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Il Vermentino dei Colli di Luni: polvere, mare e genio

Un legame indissolubile tra genio artistico e natura prodigiosa ha creato la straordinaria peculiarità del suolo in cui crescono i vigneti che danno origine al meraviglioso vermentino, prodotto all’estremità orientale della Liguria, quando essa si abbraccia ormai alla Toscana.

L’area di diffusione italiana del vermentino è piuttosto ampia, coprendo tutta la Liguria, la Sardegna e parte della Toscana nord-occidentale. Tuttavia è indubbio che la denominazione Colli di Luni riesca ad esprimere caratteristiche del tutto peculiari, in cui sensazioni saline ed aromatiche, oltremodo complesse, si intrecciano a grande sapidità e mineralità. Frequentemente si archiviano queste prerogative con le solite frasi fatte: vicinanza del mare, alte montagne a pochi chilometri in linea d’aria, suolo estroverso, sbalzi termici, ecc. Le stesse condizioni si ritrovano però facilmente in altre zone produttive senza che il risultato sia altrettanto affascinante ed intrigante. Il motivo infatti si deve a ben altro …

Nella mia continua ricerca delle profonde e variegate ragioni che stanno alle spalle e che formano la colonna portante dell’eccezionalità di un vino, mi sono perciò buttato anima e corpo in questa difficoltosa impresa. Dopo mesi e mesi di duro lavoro, sono oggi oltremodo lieto di avere individuato finalmente la vera motivazione di tale peculiarità, estremamente articolata e del tutto inaspettata. Essa coinvolge la storia dell’arte, la geologia, la pedologia, in un mix straordinario. Lo studio, che ha visto frequenti viaggi in svariate biblioteche di Roma, di Firenze e di Carrara, nonché accurate analisi di documenti ancora presenti nel comune di Caprese, città natale del sommo artista rinascimentale Michelangelo Buonarroti, è stato portato avanti con l’insostituibile aiuto di tre prestigiose aziende del territorio: Ottaviano Lambruschi, Giacomelli e La Pietra del Focolare, che dallo straordinario vitigno hanno saputo estrarre vini magistrali ed entusiasmanti. A loro vanno i miei più sinceri ringraziamenti sia per lo squisito nettare che creano sia per il continuo sostegno. A questo punto non mi resta che riassumere il complesso lavoro nell’articolo che segue.

Un vitigno veramente “geniale”

Un ruolo determinante, nell’esplosione della singolarità organolettica del vermentino dei Colli di Luni, lo ha giocato senza alcun dubbio il genio ribelle di Michelangelo Buonarroti. E’ ben noto che il grande architetto, pittore e scultore toscano, vera luce trainante del genio italico rinascimentale, alternasse momenti di estasi creativa, ancora ineguagliata, a periodi di furore e rabbia che sconfinavano quasi nella follia. Per spiegare queste fasi così turbolente, gli storici del tempo, come il Vasari, accennavano addirittura al fatto che Michelangelo avesse qualche rotella fuori posto. La mia ricerca va perfino oltre e fa pensare che più che rotelle si trattasse di vere e proprie “ruote”, tale era l’assurdità di certe sue fissazioni e convinzioni. Scappando da Giulio II, il grande Papa che gli aveva commissionato opere di architettura, scultura e pittura talmente elevate da assurgere in breve a fama immortale, il burbero e scontroso genio si recava spesso tra i blocchi di marmo delle Alpi Apuane. Ufficialmente le sue fughe avevano come scopo la ricerca dei massi più adatti alle sue creazioni. Ma questa facciata nascondeva una specie di incubo e di ossessione che Buonarroti riusciva a placare solo con la solitudine, immerso nel candore della lucida pietra. E’ risaputo, infatti, che Michelangelo avesse la convinzione che l’anima della scultura fosse già racchiusa all’interno del blocco di marmo e che poche martellate l’avrebbero fatta uscire dalla sua prigione di pietra. Da qui la frenesia nel cercare di liberarla. Non si curava certo delle dimensioni del masso che l’attirava e lo stimolava. A volte si metteva a scalpellare furiosamente immani sassi di decine di metri di grandezza, convinto di aver sentito lo spirito dell’opera sussurrare parole comprensibili solo a lui.

