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Il Paradiso di Barbarossa. Nel cuore della Romagna un vino “unico”

La riviera romagnola rappresenta, nel profondo dei miei ricordi, la più classica delle mete turistiche; veniva il giorno in cui si caricava di bagagli l’auto e si partiva per la tradizionale villeggiatura fra i bagni di Rimini e Riccione, Cattolica o Cesenatico.

In Romagna è molto facile sviluppare e conservare amicizie, perché la gente è cordiale ed ospitale, abituata da sempre a trattare con turisti e viandanti. Oggi mi onoro di avere degli amici che, seppure conosciuti in tutt’altro luogo e da pochi anni, sono persone amabili che rappresentano al meglio lo spirito dei romagnoli, il loro sorriso e la loro simpatia.

Questa piccola introduzione era un doveroso omaggio a chi, ospitandomi per una piccola vacanza vicino Cesena, ha avuto anche il grande merito di regalarmi una serata in un luogo davvero speciale, fatto di storia e tradizione, di botti e cantine, di pavoni e auto d’epoca, di passione e competenza.

Questo posto delizioso è la Fattoria Paradiso, storica azienda vitivinicola situata fra le verdeggianti e tranquille colline di Bertinoro, ad appena 15 km da quella riviera così animata e vitale, che brucia il tempo delle ferie con lo scintillio dei suoi locali notturni e che si perde tra le file dei suoi ombrelloni. Come ineluttabile contrappasso, alla Fattoria Paradiso, la vita si percepisce nei grappoli rigogliosi, nel fremito che scorre tra le fronde degli alberi mosse dal vento o nel grido improvviso dei pavoni che rompe il silenzio. La vista si perde tra i filari ed il tempo scorre lentamente, permettendo al ciclo vitale e produttivo, che di una gemma fa una goccia di vino, di compiersi, celebrando così il sogno di Mario Pezzi e di coloro che proseguiranno il suo cammino.

Un cammino in cui ogni passo viene fatto con attenzione e cura dei particolari, come l’impegno rivolto all’eco-compatibilità e al rispetto dell’ambiente, o il riguardo posto a dettagli come le etichette, di cui si scelgono accuratamente i materiali di stampa e per le quali vengono coinvolti artisti di prestigio e verve creativa come Dario Fo, Tonino Guerra o lo stesso Jacopo Pezzi.

Insomma una costante ricerca della qualità in ogni aspetto dell’intero progetto.

Nella Fattoria Paradiso è possibile svolgere diverse attività. Come si conviene alla tradizione romagnola, non mancano le strutture ricettive e l’ospitalità è al centro del credo aziendale; i miei amici mi hanno così regalato, oltre all’ottima cena presso la Locanda Gradisca, una bellissima visita nelle cantine dell’azienda, in compagnia di Gabriella Pezzi, figlia del grande Mario ed attuale guida di questo piccolo “paradiso”. Gabriella ci accoglie nei locali dove si svolge l’attività produttiva e ci spiega le origini di questi ambienti, così accoglienti e pregni di storia: la Fattoria Paradiso era infatti un’antica dimora romana, casa natale del pittore Marco Palmezzano, le cui iniziali troneggiano sul grande camino del piano nobile della casa … e meno male che ce lo hanno detto, altrimenti avrei associato quell’acronimo al nome del padre.

La villa appartenne in seguito ai Conti Lovatelli, da cui il bisnonno Costantino Pezzi ne acquisì la proprietà; l’attività vitivinicola fu poi avviata da Mario nel 1950.

Così, circondato da muri di pietra, etichette storiche e volte rivestite di bottiglie, il racconto di Gabriella mi ha rapito, facendomi viaggiare nel tempo e fra i vitigni, riscoprendo il valore di Cagnina e Pagadebit, apprezzando al meglio la vasta scelta di prodotti che Jacopo Pezzi e il grande Roberto Cipresso confezionano con grande maestria: dal bordolese Mito all’intrigante Strabismo di Venere, dalla Riserva Vigna delle Lepri all’amabile Frutto Proibito.

Ma è tra le vetrine dell’enoteca privata, un vero e proprio del Museo del Vino, che Gabriella, magnifica “affabulatrice”, mi ha raccontato la storia del Barbarossa, il vitigno che papà Mario scoprì quasi per caso nel 1955 in una vecchia vigna di Sangiovese, praticamente in disuso. Questo vitigno cresce solo nella Fattoria Paradiso, non si trova in nessuna altra parte del mondo e porta il nome dell’imperatore Federico, che soggiornò a lungo nella storica rocca di Bertinoro.

