche a chi intenda degustare alla cieca), hanno fatto da cornice ad una delle prime full immersion degustatorie dell’anno. Inutile ripetersi, fra le meglio organizzate. Come mi ero ripromesso da tempo, sguardo attento e concentrato sui Chianti Classico Riserva 2006. Una sessantina le proposte, fra cui una dozzina di campioni da botte, a tratteggiare un panorama sicuramente non esaustivo ma sufficiente per rendere più compiute le sensazioni già emerse dagli assaggi dei 2006 annata: e cioè che se da un lato è senz’altro vero che le uve migliori finiscono sempre e comunque nelle Riserve, è altrettanto vero che, in maniera analoga a quanto registrato, appunto, nei Chianti Classico “annata”, le aspettative connaturate alla straordinaria bellezza delle uve di quel millesimo non è che si siano tradotte sempre e comunque in qualità di stampo superiore. Vi sono sprazzi di luce, estri conclamati, persino sorprese. Soprattutto, penso io, ci sono certi terroir a mettere la firma sulle perfomances più riuscite. So però che si può fare di più, e in questo senso non si può nemmeno trascurare il fatto che certe attesissime Riserve mancavano all’appello. E se è confortante registrare un ulteriore arretramento di quella tipologia di vini “dalla voce grossa e ridondata”, così come un più puntuale e sicuro utilizzo del rovere, non si può negare che le concessioni di un disciplinare alquanto generoso in fatto di composizione varietale lasciano ancora traccia di sé, checchennedicano le dichiarazioni di intenti dei produttori, facendo esprimere i vini secondo un cliché gustativo che se da un lato non si dimentica della precisione esecutiva e dell’ordine espositivo (con esiti non distanti dalla piacevolezza), dall’altro troppo spesso sembra indulgere in sensazioni organolettiche di poca originalità e poco appeal territoriale (con le inevitabili, per quanto rare, eccezioni).

Mi piace però ricordare l’aspetto di questi assaggi che più mi ha sorpreso piacevolmente: che a firmare i vini più attraenti non di rado siano aziende non proprio sulla bocca di tutti, anzi in più di un caso giovani realtà che stanno dimostrando di possedere estro e sensibilità interpretativa “da grandi”, oltreché presumibilmente terroir che non scherzano. Senza eccessive puntualizzazioni, procedendo en passant per le varie macrozone di cui si innerva il vasto territorio (classico) chiantigiano, vi propongo alcune delle suggestioni migliori, in attesa di una ricognizione più ampia ed articolata, quella sì esaustiva, che completerò questa estate, e dalla quale -ne son certo-emergeranno altre Riserve -alcune emblematiche- con l’ambizione del titolare.

E così, partendo da Nord, dalla zona di San Casciano Val di Pesa per la precisione, ecco saltar fuori dal mazzo la Fattoria San Pancrazio della famiglia Priami (con vigne non distanti da quelle di Corzano e Paterno), che rinnova le belle avvisaglie forniteci dalla versione “annata” in un Riserva rotondo, garbato, elegante, seducente, dalla materia dolce e dall’incedere bilanciato; Il Borghetto di Antonio Cavallini, con il Riserva Bilaccio a ripercorrere i fasti del Bilaccio 2005, grazie al suggestivo ed ormai proverbiale intrico di florealità, frutto e mineralità, e che fa dell’eleganza il suo invidiabile atout; ed infine Villa S.Andrea, azienda che nelle ultime tornate di assaggio sta dimostrando una accresciuta consapevolezza tecnica, soprattutto in termini di precisione esecutiva ed estrazione. Così è per questo Riserva Borgoconda, che dietro alcuni spigoli umorali rivela il tratto autentico del sangiovese: reattivo, fresco, tenace, è vino di bella sapidità.

E a proposito di novità, da Castelnuovo Berardenga è il Riserva Campo Alto di Casuccio Tarletti (una azienda che sta a un passo da un’altra micro realtà chiamata Podere Scheggiolla, di cui ben presto si parlerà) ad intrigarmi per spigliatezza ed agilità. Non il peso e la complessità del vino di stampo superiore, questo no, ma il carattere schietto e peperino dei Chianti senza fronzoli. Più ancora, per razza e sentimento, il Chianti Classico Riserva 2006 di Villa di Geggiano , che ci racconta da par suo circa le potenzialità su cui può contare la cantina capitanata dai fratelli Andrea ed Alessandro Bascu Bianchi Bandinelli: spirito autentico (checchennedicano due briciole di cabernet) per un vino compiuto ed elegante, dall’animo chiantigiano conclamato, esempio mirabile di naturalezza espressiva e tempra minerale.