Si dice che questa ossessione fosse esplosa letteralmente quando ancora giovinetto si era recato per viaggio di piacere in Austria. Nelle foreste di abeti del villaggio di Unterleibnig viveva tale mastro Johannes Holz, artigiano celebre nella produzione di stuzzicadenti per la corte asburgica. Egli partiva sempre da un enorme albero per giungere alla realizzazione di un solo stecchino, in quanto asseriva che la perfezione del risultato finale si percepiva e si comprendeva solo partendo dalla conifera iniziale. Un grande spreco certamente, ma una perfezione assoluta nel prodotto conclusivo. Il giovane Michelangelo ne fu colpito profondamente e si convinse che, così come nel legno fosse già impresso lo spirito finale dello stuzzicadenti, parimenti in un blocco di pietra, seppur gigantesco, dovesse già essere impressa l’anima della figura imprigionata. Al taglialegna, ed a maggior ragione allo scultore, non restava che liberare lo spirito scalpitante.
Il genio toscano passava mesi e mesi nell’estremità orientale delle alpi Apuane, tra vette sconosciute ai più, ma ricche comunque di pregevoli filoni di marmo. Particolarmente amato dal grande personaggio era il monte alle spalle di Ortonovo, chiamato “Burla” (oggi Borla), proprio per gli sberleffi che i nobili della Lunigiana indirizzavano al Buonarroti. Incurante della derisione, solo, in preda alla furia creativa, Michelangelo passava giorni e notti a scalpellare violentemente decine e decine di immensi blocchi di pietra cercando tra essi quello che avrebbe finalmente parlato al suo intimo più profondo ed avrebbe placato la sua bramosia.

In questi periodi era ricercato molto più di un ignobile brigante da strada! Lo cercava il Papa per ricondurlo ai suoi impegni in Vaticano; lo cercavano i ricchi proprietari delle cave perché il grande genio stava riducendo in polvere immani giacimenti del prezioso minerale; lo cercavano i contadini dei colli che scendevano verso il mare perché il pietrisco della gigantesca opera di sgretolamento di Michelangelo invadeva le loro povere coltivazioni di ortaggi e le eroiche vigne sospese tra i monti ed il mare. Lo cercavano, infine, anche i battellieri che risalivano dalla foce del Magra verso l’interno, in quanto i detriti che piombavano a valle ostruivano il corso d’acqua e causavo problemi gravissimi alla navigazione.

Buonarroti viveva quindi nascosto, sporco e malaticcio, come un vero eremita, in preda alla sua smania ossessiva. Poi, dopo mesi di questa folle ricerca, trovava finalmente il blocco di marmo giusto, rinsaviva improvvisamente e tornava lucido e geniale alle sue irraggiungibili opere artistiche. Tutto ciò sembrerebbe non avere niente a che fare col nostro vermentino. Ed invece …

La continua caduta di detriti sminuzzati ricoprì poco alla volta il suolo delle colline tra Ortonovo e Castelnuovo Magra, giungendo fino a lambire il mare. Parte di essi, come già detto, terminava la sua corsa sprofondando nelle acque limpide del Magra, creando a volte dighe che bloccavano completamente il decorso delle acque. In uno dei periodi più turbolenti della vita del sommo Buonarroti si ricorda che per mesi e mesi fu impossibile navigare il fiume e che l’acqua marina risucchiata verso l’interno non riuscisse più a tornare verso Bocca di Magra, insinuandosi profondamente nel terreno circostante fino ad impregnare non solo la pianura, ma anche le prime alture. Il suolo dei colli che oggi giocano a nascondino tra Liguria e Toscana subì quindi una lenta trasformazione geologica, che lentamente produsse forme del tutto peculiari di vegetazione locale. Esse infiltravano le proprie radici in una mistura di terra, polvere di marmo ed acqua salmastra. Un mix eccezionale, impensabile altrove. Proprio i vitigni di vermentino furono tra i primi a subire questa inaspettata modificazione, donando ai vini fantastici sentori salmastri, intrisi di mineralità marmorea. Un capolavoro vegetale nato dai resti di capolavori della mente umana. Ben pochi vini hanno una storia così illustre e così strettamente legata ad una perfetta sintesi tra territorio e creatività artistica. Un vino dalla forza veramente “michelangiolesca” !

