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Emozioni ed ironia ai Parioli. Ristorante All’Oro

Raro, sempre più raro, entrare in un ristorante ed uscire pienamente appagati, con la voglia di ritornarci e di raccontare ad amici, parenti e conoscenti, un’esperienza culinaria senza macchia. Sempre più simili al critico cinico e severo di Ratatouille, Ego, noi incontentabili e pignoli giornalisti ci aggiriamo per ristoranti alla ricerca della perfezione, con lo spirito di famelici predatori. E quando finalmente la mano di uno chef ci fa sognare, e sorridere, ci rilassiamo e, come semplici e goderecci clienti, respiriamo il momento.

Siamo a Roma, nel quartiere più in della capitale, ai Parioli: impossibile imbattersi per caso nel ristorante All’Oro, se non per gente del luogo, o magari per clienti affezionati della gelateria accanto, tra le più conosciute in città. Riccardo Di Giacinto, chef e titolare assieme alla fidanzata ed alla cognata, ha aperto questo piccolo tempio dei sapori da appena due anni: pochissimi coperti che non arrivano a toccare i trenta, rifiniture in oro che richiamano il nome del locale, una carta dei vini mignon ma ben strutturata, e soprattutto piatti che meritano una corona di alloro, a riconoscimento del grande spessore che trasmettono. Riccardo, trentatreenne, ha toccato i lidi di molte cucine importanti e vanta nella sua formazione grandi maestri.

Ha cominciato a muovere i primi passi alla trattoria di San Rocco di Monterotondo con Marco Milani dove ha appreso ed iniziato ad amare la territorialità e la tradizione, caratteristiche che spiccano nettamente nelle sue preparazioni. Non si è fatto poi mancare l’avanguardia, con un anno da Ferran Adrià al ristorante El Bulli, mentre a Londra si è lasciato conquistare dalla cucina di Marco Pierre White. Ultima sosta prima del All’Oro, il Ristorante Baby a Roma, di proprietà della famiglia Iaccarino, dove ha conquistato una stella Michelin. Oggi tutte le esperienze accumulate convergono nei suoi piatti in cui la fusione tra tecnica, regionalità e innovazione ne decreta la vittoria.

Se il buongiorno si vede dal mattino, nessun modo migliore se non quello di iniziare con le sfingi all’ingresso del menù. Il primo antipasto ci lascia piacevolmente disarmati: se fossimo arrivati un po’ in ritardo alla cena, crederemmo, alla sola vista di quella preparazione, di aver già perso tutte le pietanze e di essere giunti, ahimè, al momento del dessert. È il Tiramisù di patate e baccalà con lardo di colonnata, servito in bicchiere trasparente. La provocazione è davvero divertente e non si può certo fare a meno di sorridere mentre il cucchiaio affonda nella mousse che sembra proprio mascarpone, sia per il colore, che per la consistenza. E quando lasciamo la crema scivolare in bocca gli occhi si illuminano, e le labbra si aprono in segno di compiacimento, per un equilibrio di sapori che ha dell’incredibile: la sapidità del pesce è armonicamente miscelata al dolce delle patate ed all’untuosità del lardo e quella spolverata di cacao è la giusta nota amara che dà lo sprint finale al tutto.

L’altra fiera sfinge non è da meno e con i Rocher di coda alla vaccinara Riccardo continua a evidenziare la grande passione per il gioco tra apparenza e sostanza: si tratta di sferiche polpette che ricordano il famoso cioccolatino, cotte nella salsa di pomodoro e arricchite di pinoli ed uvetta, come tradizione laziale vuole. Il primo morso ci riporta a tutte quelle sensazioni forti e mature di carni cotte lungamente, morbide ed avvolgenti, e la gelée di sedano dà una mano a trasmettere alla pietanza una bella nota di freschezza.

Con l’arrivo del primo piatto il livello non scende neanche di un gradino ed i Raviolini di mascarpone, ragù d’anatra e riduzione di vino rosso tranquillizzano il severo ”Ego” che è in noi: Ramona, compagna di Riccardo, ci consiglia di mangiarli interi, così che il mascarpone non fuoriesca dalla liscia e delicata pasta e non intacchi, nella composizione, il sugo, concentrato e inebriante al naso. E non ha che ragione, visto l’effetto che procura la morbida esplosione del raviolo direttamente in bocca e che permette al ripieno di miscelarsi completamente con il resto degli ingredienti. A coloro che, appena entrano nel Lazio, hanno solo un pensiero gastronomico che li assale, quello della porchetta fatta ad arte, non possiamo che consigliare il maialino da latte cotto a bassa temperatura con composta di mele, lime candito e salsa alla senape: si tratta di un tortino dove la tenera carne è sovrastata da una croccante crosticina, che ricorda così bene quella della porchetta. La salsa di mele che lo accompagna dà una sferzata al piatto, e regala un sapore riconducibile alle calde sensazioni della cucina di montagna, dove frutta e carne camminano spesso fiere mano nella mano.

Anche i dolci superano a pieni voti la prova e ci fanno dimenticare la gelateria accanto che  avevamo, ad inizio serata, ipotizzato poter essere la nostra stazione di arrivo: con la semplicità di una Creme brulée alla vaniglia con ragù di mele e cannella che addolcisce gli animi più duri, concludiamo, già un po’ nostalgici, il nostro viaggio, ed allo chef vanno i nostri più sentiti complimenti!

Ristorante All’Oro
Via E. Duse 1E – Roma
Tel. 06 97996907
www.ristorantealloro.it

Nelle prime due immagini: lo chef Riccardo Di Giacinto con la compagna e con il giornalista Luigi Cremona

2 Comments

  • enzo ha detto:

    caro Roberto,
    potresti indicarci anche il prezzo indicativo? Coi tempi che corrono rimane un valore aggiunto….

  • Roberta ha detto:

    Caro Enzo, hai davvero ragione, è che certe volte sembra che i prezzi levino poesia alle parole….Ma con i tempi che corrono è bene essere pratici!
    Gli antipasti si aggirano sui 18 euro, i primi sui 20, i secondi sui 26 ed i dessert sui 10.
    Ci sono due menù degustazione (é il cliente stesso che sceglie i piatti dalla carta): uno di 4 portate a 55 euro ed uno di 6 portate a 70 euro.

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