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Un vino per l’Abruzzo: racconto di una serata speciale

La terra dalle mie parti non vuole smettere di tremare. È lo “sciame sismico”… Parole che mi fanno ancora più effetto quando a pronunciarle è mia madre – settantatre anni e una dura vita contadina alle spalle. Lei che, in gioventù, aveva lavorato anche il miele, e che non ha avuto difficoltà a capire che a “sciamare”, stavolta, non sono api ma onde distruttive. La paura e l’emergenza terremoto, quindi, sono più vive che mai. E settimana dopo settimana ci si rende conto che, per chi da quelle parti ha perso tutto e deve ricostruirsi una vita, il duro deve ancora venire!

Sono un abruzzese “trapiantato” a Roma per lavoro e per amore. Ma in provincia dell’Aquila ho ancora la mia famiglia, la casa paterna, gli amici d’infanzia…le mie radici insomma. Dopo quel tragico 6 Aprile ho subito vissuto il senso di disagio e inadeguatezza di chi ha troppi legami con quella terra e con le sue genti per potersene stare a guardare. Che fare allora?

L’idea base.

Abbandonati i progetti iniziali di intervento sul posto (ci sono persone assai più capaci e utili del sottoscritto) ho pensato: <<se c’è una cosa buona che so fare, è portare la gente a chiacchierare di vino e buon cibo>>. Pian piano, quindi, ha preso forma nella mia mente un’idea piuttosto banale: quella di organizzare una serata enogastronomica ad alto livello, con chef e vini “famosi”, e raccogliere fondi per un progetto di solidarietà concreta. Un’idea che hanno avuto in tanti, ma che dalle mie parti, ai confini tra Abruzzo e Lazio lungo la direttrice Roma-L’Aquila, non era semplice organizzare (per mille ragioni: depressione economica, stagnazione culturale, ottuso provincialismo).

Mentre ragionavo sui produttori da contattare e sulla location più opportuna per una serata del genere, i tasselli del puzzle hanno iniziato a prendere posto.

La prima cosa, mi sono detto, è portare gli aiuti da fuori regione. Mi appariva ingiusto e poco efficace rivolgermi ai soliti produttori abruzzesi, già tartassati di richieste a destra e manca. Soprattutto perché anche loro, chi in maniera diretta (e penso a Cataldi Madonna o a Gentile), chi in maniera indiretta, sono in realtà terremotati. E già, perché all’Aquila, insieme a case e palazzi, è venuto giù uno dei mercati più importanti della regione. Consumatori locali che non consumano più, ristoranti che non hanno più clienti e che in molti casi purtroppo non esistono più, enoteche che hanno smesso di vendere, turisti che stanno alla larga…zero assoluto! E molti produttori abruzzesi, che in regione vendevano gran parte del proprio vino, ora si ritrovano con un terzo di fatturato in meno, crediti inesigibili e rate da pagare.

“Un vino per l’Abruzzo”.

Ho pensato allora di selezionare un grande vino per ognuna delle regioni che circondano l’Abruzzo, come se queste metaforicamente lo stringessero in un abbraccio di solidarietà. Dopo un lavoro di ricerca basato sull’esperienza personale e sul confronto con autorevoli colleghi (tra i quali vorrei ringraziare Andrea De Palma e Gianpaolo Gravina per l’aiuto nelle scelte) ho buttato giù un elenco di produttori da contattare, i quali, dopo aver ascoltato il mio appello, non hanno esitato un secondo a mettersi a disposizione, a conferma che spesso dietro un grande vino ci sono grandi uomini!

Pian piano è nata così una “lista dei vini” che, nel suo piccolo, conteneva un significativo spaccato del meglio dalla produzione enologica nel centro-sud Italia: vini prestigiosi, rari, in alcuni casi introvabili sul mercato, messi a disposizione per l’occasione direttamente dalle riserve private dei produttori. Dalla Toscana, Andrea Orsini, abruzzese che cura le relazioni pubbliche della Tenuta dell’Ornellaia, mi ha subito dato l’ok per l’Ornellaia 2006. Nelle Marche la scelta è caduta su Antonio Terni e la sua fattoria Le Terrazze, che ci ha proposto Vision of J annata 2001, il Rosso Conero che produce solo nelle annate migliori. In Umbria la storica azienda Lungarotti ci ha mandato il Rubesco Riserva Vigna Monticchio del 1997. Scendendo nel Lazio, Antonio Santarelli di Casale del Giglio ha proposto il suo vino di punta, il Mater Matuta versione 2005, l’ultima in commercio. Per finire, più a sud, Piero Mastroberardino dalla Campania ha tirato fuori il pluripremiato Taurasi Radici 1999, mentre l’azienda Cosimo Taurino, dalla Puglia, ha contribuito con uno dei vini storici dell’intero sud-Italia, il negramaro Patriglione annata 2001.
(P.S. – A completare il programma si sarebbero poi aggiunti all’ultimo minuto lo spumante brut di Monsupello come aperitivo, e il passito Plaisir di Zaccagnini come vino da dessert).

Il posto giusto con le persone giuste.