Per concludere questo breve riassunto dell’impegnativo lavoro di ricerca, voglio stimolare voi lettori ad andare a vedere di persona questi luoghi unici, frutto del genio umano e dell’armonia della natura. Nel frattempo concedetevi un bicchiere di questo grande vermentino, chiudete gli occhi e vi sembrerà di udire ancora i colpi furiosi dello scalpello di Michelangelo. Personalmente vi posso consigliare, senza paura di commettere errori, quelli eccezionali di Fabio (Lambruschi), Roberto (Giacomelli) e Laura (La Pietra del Focolare). Ricordo solo alcuni dei loro capolavori: Sarticola e Costa Marina di Lambruschi, Boboli e Pianacce di Giacomelli, Vigna Linda e Solarancio de La Pietra del Focolare. Degustateli e vi sentirete un po’ Michelangelo …

Azienda Agricola Ottaviano Lambruschi
Via Olmarello, 28 – Casteluovo Magra (SP)
Tel. 0187 674261 – 3384413761
e-mail: info@ottavianolambruschi.com
Azienda Agricola Giacomelli
Via Palvotrisia, 134 – Castelnuovo Magra (SP)
Tel. 0187 675709 – 3496301516
e-mail: az.giacomelli@libero.it
La Pietra del Focolare
Via Isola, 74 – Ortonova (SP)
Tel. 0187 662129 – 3479500439
e-mail: lapietradelfocolare@libero.it

11 Comments

  • Alessandro Tosi ha detto:

    Concordo con quanto scritto nell’articolo ma vorrei aggiungere che questa zona negli ultimi anni ha subito una vera e propria rinascita vitivincola con investimenti importanti soprattutto da parte della gente del posto. Accanto a questi vini vorrei segnalare ed invitarvi a visitare l’azienda Agricola Il Torchio la Valle di Tendola Giorgio che produce un vermentino lasciato a riposare sulle bucce e lavorato a temperature controllate che acquisisce la sua maturità dopo quasi un anno e di un bel giallo oro ruspante e geniale come il suo produttore il quale vi invito a conoscere. Che dire invece dei produttori della zona di Arcola? Spagnoli, Khilgren, Conte Picedi sono nomi che magari non vi dicono niente ma che hanno sviluppato, studiato, sperimentato ed infine raggiunto vertici che neanche potete immaginare. Assaggiate un vermentino di Spagnoli o il Ghiaretolo di Khilgren (Merlot in purezza) o infine un ciliegiolo in purezza del Conte Picedi ecco solo allora avrete una panoramica sulle potenzialità della zona, si avete capito, potenzialità, perchè secondo me il bello deve ancora venire!

  • enzo zappalà ha detto:

    @Alessandro,
    la mia non voleva certo essere una descrizione completa… Ovviamente ho segnalato i nomi che meglio conoscevo e con i quali ero sicuro di poter scherzare. Concordo con te che quelle montagne impervie e quel mare fanno di questa terra una zona magnifica per i vini. Possiamo sempre far tornare Michelangelo a dare una … mano!!! Ma i produttori di cui dici non ne hanno certo bisogno, così come i miei tre “campioni”.

