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Il pianeta al contrario

I futuri viaggi spaziali ci porteranno a conoscere realtà diverse oppure estremamente simili alle nostre. Magari capiterà che, proprio dove tutto sembra uguale, ci saranno invece profonde differenze, anche nel mondo del vino. Il racconto è, solo e soltanto, frutto della fantasia dell’autore e non riflette minimamente le idee della redazione …

Finalmente l’enorme astronave con il suo numerosissimo e qualificatissimo equipaggio arrivò su Arret, il pianeta così lontano e così simile alla nostra Terra. Vi erano esperti di ogni settore: astronomi, fisici, chimici, medici, psicologi, etologi, archeologi, botanici, ecc., ecc. Ma anche agricoltori, pedologi, enologi e produttori di vino. Si voleva studiare tutto con grande attenzione: la grande simpatia e gentilezza mostrata dagli alieni in anni ed anni di contatti radio aveva convinto i governanti della Terra ad inviare una spedizione veramente completa, per comprendere appieno il differente modo di vivere del nuovo mondo. In realtà già il suo nome doveva farlo immaginare … Anche se Arret sembrava esteriormente una copia del nostro pianeta ed i suoi abitanti perfettamente uguali agli umani, le cose andavano molto, molto diversamente. Spesso, anzi quasi sempre, proprio “al contrario” che da noi. Alcuni banali esempi? I politici erano normalmente scelti tra le persone più sincere ed oneste. E chi pensava di non avere quelle doti, non si candidava nemmeno per la competizione. Bastava il minimo sbaglio rispetto alle promesse elettorali e subito chi l’aveva commesso si dimetteva, a qualsiasi livello fosse giunto nella scala gerarchica. I processi si svolgevano in pochissimi giorni e non vi era quasi bisogno di avvocati, perché il colpevole si assumeva tutte le responsabilità del misfatto. Le televisioni ed i giornali dicevano solo e sempre la verità e non nascondevano mai la polvere sotto il tappeto né privilegiavano una classe politica piuttosto che un’altra. Per tale motivo vi erano pochissimi quotidiani: sarebbero stati praticamente uguali tra loro. Tutti pagavano le tasse volentieri ed i servizi sociali funzionavano perfettamente. E via dicendo …

Come già detto, della spedizione facevano anche parte produttori di vino, in quanto volevano studiare da vicino i metodi di coltivazione dell’uva di Arret. Sicuramente ci sarebbe stato qualcosa da imparare. In realtà non vi erano, contrariamente ad altri settori, grandi differenze rispetto alla Terra. I vitigni avevano caratteristiche simili anche se portavano nomi ovviamente diversi. L’oloibben, l’arebrab, l’otteclod erano tipici del nord ovest di una nazione molto simile all’Italia, l’Ailati.

Nella sua parte centrale era famoso l’esevoignas, a sud l’alova d’oren. Nel paese più vicino, l’Aicnarf, si producevano invece il tenrebac e l’oren tonip, e così via.

A parte i nomi, tutto sembrava perfettamente uguale al nostro mondo e la delegazione ne fu abbastanza sorpresa. Forse il vino era una delle poche cose immutabili nell’Universo? Al fine di visitare quante più cantine possibili e scegliere le più affidabili, il gruppo di visitatori chiese di poter avere un certo numero di guide dei vini per poter fare un confronto ed andare a colpo sicuro verso i migliori produttori. Ma ecco che qui arrivò la prima grande sorpresa.

Non esistevano guide di vini, ma solo un elenco preparato dai vignaioli, che riportava i punteggi che loro stessi si erano dati reciprocamente sulla base di assaggi svolti in varie riprese e completamente alla cieca. Alla meraviglia dei terrestri i produttori alieni risposero con grande semplicità: “la qualità di un vino è quella che è e ci sono solo due modi per stabilirla: in maniera oggettiva o in maniera soggettiva. Nel primo caso non vi è certo bisogno del giudizio di una persona estranea. L’oggettività, definita da certi chiari parametri sensoriali, siamo perfettamente in grado di stabilirla noi, che abbiamo più esperienza di chiunque altro. Nel secondo caso, che forse è quello più vero e spontaneo, sarà il consumatore stesso a stilare la sua lista di preferenze. Quello che piace a uno, potrà non piacere ad un altro e viceversa. Non esistono regole per il gusto personale”. In realtà il ragionamento non faceva una grinza. Visto lo sconcerto negli occhi dei terrestri, furono gli alieni questa volta a porre una domanda: “perché sembrate sconvolti? Da voi come funziona?” La delegazione spiegò che sulla Terra vi era un numero incredibile di guide dei vini ed un numero stratosferico di esperti, di giornalisti, di professionisti, ecc., che non solo giudicavano i prodotti, ma che erano talmente bravi da valutare le vendemmie anche prima che si fossero concluse, a volte addirittura con anni di anticipo. Se poi un certo anno era stato definito come “cattivo”, il consumatore si guardava bene non solo dal comprare, ma addirittura dall’assaggiare un vino fatto in quell’annata. Poco importava se poi, dopo un paio di anni, ci si accorgeva che era invece fantastico. Tutti quelli che lo avevano denigrato facevano in fretta a cambiare idea e ad accusare i colleghi. Non per niente le liti tra giornalisti ed affini erano all’ordine del giorno.