La sfida, come accennato, era anche quella di dimostrare che una serata di questo livello fosse possibile nel nostro depresso territorio (farla a Roma sarebbe stato assai più semplice). Ho pensato allora di contattare l’Angolo d’Abruzzo a Carsoli (AQ), dove speravo di trovare la passione, la competenza e, diciamola tutta, anche il “buon nome” necessario per trasformare l’evento in un successo. Infatti, il ristorante che Lanfranco Centofanti conduce insieme ai figli Valerio e Valentina è da anni un punto di riferimento della ristorazione regionale e non solo: una cucina di territorio – che Lanfranco ama definire “agropastorale” – basata su una ricerca quasi maniacale della qualità nella materia prima e nella sua lavorazione. Fortunatamente non mi sbagliavo: con Lanfranco, Valerio e Valentina ci siamo capiti subito. Una chiacchierata di mezz’ora e il progetto “un vino per l’Abruzzo” era partito!

La serata è stata inserita all’interno di un programma di solidarietà a tappe che da Roma arriva sulla costa abruzzese: insieme a tre rinomati colleghi – Angelo Troiani de Il Convivio Troiani di Roma, Giulio Terrinoni de L’Acquolina sempre a Roma, e Massimiliano Capretta dell’Hostaria Arca di Alba Adriatica l’Angolo d’Abruzzo è infatti protagonista di circuito di serate molto speciali chiamato “Fuori Menù”. L’idea è semplice ma brillante: girare a rotazione i quattro ristoranti e mettersi tutti insieme dietro i fornelli per creare un menù divertente e stuzzicante da proporre in serate di beneficienza ad alto livello. La prima tappa c’era già stata al Convivio di Roma, ed era stata un successo: questa di “un vino per l’Abruzzo” sarebbe stata la seconda.

Le cose stavano prendendo la piega giusta!

La formula.

A questo punto avevo i vini, avevo il posto giusto, avevo la collaborazione di quattro grandi chef…mi mancava la formula. È vero che tutto doveva ruotare intorno al fine benefico della serata, ma volevo trovare il modo per proporre qualcosa di diverso, qualcosa che andasse al di là della solita seppur prestigiosa cena con abbinamento.

Mi è tornata allora in mente la “prova del bicchiere”, una formula di degustazione che avevo visto in un paio di riviste internazionali e che, con qualche modifica, avevo portato all’interno del Segnaposto (una bella e, ahimè, “defunta” rivista di enogastronomia locale). Il nome è abbastanza esplicativo. Come ha scritto Paolo Massobrio qualche tempo fa <<[…] la prova più dura per ogni vignaiolo è quella del bicchiere, perché alla fine, del vino che è veramente piaciuto, non ne resta neanche una goccia>>.

E allora, mi son detto, vediamo che succede se portiamo in tavola, a bottiglia coperta, sei “numeri uno” e lasciamo libertà ai partecipanti di bere durante la cena il vino preferito. In sostanza, senza troppe elucubrazioni mentali, avrei utilizzato lo “svuotamento” delle bottiglie come indice di gradimento, con la curiosità di andare a vedere a fine serata quale sarebbe stato il vino più bevuto (la formula, in realtà, è stata applicata con una certa scientificità che però non sto qui a riportare per non tediarvi!).

Ci sarebbero tante osservazioni da fare: i vini per stile, provenienza, metodo di lavorazione, etc…erano assai diversi tra loro. Si passava poi da campioni con più di un decennio sulle spalle ad assaggi in anteprima. Metteteci la questione dell’abbinamento vino-cibo e capirete come fare un confronto poteva avere poco senso.

Ma non era quello l’obiettivo della serata: la solidarietà per gli amici abruzzesi avrebbe giustificato tutto. E alla fine, infatti, è stato un gran successo! I partecipanti – un pubblico attento e appassionato – si sono divertiti a riconoscere i vini, a creare abbinamenti liberi e incondizionati, a discutere su quale fosse il vino migliore e perché. L’incasso raccolto è stato devoluto alla Protezione Civile, e in parte utilizzato per acquistare e portare direttamente sul posto frigoriferi, congelatori, e altri beni di prima necessità che serviranno ad affrontare meglio la calura estiva. E quando a fine serata, io, Lanfranco, Valerio, Valentina e tutti gli altri ci siamo ritrovati intorno ad un tavolo stremati ma felici, la prima cosa che ci siamo detti è: <<a quando la prossima?>>.

La chiosa.

Ah…dimenticavo! Non posso lasciarvi senza dire com’è andata a finire! Per la cronaca “vincitore” (nel senso che è finito per primo) è stato il Vision of J annata 2001 di Le Terrazze. Questo Rosso Conero prodotto solo nelle annate migliori da Antonio Terni ha messo d’accordo un po’ tutti: forse il qualificato pubblico, prevalentemente abruzzese, ha riconosciuto e apprezzato la base comune data dall’uva che meglio conoscono, il Montepulciano; ma la realtà è che si tratta semplicemente di un grandissimo vino che coniuga complessità, originalità e carattere a una naturalezza di beva entusiasmante.

