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Il doppio mistero di Sergio Germano: l’orso di peluche ed il riesling di Langa

Una delle figure più emblematiche del vino di Langa, quella di Sergio Germano, è avvolta nel mistero. Cercando di scoprire la verità, mi sono trovato a vivere una giornata intensa, irripetibile, che mi ha inserito prepotentemente nella cultura del vino e di chi lo crea. E che ha dimostrato ancora una volta come sia facile estenderla ai valori più sinceri e veri della vita.

L’orso

Esiste un personaggio in Langa circondato da un velo di mistero. Sotto lo svettante castello di Serralunga, in una zona di “cru” prestigiosi, sorge l’azienda di Sergio Germano. E lui sa sfruttare al massimo questi vigneti producendo alcuni tra i più grandi vini rossi della regione, Baroli soprattutto. Ma intorno alla sua imponente figura sono nate un paio di leggende che la gente racconta solo bisbigliando, quasi per timore di toccare segreti troppo complessi ed intricati.

Il primo segreto riguarda l’incontro avvenuto parecchi anni fa con un gigantesco e feroce grizzly canadese. Il nostro Sergio si era recato a Vancouver per una degustazione molto importante. Nel pomeriggio, avendo a disposizione qualche ora di pausa, decise di fare una passeggiata nella fitta foresta che giunge fino all’Oceano Pacifico. Il silenzio e la pace così verdeggiante erano l’ideale per riprendersi dalle ore di aereo e dalle primi concitate presentazioni e discussioni. Quel cartello che campeggiava all’inizio del sentiero non riuscì perciò a metterlo in apprensione. Recitava, con poche parole stringate ma chiarissime: “attenzione! Avvistato recentemente un enorme grizzly carnivoro. Non proseguire disarmati”. Sergio aveva troppo bisogno di un momento di rilassamento e proseguì con una scrollata di spalle. Quello che accadde dopo è ancora avvolto nel mistero. Tuttavia, i giornali del luogo riportarono la notizia di un terribile orso grigio che avrebbe attraversato correndo all’impazzata tutto il Canada fino a giungere in Alaska e fermarsi soltanto vicino alla città di Fairbanks, dove sembra si sia convertito ad una dieta puramente vegetariana. Sergio si presentò alla degustazione come se niente fosse successo. Forse soltanto un leggero sorriso sarcastico solcava il suo volto fiero e deciso. Nessuno riuscì mai a sapere di più del suo incontro avvenuto nel bosco. La notizia giunse però fino in Italia e molti appassionati di vino e degustatori ufficiali da quel giorno non osarono quasi più accostarsi al grande vignaiolo piemontese. Paura? Rispetto? Timore? Alcuni giurarono perfino di averlo sentito ruggire nelle notti di Luna piena. Ma si sa che a volte bastano poche parole per far nascere miti e leggende.

L’aura di mistero è oggi ancora viva. Tuttavia, talmente buoni sono i suoi vini, che, benché in preda al panico, gli amanti del nettare di Bacco non possono non avvicinarsi per assaggiarli. Alcuni mandano gli amici più coraggiosi a farsi riempire il bicchiere, altri si nascondono dietro persone di grande stazza, sporgendo soltanto il loro calice tremante. Altri ancora cercano di mimetizzarsi e passare inosservati. Si racconta di un timido ragioniere di Busto Arsizio che si finse sputacchiera e rimase tutto il pomeriggio sul tavolo di Sergio a bearsi dei suoi prodotti. Poco gli importò se alla sera si ritrovò completamente fradicio e fu arrestato immediatamente dalla stradale per l’odore di vino che si propagava per vari chilometri attorno a lui. Non ci vuole molto però a sfatare questa leggenda. Basta essere amico di Sergio ed andarlo a trovare a casa. Vedere i suoi occhi che accarezzano con amore e rispetto la bella ed atletica moglie Elena, aiuto insostituibile in vigna e cantina. O guardare il sorriso che gli illumina il volto quando compaiono i suoi due simpaticissimi gioielli: Maria ed Elia. Pochi minuti e capirete che il soprannome di “orso” di Langa, che gli è stato etichettato da alcuni, è sicuramente giusto. Orso si, certamente. Ma orso di … peluche! Tanto sono evidenti la sensibilità, la comprensione, la gentilezza che si nascondono dietro quel suo sguardo solo apparentemente severo.

