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Remise en forme all’Albereta

Parcheggiando all’ora di cena davanti all’ingresso dell’Albereta per il solo scarico bagagli e giusto il tempo per non far apparire troppo impietoso il confronto con le altre auto, si viene subito assaliti dal rimpianto di non essere stati già li alle tre del pomeriggio: come si fa ad essere arrivati così tardi in questo paradigma del lusso italiano, naturalmente Relais&Chateaux? Invece è ora di cena; e a cena viene subito eliminato ogni possibile equivoco. Qui, nel cuore della Franciacorta, distretto spumantistico italiano ben noto e baciato dal successo; qui, a casa di Vittorio Moretti protagonista nelle bollicine con Bellavista e Contadi Castaldi e nei rossi toscani con Petra; qui, dove opera una ottima cucina anche senza scomodare Gualtiero Marchesi che sta qualche metro più in là con la sua brigata; ebbene, qui, al centro della tavola, campeggiano una caraffa di acqua e limone e tre “salsine”, una rossa, una bianca e una verde.

Arriva la dietista, e arriva con l’aria di chi non darà notizie buonissime. Mette molte mani avanti e quasi si scusa ma è una persona così gradevole e gentile che non si può che essere d’accordo con lei, su tutto. Su alcune cose si impietosirà, su altre no. Ci spiega che al centro della tavola, oltre alla caraffa sopra menzionata, ci sono un “pesto” di erbe aromatiche che sostituiranno il sale, assolutamente bandito. C’è poi una salsa molto piccante, ed una fibra che può essere utilizzata in varie maniere per il suo potere saziante. Cederà sul pane al posto delle fette biscottate integrali della colazione biolight servita in camera, ma non cederà sul caffè, assolutamente da evitare: il processo di tostatura, assieme ai ben noti e seducenti aromi, sviluppa infatti (semplificando) delle “tossine” che vanno evitate: quindi, solo caffè d’orzo. Ma qui finiscono i sacrifici, e un eventuale gourmet trova comunque le sue soddisfazioni: ad esempio, le seppioline cucinate con abbondante pomodoro, un po’ in stile livornese, non lasciano la minima “arsura” in bocca, e un riuscito connubio fra soddisfazione del palato e rigoroso rispetto della dieta avviene nella buonissima coulisse di frutto della passione. Saranno poi buone la pizza alle verdure, la lasagna di verdure, il sushi…

Al mattino, arrivano le colazioni biolight: fette biscottate integrali biologiche, frutta (ananas e kiwi) in abbondanza (i succhi sono sono privi delle fibre e sfamano meno), yoghurt, miele, marmellate in dosi ben stabilite. Poi, caffè d’orzo e tisana calda. Alle nove, partenza con i trattamenti del primo giorno.

Attraversando i corridoi in accappatoio, si perde il conto dei volti sorridenti del personale che si incrociano lungo la strada; lo sguardo si distrae poi guardando i terrazzi che si affacciano sul parco, o le suggestive foto dell’epoca della dolce vita romana che formano una piccola esposizione temporanea. Ad aspettare l’ascensore c’è, anche lei in accappatoio, una signora che ha il fascino austero di una Marella Agnelli degli anni ’60. Andiamo nello stesso posto: allo spazio Henry Chenot ospitato all’Albereta.

Nel libretto di presentazione si legge che Henry Chenot è “allievo della medicina cinese, della psicologia bioenergetica e della neuropatia; possiede un dottorato in psicologia e una laurea ad honorem di scienze umane. Ha diretto per venti anni l’Espace Henry Chenot di Merano, luogo dal quale non sarebbe mai separato se non avesse incontrato la personalità forte e allo stesso tempo umile di Vittorio Moretti.” Nasce cosi, nel 2003, l’Espace Henry Chenot dentro l’Albereta. Al piano -1, la zona massaggi e trattamenti, al piano -2, la zona idroterapia, sauna e bagno turco, e piscina con vista sul parco.