  • Alessandro Tosi ha detto:

    La mia non voleva essere assolutamente una critica (bellissimo l’accostamento con Michelangelo) volevo solo far sapere che la zona in questione è una vera e propria miniera di gemme…..ah mi ero dimenticato che lì accanto c’è anche Fosdinovo vogliamo ricordare anche il Podere Terenzuola di Ivan Giuliani con il suo ottimo vermentino e il superbo rosso Merla della Miniera?
    Un saluto

  • enzo zappalà ha detto:

    @Alessandro,
    figurati. Avevo capito le tue intenzioni più che giuste. Ho approfittato del tuo commento per specificare che la mia era solo una piccola parte di una realtà ben più vasta e interessantissima. E poi sappiamo benissimo che Minchelangelo era un lavoratore indefesso … C’era polvere per tutti!!!! Ti ringrazio inoltre dei nuovi indirizzi. Tra una decina di giorni passerò velocemnte da quelle parti e … chissà. Grazie e alla prossima…

  • federico caruso ha detto:

    Sono d’accordo sull’analisi di Lambruschi e della pietra, meno su quella di giacomelli che sinceramente non amo, in quanto trovo il base poco profumato e corto in bocca. Vi siete comunque dimenticati dell’altra unica azienda che ha il vigneto Sarticola come Lambruschi e cioè Federici – La baia del sole che oltre al Sarticola produce l’Oro d’Isèe, che trovo veramente piacevolissimo. grazie dell’ospitalità.

  • federico caruso ha detto:

    p.s. non dimentichiamoci di ivan giuliani che non ha niente da inviare ad ottaviano lambruschi

  • Max avanzi ha detto:

    E’ incredibile quanto parziali possano essere le critiche, si parla di produttori di Vermentino e se ne lodano le capacità solo perché ne siamo i rappresentanti (vedi Federigi) e ci si scorda di realtà storiche o nuove aziende emergenti. A che scopo parlare di vermentino se si conoscono due o tre aziende, allora vi do qualche suggerimento, oltre al succitato Ivan Giuliani il cui solo torto è di fare il vino a seconda di come si sveglia alla mattina, alternando annate eccezionali ad annate da dimenticare. Sentitevi Tenuta La Ghiaia, Santa Caterina, Linero e perché no quei matti del Monticello che caratterialmente sono alterni come Giuliani. Sarebbe interessante che si analizzasse l’importazione sul territorio di quintali di Pinot Bianco,Muller Thurgau e Gewurtztraminer così si hanno quei vermentini profumati a discapito delle carrateristiche del vitigno, se posso darvi un altro consiglio andando in Versilia provate ad assaggiare il vermentino di Walter Hattenschwiller , poco considerato perché non commercializzato in Italia ma via assicuro che si mette in tasca tanti pseudo colli di luni, infine chiudo con la speranza che qualcuno rilevi i possedimenti vinicoli del Conte Picedi azienda che in altre mani per estensione e locazione potrebbe fare miracoli.

  • enzo ha detto:

    pensavo che sul vino si potesse ancora scherzare…. e invece per alcuni sembra di no. Il mio articolo era ben altra cosa che un’analisi su tutti i vignaioli dei Colli di Luni…mi sembrava chiaro… Non è un peccato conoscerne solo qualcuno. Ovviamente posso scherzare solo su di loro (dopo avergli fatto leggere il racconto…). Mi scuso comunque se ho turbato la sensibilità di qualcuno.

  • Alessandro Tosi ha detto:

    la mia no!!! e come si dice….l’importante è che se ne parli…e miauguro anche tra unpo’ di poter parlare anche dei vini del monte di Ripa in Versilia!

  • Andrea Trainni ha detto:

    Concordo con quanto dice il buon Alessandro Tosi ( a proposito…. sei quello che penso? ) ma non dimenticherei in zona l’affermarsi del Durella.

  • Ivan Giuliani ha detto:

    Caro Max, sicuramente sono eclettico, ma non contraddittorio! Sono della scuola che la retta non è sempre la via più breve e con questa idea è nato dal ’95 un vermentino in controtendenza con lo stile del tempo. Poi la Merla della Miniera, poi il vermentino Nero, poi un altra azienda in Cinqueterre con vigne condotte a palo singolo. Sono cresciuto grazie alle critiche costruttive che ha delineato il mio progetto, forse una visita in azienda sarebbe interessante per lei.

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