Lo stratagemma

Risolto senza problemi e facilmente il primo mistero, mi sono allora deciso, da ricercatore quale sono stato per quarant’anni, di dedicarmi al secondo, quello sicuramente più complesso e articolato: il riesling! Per far ciò bisogna spostarsi a picco sul Tanaro, vicino al villaggio di Cigliè, a circa 500 metri d’altezza, in terra di dolcetti. Lì, in una posizione a dir poco strabiliante, sospesa quasi nel vuoto, sorge la vigna che Sergio assicura avere impiantato circa undici anni fa. Da pochi anni produce un riesling, in purezza, da favola, non per niente capace di battere la nutrita concorrenza straniera nel concorso internazionale di Naturno, in Alto Adige. L’Herzu, un vino prodigioso e cristallino, che saprà esprimersi veramente al massimo solo tra parecchi anni, ma che già oggi è stratosferico nella sua complessità e tipicità. Un riesling di questo livello nelle Langhe? In mezzo a vigneti di dolcetto? Un mistero che “dovevo” risolvere. Un’idea apparentemente assurda mi girava da tempo nel cervello. Assurda si, ma l’unica possibile. Ed allora ho architettato un piano diabolico … Ho convinto Sergio e la splendida Elena ad organizzare un picnic proprio tra i filari della vigna incriminata. Carne alla brace, torte salate, cima alla genovese, formaggi di Langa, biscotti, torte e tanto meraviglioso vino portato dai molti vignaioli presenti.

L’analisi geologica

L’inizio della splendida avventura doveva essere per le ore 12, ma io già all’alba avevo raggiunto furtivamente il vigneto, approfittando dell’occasione che mi ero creato con il sotterfugio del pranzo all’aria aperta. Munito della strumentazione adatta ho cominciato a svolgere i primi rilievi direttamente sul luogo. Non è stato facile, perché la meraviglia della posizione, il panorama, il ripido dirupo che cadeva a piombo sul Tanaro che scorreva duecento metri più in basso (Herzu significa proprio “scosceso”, “ripido”), il silenzio ed i grappolini appena nati che mi scrutavano curiosi tra le foglie verdi, mi stavano coinvolgendo emotivamente. Il tempo però passava e decisi di iniziare il gravoso compito. Girando e rigirando lungo i confini della vigna, dopo attenti esami visivi, individuai tre siti (A, B e C) dove i segni che cercavo si manifestavano piuttosto chiaramente.

Già l’occhio diceva che ero nel giusto, ma l’analisi eseguita con la strumentazione sofisticata che avevo al seguito, mi tolse ogni incertezza. Nei tre siti si vedeva senza ombra di dubbio un repentino ed inspiegabile cambiamento geologico del suolo.

Venni preso da una smania forsennata: l’assurdo era diventato realtà. Avevo davanti la prova che avevo cercato. Tutto il vigneto ed il terreno su cui sorgeva non poteva assolutamente essere nativo del luogo. Nei tre siti studiati in dettaglio si passava dalla marna ed arenaria tipica di Langa, dei bordi esterni, all’ardesia grigia e rossa inserita in un misto scisto-argilloso ricco di ferro e quarzo, della zona vitata. In altre parole, il suolo tipico della Mosella, patria dei più grandi riesling!

Il furto o lo scambio

La mia mente si illuminò del tutto e capii che quei viaggi effettuati con assidua perseveranza da Sergio nella zona di Bernkastel più di dieci anni prima avevano uno scopo ben preciso ed ambizioso. Stava preparando il gran colpo: l’estirpazione di un pezzo del lungo Mosella ed il suo inserimento sulla sponda destra del Tanaro. Un’opera gigantesca e pericolosa, ma non impossibile per il nostro tenace vignaiolo. In quel momento compresi anche perché nello stesso periodo i documenti dei villaggi della Mosella riportavano notizia di boati e di un violento terremoto notturno, mai ricordato prima a memoria d’uomo. Non avrei mai saputo se lo scambio di terreno era stato voluto da entrambe le parti o se era stato eseguito di nascosto. Poco importava ormai, il mistero era risolto. E quella casa dalle caratteristiche così “nordiche” faceva sicuramente parte del quadro generale.