Dalla Vigna del Dosso oggi si produce così l’omonimo Barbarossa, e ho voluto provare questa esclusiva restandone talmente colpito da farne incetta, tant’è che oggi, nella mia personale cantina, una bottiglia di questo vino unico non manca mai.

Si tratta di un prodotto molto interessante, che non rappresenta il vertice della produzione aziendale, ma che ritengo di particolare pregio, sia per la coerenza gusto-olfattiva del suo complesso aromatico, tutt’altro che banale, sia per l’equilibrio e l’armonia di tutte le componenti, che si susseguono nelle percezioni lasciando una sensazione di avvolgenza e personalità eccellenti. Di pari valore è il peculiare inquadramento sensoriale, trasversale, fra il vino di grande struttura e tannicità e quello più fresco e dinamico; da non sottovalutare, infine, anche il rapporto qualità/prezzo. Eccone le note di degustazione.

Fattoria Paradiso – Barbarossa Il Dosso IGT 2004

Il colore è deciso, profondo, un bel rubino dai riflessi appena violacei e unghia di un tono più scarica; la scelta di non effettuare filtraggio non pregiudica la brillantezza, più che viva. Roteando il calice, sicura è la presa delle lacrime vermiglie, che disegnano arcate dallo stretto sesto sulla pancia del cristallo.

L’approccio olfattivo colpisce per eleganza e complessità, lasciando percepire solo in un secondo momento una spinta dinamica, figlia di un apprezzabile sostegno acido, che regala freschezza a supporto di fragranze intense. La frutta a bacca rossa si percepisce subito: amarena, ribes, lamponi e ciliegia; ossigenando si libera un bouquet floreale gradevole e pulito, di rosa, iris e viola. Infine, lenta, progressiva e lunga, ecco la speziatura, cannella e pepe, vaniglia e cacao, in una trama fine e composita.

Il vino entra in bocca con decisione, ma non aggredisce il palato, rivelando in avvio una rassicurante e promettente fedeltà alle impressioni aromatiche; l’attacco è tannico e vigoroso, ma non prepotente, grazie al nerbo acido ed al calore alcolico. Nella struttura di fondo, virile e fruttata, compaiono la prugna, più buccia che polpa, e la marasca, mentre un’avvolgente morbidezza lega tutte le componenti in un abbraccio al palato. La deglutizione restituisce la tessitura speziata, dove si distinguono liquirizia, tabacco dolce, un alveo di cuoio e cioccolato; ampio il respiro che riporta ogni essenza per via retronasale, allungando la persistenza in modo considerevole.

Un vino appagante, in cui si apprezza l’affinamento in barrique ben gestito, dove si distinguono le fragranze donate dalle piccole botti di Allier, ma non si sente il legno; si avvertono solidità e struttura, ma nessuna violenza viene perpetrata a naso o palato. Davvero buono.

5 Comments

  • Patisso Cosimo ha detto:

    E´bello sapere che come me, qualcuno cerca ancora vitigni autoctoni, il Barbarossa poi e´uno dei piu´interessanti in assoluto nel territorio italiano. Il Dosso e´stato il primo Barbarossa che ho assaggiato ed e´proprio il suo rapporto qualita´-prezzo, la sua piacevolezza che lo rende unico.

  • Patisso Cosimo ha detto:

    Comunque, quello che mi manca sulle pagine online e´qualcosa che parli di Lino Maga e del suo Barbacarlo, visto che si parla di autoctono. Chiunque assaggi i vini di Lino Maga (ne produce solo 2) rimane impressionato dall´espressione territoriale che questi trasmettono.
    I suoi vini non accettano compromessi: o li ami o li odi, proprio come il Pinot Nero!

  • L'AcquaBuona ha detto:

    Del Barbacarlo si parlerà tra non molto… già ci sono due bottiglie in attesa.

  • Patisso Cosimo ha detto:

    Che meraviglia! Ne ho una scorta notevole in cantina, non riesco a farne a meno. E´per me il vino “ideale”, il vino che ti comunica qualcosa, il vino che non ha simili!

  • Buongiorno sono Ferrari mi è stato regalato da un notaio di Milano un libro del 1912 nel quale si parla di un vitigno autoctono Toscano il Barbarossa qualcuno mi può aiutare .Saluti e Salute da Giorgio Ferrari.

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