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Morellino di Scansano DOCG Larcille 2006 – Poggio Trevvalle

Sottozona/cru: vigneti in Arcille – Campagnatico (GR)

Data assaggio: giugno 2009

Il commento:

Le trasparenze del suo rosso rubino non te le nasconde, ché è vino di flemma e portamento questo qua. Il suo marchio di fabbrica sta nella misura e nella compassata “postura”; non ha ridondanze da mostrare, solo disarmante sincerità. Per questo non teme le nudità.

Qui non c’è spazio per le evidenze gioiose del frutto -un classico per la tipologia-, piuttosto si può parlare di “scheletro” e di silhouette sfumate, dal forte ascendente minerale. Arioso e seducente, soprattutto ben bevibile, è quel che si dice un vino finto-semplice, che stimola l’istinto senza scomodare la cerebralità. Una tempra “sangiovesa” lo innerva: la senti nel rigore degli umori saggiamente trattenuti, nella fibra e nella tensione tutta sapida dei suoi allunghi. Un vino che cerca di confortare accarezzando, questo è, senza esibizione di muscoli; una dolcezza di frutto tenera e cordiale,  a solcare un palato dai sapori soffusi, dalla marcatura tannica garbata, dalla sostanziale scheletricità. Insomma, dalla Maremma un vino chiaroscurale, ispirato e “silenzioso”, che ti spinge all’immedesimazione e ti fa stare bene. A 15 euro o giù di lì sugli scaffali d’Italia.

La chiosa:

Da anni seguo i vini dei fratelli Bernardo ed Umberto Valle, vini che puntualmente si propongono all’attenzione per la grazia gentile e la salvifica bevibilità. E se non raggiungono ancora vertici di complessità (soprattutto tannica) poco importa:  dal simpaticissimo Santippe, vino quotidiano originale e “traditore”, al Morellino “senza nome”, fino al nuovo Montecucco Rosso, qui i vini assumono una dignità orgogliosa. Un filo rosso li accomuna: l’essenzialità, l’assenza di forzature, l’estrazione calibrata, il candore e il savoir faire. Il piccolo glorioso Larcille (il nome vuole essere una dedica al borgo di Arcille, nei pressi del quale sorgono i vigneti aziendali) da questo punto di vista è vino paradigmatico: con la sua presenza timida ma quanto mai evocativa, lancia un sasso e mette la firma, imponendosi oggi, a parer mio, come una delle etichette più individue del territorio. Ah, dimenticavo: trattasi di sangiovese in purezza. Il miglior sangiovese, secondo i Valle, di cui le loro vigne son capaci. Di più, i prezzi più che umani della produzione tutta, gli approcci campagnoli e cantinieri perseguiti nel rispetto dell’ambiente, giocano maledettamente a favor di coinvolgimento.

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