Fu la volta degli arretini a sembrare sconcertati: “ma voi non dite niente? Ed il consumatore non capisce di essere stato preso in giro? Che valore potrà dare in futuro a persone che hanno dimostrato di pensare solo a fare “scoop” e non a trasmettere la loro passione per il nettare dell’uva?” I terrestri bofonchiarono un po’ e cercarono di cambiare discorso. Ma gli alieni continuarono a domandare, veramente interessati da quello strano approccio che i visitatori avevano col vino: “perché avete tante guide? Se esse rappresentassero il gusto particolare di chi le scrive, allora andrebbe anche bene, ma dovreste averne tante quante sono i consumatori, milioni e milioni. Se invece stabilissero il valore oggettivo dei vini, ne basterebbe una ed una sola. I risultati DEVONO essere praticamente uguali per tutti gli esperti. C’è qualcosa che non riusciamo a capire … Volete mica dire che diversi esperti danno giudizi oggettivi diversi ad uno stesso vino? Ma allora non sono esperti …” Nuovamente i terrestri rimasero molto imbarazzati e spiegarono che in realtà succedeva proprio così. Il vino che in una guida era tra i migliori, poteva benissimo essere considerato pessimo da un’altra. E lo stesso avveniva nei giudizi di singoli giornalisti, esperti e degustatori professionisti che scrivevano un po’ ovunque. E questi contrasti portavano sovente a liti furibonde che poco avrebbero dovuto interessare sia ai produttori che ai consumatori.

A questo punto, malgrado l’estrema gentilezza ed educazione, gli arretini non poterono non rispondere con una malcelata risata ed un indicativo scuotimento del capo. I terrestri cercarono di contrattaccare a quella che sembrava una provocazione: “quindi voi non avete giornalisti del vino, non avete esperti che divulghino le verità enologiche ai poveri comuni mortali?” Gli alieni furono pronti a rispondere all’unisono: “certamente si! Ma i giornalisti scrivono descrizioni oggettive semplici e illuminanti dei nostri vini. Ovviamente sempre concordi tra loro e con le nostre valutazioni. Ma soprattutto parlano di come sono stati fatti, della storia che c’è dietro, delle tradizioni, dei personaggi, del territorio e di mille altre sfaccettature. Sono anche molto gentili con noi, sapendo che se non ci fosse il nostro lavoro, loro resterebbero improvvisamente senza impiego. Spesso e volentieri, quando vogliono conoscere in dettaglio la nostra fatica, ci invitano al ristorante o organizzano riunioni e banchi d’assaggio, ospitandoci gratuitamente per uno o più giorni. E noi gliene siamo riconoscenti, anche se cerchiamo di non approfittarne troppo.”

Il volto dei terrestri divenne quasi paonazzo e i loro occhi cominciarono a girare vorticosamente. “Abbiamo detto qualcosa che vi ha ferito? Se è così scusateci …”, dissero gli arretini sinceramente spaventati. Per cercare di rincuorare gli ospiti provarono a metterli un poco a loro agio, mostrandogli un corposo volume perfettamente rilegato: “capiamo che le cose da voi vanno diversamente che da noi, ma non così tanto, in fondo. Guardate! Anche noi abbiamo una guida che viene pubblicata tutti gli anni”. Ed invitarono i terrestri a darle un’occhiata. Questi cominciarono a riprendersi dallo shock e tirarono un profondo sospiro di sollievo. “Non è tutto oro quello che luccica”, pensarono, “anche questi alieni alla fine hanno bisogno di una vera guida. Non sono poi così strani”. A qualche vignaiolo terrestre cominciò a disegnarsi un sorriso sul volto. Ma fu di brevissima durata. Metà della delegazione svenne e fu portata in infermeria, l’altra metà restò immobile a guardare quelle pagine scritte in una lingua abbastanza comprensibile anche a loro. Era effettivamente una guida, ma il titolo era già un colpo inatteso: GUG, Guida Universale dei Giornalisti. Più di diecimila esperti, degustatori professionisti, scrittori, erano recensiti e giudicati dagli stessi produttori. Ad un centinaio di essi erano state assegnate le quattro penne, il massimo riconoscimento, sogno di tutti i giornalisti del vino!

3 Comments

  • andrea ha detto:

    Bravo sento sempre più l’esigenza di trovare degli alieni per poter bere un vino e parlarne senza sentirmi a diagio.

  • carla ha detto:

    finalmente qualcuno che parla di vino e non di guide dovremmo tutti trasferirci su Arret,o sperare che Arret prenda il posto della Terra

  • Riccardo ha detto:

    cara Carla, dici che l’autoreferenzialità ci seppellirà? Allora reagiamo!

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