Dall’area gaiolese, sempre prodiga di belle cose, ho da dirvi di una novità e di due veterani: la novità è costituita dal felice esordio de La Porta di Vertine e del suo Chianti Classico Riserva: lo avvolge un’aura classica di stampo “gambelliano” (da tradursi: “alla Giulio Gambelli“), come a dire riduzioni “propositive” unite ad un’anima candida e naturale, bellamente sangiovesa, per un profilo gustativo snello, saporito, fragrante. Un peso leggero che quanto a sfumature e beva non è secondo a nessuno. I fratelli Martini di Cigala, alias San Giusto a Rentennano, non hanno bisogno di presentazioni. Diciamo che ci stanno preparando (perché è un campione di botte) ad un volitivo, intenso Riserva Le Baroncole, un vino di naturale temperamento, solido e roccioso, di bella materia e gran tessuto, con il rovere in fase digestiva e un intrigante fondo minerale da regalare. Sorprendente e buonissimo infine il Chianti Classico Riserva di Badia a Coltibuono: struggente, caratteriale, flemmatico e armonioso, dalla beva coinvolgente e amica, non fa che ribadire il momento ispirato della produzione della casa.

Dalla west coast invece la bella riuscita del Chianti Classico Riserva 2006 di Castello di Monsanto , ovvero di una etichetta tradizionalmente “schiacciata” dalle celebri selezioni della casa (Il Poggio), mi ha fatto molto piacere. Bello e fascinoso, struggente di sottobosco, è vino raffinato, dall’elettivo contrappunto gustativo. Sempre da Barberino Val d’Elsa, il Riserva di Casa Emma ricalca e rivendica per intero le buone impressioni suscitate dal Chianti annata: qui i toni si fanno più decisi, forti, a delineare i contorni di un vino roccioso, ancora parzialmente imploso, ma con una visceralità nei tratti che non lascia indifferenti. Insomma, austero ma di razza.

Dalla zona grevigiana, Lamole per la precisione, segnaliamo il sentimento autentico che innerva il Riserva del Castello di Stinche, che a fronte di un naso “ruspante” e non proprio disegnato rivela una dolcezza inoubliable se lo bevi, dove tenerezza tattile e sapidità inchiodano all’ascolto.

Da Tavarnelle Val di Pesa invece un gradito ritorno ai vertici: sì perché il Riserva Casasilia di Poggio al Sole, sia pur poco concessivo quanto a confidenze aromatiche, dimostra una tempra tannica, un carattere ed una lunghezza che lasciano davvero ben sperare per il futuro.

Non potevano mancare acuti da Castellina, dove il compassato Riserva di Tenuta di Lilliano (campione da botte) è già in grado di esprimere la proverbiale sua eleganza. Come sempre trattenuto negli accenti, è vino di buon grip con un comparto tannico in attesa di fusione.

Da Radda infine spunta una suggestione nuova (seminuova), ma che suggestione: il Riserva Campitello di Monteraponi (campione da botte) si propone quest’anno su un piano di straordinaria compiutezza. Affascinante sin dalla prima annusata (sono fiori e mineralità), la silhouette sfumata, la grazia espressiva e la capacità di dettaglio di cui si avvale ne fanno un vino “sussurrato”, fresco, di ricca essenzialità, che si impone al ricordo.

Assaggi effettuati a Firenze, nel mese di febbraio 2009

5 Comments

  • maria guarini ha detto:

    grazie….
    Maria

  • vincenzo busiello ha detto:

    ma dov’è bucciarelli (antico podere casanova) ?

  • Fernando Pardini ha detto:

    Gentile Vincenzo
    risposta pragmatica: Antico Podere Casanova sta a La Piazza, nei pressi di Castellina in Chianti.
    risposta rimuginata: Se intendi ” come mai non ci sta il chianti classico riserva 2006 di antico podere casanova bla bla–” beh, molto semplice, non era presente fra i vini in assaggio.
    Se quindi la tua eventuale finta domanda sottintende il valore certo di quella etichetta, ottimo motivo per il sottoscritto per una ricerca tutta nuova.
    un saluto cordiale
    Fernando Pardini

  • vincenzo busiello ha detto:

    sono
    interessato, gentile Fernando, alle sensazioni che hai ricevuto, se lo hai bevuto, dal chianti di bucciarelli
    grazie mille

  • Fernando Pardini ha detto:

    Non pervenuto, mi dispiace Vincenzo. Peraltro vino/azienda non presente sia alla collection del febbraio scorso a Firenze sia fra gli innumerevoli ( quest’anno direi un record di presenze) campioni pervenutici per la Guida Espresso. Da molti anni non incontro un Bucciarelli e mi sa che dovrò colmare la lacuna.
    Un saluto
    Fernando Pardini

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