Il clima è quello di un piccolo paradiso silenzioso, dove ci si trova immersi in profumi quasi stordenti e musiche lontane dall’origine indefinibile, in una comunità in accappatoio depurata di ogni nervosismo, di ogni aggressività, in uno stato di tranquillo ed assoluto benessere. Arriva una ragazza bionda, anche se “ragazza” è termine fin troppo concreto: ha un aspetto assai gradevole, ma talmente angelicato da impedire qualsiasi pensiero malizioso. Porge un imbarazzantissimo perizoma ed invita, sottovoce, ad entrare in una vascona piena d’acqua. Dopo aver azionato dei pulsanti sussurra “a dopo”. Una schiuma abbondante e finissima comincia a salire, ed a un certo punto inizia a traboccare nella stanza. Piccoli stress, difficoltà a rilassarsi e qualche dubbio: “Sarò nella posizione giusta?” Una sagoma con delle lucine dovrebbe guidare la posizione, ma se uno è alto fa fatica a far corrispondere le lucine ai punti giusti. Fino a che l’”angelo” non ritorna e si passa ai fanghi caldi che bruciano anche un po’, ma si fa fatica lo stesso a non addormentarsi.

Seguono i massaggi. Augusto è sorridente ed espansivo. Appena intuisce che “il cliente” è uno curioso non si fa pregare: “Certo, questo è solo un assaggio, anche i trattamenti più light durano tre-quattro giorni; ma cercherò lo stesso di darle una idea dei nostri metodi.” Parla dei meridiani del corpo, di energie e tossine che stanno nelle cellule e che possono essere convogliate ed eliminate. Ecco perché dopo ci si sente bene. Dove non riesce con le mani usa una curiosa “ventosa” che percorre il corpo, serve proprio per aiutare il massaggio manuale a liberare le zone del corpo dagli accumuli di tossine.

Le cose piacevoli diventano subito consuetudine. Il secondo giorno, l’entrata nella vascona è già più disinvolta. Nessuna preoccupazione per l’acqua che trabocca, relax completo fra i profumi. La stanza stavolta affaccia sul parco e lo sguardo si distrae seguendo un giovane che fa correre il suo cane. Tutto appare piacevole, leggero, naturale, come se dovesse continuare per giorni, anzi fosse la condizione normale della propria esistenza. I fanghi caldi devono essere diversi perché bruciano meno. Il massaggiatore riprende il discorso, e stavolta userà una macchina per vedere quali miei organi sono in deficit e quali in eccesso di energia. Nel caso cercherà di convogliare l’energia da una parte all’altra. Il risultato della macchina conferma le previsioni suggeritegli dalla reazione della pelle: pressoché tutti gli organi hanno un eccesso di energia, il fegato in particolare. “Eccolo, beccato subito il mangione”. E invece, una inattesa rassicurazione: “lei ha un impiego di tipo intellettuale, vero? “. Effettivamente sì. L’ho scampata.

E così, fra pasti biolight e mezze giornate passate in piscina, termina la remise en forme. Nei giorni successivi mi sentirò più tonico, più energico, anche più positivo. Nessuna autosuggestione, davvero. L’unico peccato è che non durerà poi molto.

5 Comments

  • Fernando Pardini ha detto:

    Tutto bene, tutto a posto. Ma questi angeli della remise en forme hanno poi capito che tutte le tue energie si erano fortemente accumulate nel pensiero di farsi una bella mangiata ad un tavolo di Gualtiero Marchesi?

    Che poi , girato l’angolo, hai fatto no?

    fernando

  • Riccardo Farchioni ha detto:

    Beh, schivando lo sguardo della dietista… non si poteva mancare….

  • Fernando Pardini ha detto:

    Ecco ( mi pareva…), magari racconta anche di quello vai!

    fernando

  • Lorenza ha detto:

    che dire? Avrei bisogno di soffrire anch’io così per circa sei mesi!

  • Riccardo ha detto:

    Cara Lorenza, forse dopo sei mesi il dispiacere di andarsene sarebbe leggermente minore….

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