A un paio di bicchieri di distanza è arrivato l’Ornellaia 2006: in questo caso devo confessare di essere stato sorpreso non poco, perché considerando l’annata (praticamente un assaggio en primeur) pensavo che avrebbe pagato qualche piccola spigolatura giovanile. E invece ho avuto ancora una volta la conferma che un grande vino è tale fin da giovane. Poco più indietro il Mater Matuta 2005 di Casale del Giglio, che si è giovato di un equilibrio e di una piacevolezza già ben espressi. Qualche difficoltà in più hanno avuto gli altri tre campioni (per carità, grandissimi e praticamente “svuotati” anche loro) che hanno pagato il fatto di aver diviso la platea tra estimatori entusiasti e bevitori dubbiosi. Personalmente, ad esempio, sono rimasto folgorato (per profondità, ricchezza, sapore, lunghezza…) dal Patriglione 2001, grandissimo vino del sud che non avevo mai bevuto. Il Lungarotti Rubesco Riserva Vigna Monticchio 1997, il “vecchietto” della serata, ha entusiasmato alcuni e pagato dazio con i palati che amano una piacevolezza più immediata, così come il Taurasi Riserva 1999 di Mastroberardino, su cui personalmente avevo scommesso come vino “vincente” con alcuni amici a inizio serata. Ma, chiacchiere a parte, come si dice in queste occasioni, comunque è andata…è stato un successo!

9 Comments

  • enzo zappalà ha detto:

    ottima manifestazione! Il vino è stato davvero protagonista di qualcosa più importante dei soliti aridi punteggi. Bacco starà sorridendo …. Bravo!!

  • ROSANNA TAURINO ha detto:

    E’ STATO UN VERO PIACERE ESSERE PRESENTI PER UNA SERATA PIENA DI UMANITA’.GRAZIE PER AVER PENSATO ANCHE ALLA NS. AZIENDA.
    ROSANNA tAURINO

  • carla ha detto:

    Complimenti per l’iniziativa, debbo però farle un appunto lei dice di aver coinvolto le regioni confinanti in un simbolico abbraccio alla terra martoriata, vedo con rammarico che si è dimenticato di noi i cugini molisani, forse per l’eterno conflitto in famiglia, anche noi abbiamo qualche ottimo vino : il Don Luigi cantina Di Majo, o la tintiglia vitigno autoctono unico nel suo clone e vinificato splendidamente da diverse cantine solo per citarne alcune Sator di Gianfagna o Macchiarossa di Cipressi. Mi scusi per la precisazione ma anche io ho il cuore in Abruzzo ho fatto lì i miei studi universitari, ho lì una parte della mia famiglia emigrata in terra confinante, e non sono un produttore di vino.
    Comunque sia complimenti e d inuovo comlpimenti per l’iniziativa
    carla

  • patisso Cosimo ha detto:

    l´iniziativa e´sicuramente originale…..

  • Patisso Cosimo ha detto:

    Vivo in Germania, e vorrei proporre di fare la stessa cosa ma con vini tedeschi, cosa ne pensate?
    Qui i produttori sono persone umili e molto disponibili…

  • Franco Santini ha detto:

    @enzo zappalà: grazie!
    @rosanna taurino: come ho scritto dietro un grande vino si nesconde una grande persona, e voi ne siete la conferma.
    @carla: avevo considerato il Molise, cara Carla, eccome se non lo avevo fatto. Solo che con Di Majo Norante non sono riuscito a parlare: ho chiamato più volte senza riuscire a parlare mai con il titolare, ho lasciato i miei recapiti, ho scritto mail ma non ho avuto risposta. Alla fine ho preso atto di questo loro disinteresse e sono andato avanti. Sono d’accordo anche sulla Tintilia di Cianfagna e Cipressi, produttori che non conosco ma dei quali mi hanno parlato bene e sui quali mi sto documentando (ne ho un paio di bottiglie a casa che conto di assaggiare al più presto). In questa fase non me la sono sentita di proporli su un tavolo tanto “ambizioso”.
    @patisso cosimo: grazie anche a te e sarebbe bello farlo anche con i vini tedeschi ma per lavorare a un certo livello ci vogliono “agganci” con i produttori giusti e con gli importatori….se ci dai una mano io sono a disposizione!

  • carla ha detto:

    mi fa picere che non sia stato un atteggiamento snob, e mi scuso a nome del mio corregionale Di Majo per non aver compreso il senso dell’ iniziativa.
    La invito ad assaggiare le Tintiglie di cui parliamo che seppur con timidezza posso competere comperere con tanti vini idi “rango”.
    Aspetto con ansia il suo parere esperto sui nostri vini

  • Riccardo ha detto:

    Fisicamente non c’ero … ma con il cuore, caro Franco, spero abbiate potuto recepire il mio forte abbraccio.

    Alla prossima
    Riccardo

  • Patisso Cosimo ha detto:

    CARO FRANCO, FORSE HAI RAGIONE, AGGANCI NON NE HO MOLTI, MA POSSIEDO UNA CANTINA MOLTO BEN FORNITA E TANTA BUONA VOLONTA´, SE HAI QUALCHE IDEA DI COSA O COME POTREI ESSERE UTILE, FAMMELO SAPERE!

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