Stavo per continuare la mia ricerca sul vigneto di fronte, dove Sergio coltiva pinot nero per il suo struggente “alta Langa”, quando venni interrotto dal suo arrivo. Solo una rapida occhiata per intuire che anche lì il terreno aveva strane caratteristiche, molto simili a quelle dello Champagne. Se il gioco gli era riuscito una volta, perché non rifarlo?

Il picnic

Gli ospiti arrivarono in fretta, si prepararono le tavole, si diede il via alla brace, si andò nel punto a picco sul Tanaro per fare un allegro brindisi, attraversando quei filari che ormai sentivo un poco anche miei. Ma non tanto per avere svelato il mistero. No, piuttosto per un senso di ammirazione ed amicizia.

Poi Sergio passò tra i tavoli con il suo riesling appena nato. Che meraviglia berlo lì, proprio in mezzo alla sua vigna, riempiendo un panino di ottima salsiccia ed aspettando le tome di Langa ammorbidite sulla brace. Allegria, amicizia, cultura vera della vigna, dei vignaioli e del vino.

Eravamo tutti insieme a godere di quel momento così esaltante e commovente. E gli occhi di Sergio guardavano attorno, gioendo della sua vigna che partecipava in prima persona, degli ospiti allegri e rilassati, dei bimbi che giocavano spensieratamente. Un leggero sorriso di complicità quando incrociavano i miei, quasi avesse capito che io avevo capito.

La sera

Alla fine mi isolai con lui per chiedere spiegazioni, ma non ci riuscii. L’atmosfera non me lo permetteva e nemmeno in fondo mi importava un accidenti di diffondere quello che avevo scoperto. Anzi, me ne ero già dimenticato … L’importante era che quel riesling continuasse a dare nuove emozioni anno dopo anno.

Mi sembrò addirittura di sentire un brusio compiaciuto provenire dalle viti mentre le attraversavamo placidamente con gli occhi leggermente lucidi (a 500 metri, verso sera, si alza sempre un venticello fastidioso …) Quella pace fu rotta da un grido di Elena: “venite, ho aperto il mio Ezelindo!” Io guardai Sergio e lui mi spiegò che era il vino che faceva sua moglie, con uve tempranillo, in un vigneto vicino a casa che lei chiama Ribeira della Talloria. Ebbi un sussulto … anche la Spagna accidenti! Ma il telescopio era già puntato verso Saturno ed andammo ad osservare i suoi anelli. Queste sono giornate che non si possono dimenticare e nelle quali qualsiasi mistero perde di significato.

Germano Ettore Azienda Agricola di Germano Sergio
Borgata Cerretta, 1 – 12050 Serralunga d’Alba (CN)
Tel. +390173613528 – Fax +390173613593
www.germanoettore.com
germanoettore@germanoettore.com

2 Comments

  • Luciano ha detto:

    Enzo, hai stavolta hai colpito nel segno!

    Ottima idea quella della festa in vigna (alla quale purtroppo non ho potuto partecipare poichè avevo già preso un impegno altrove…) e come sempre singolare e emozionante resoconto della giornata.

    Complimenti ancora!!!

    Luciano

  • ciao Enzo, è buffo, ho comprato Herzu un mese fa su indicazione di Silvia Goglio, una ragazza del settore qui in zona che ha un palato ragguardevole. Stasera, come tante altre, sto gestendo ed archiviando tonnellate di posta arretrata, ho trovato la newsletter di Acquabuona e ritrovato il link al tuo scritto, e mi sono ricordato di averlo letto ormai tre mesi fa e che mi aveva intrigato molto, al punto di farmi pensare di acquistare quel vino, cosa poi passata di mente per la furia di tutti i giorni. Sono davvero contento di averlo riletto ora, e complimenti ancora per quello che hai scritto. Spero di rivederti presto. Roberto

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