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Il paradosso anti-qualità: zitti tutti!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo…

Beh, se tutto il mondo vinicolo sa cosa sia il paradosso francese, ossia la dimostrazione che il vino fa bene poiché i Francesi nonostante l’alimentazione ricca di grassi animali soffrono meno di malattie cardiovascolari rispetto ad altri popoli con alimentazione simile perché bevono vino, forse in pochi sanno cos’è il triste paradosso italiano.

Andiamo per ordine: in altre occasioni abbiamo parlato del valore sociale ed economico di una Cantina Sociale che lavora per la qualità, che propone una giusta remunerazione delle uve e sostiene quindi la viticoltura del territorio, producendo inoltre vini di buon livello, graditi al consumatore, a prezzi ragionevoli (cfr. “La Cantina Sociale: tomba della qualità o culla della viticoltura?” www.asa.press.com).

Il percorso è impegnativo, perché accompagnare i soci verso scelte di qualità che prevedono impiego di più ore in campo per le cure dei vigneti significa visitare (le zone e i vigneti), conoscere (i Viticoltori e le vigne), spiegare (le strategie e le operazioni), assumersi la responsabilità della validità tecnica e della sostenibilità economica di ciò che si propone. Un esempio: se, alla fine di una annata di lavoro, si chiede ai Soci di attendere a vendemmiare 20-30 giorni in più rispetto ai loro vicini perché così le uve maturano davvero, e non sono solo colorate, questa è una proposta “pesante”, difficile da far digerire, rischiosa e scomoda.

Si deve preparare un percorso tecnico che, attraverso la giusta valutazione delle potenzialità dei vigneti e della qualità delle uve, giunga all’equo pagamento delle stesse, mettendo tuttavia in gioco anche le capacità e l’impegno degli stessi Viticoltori, perché, se è vero che chi produce meglio riceve pagamenti molto più alti, è altrettanto vero che chi produce male guadagna poco! Compiuti tutti questi sforzi, perlomeno si ha la soddisfazione di vedere come la qualità delle uve e dei vini migliori in modo eclatante.

Per restare nell’ambito di esempi concreti, alla Cantina dei Colli Amerini la raccolta si è conclusa pochi giorni fa e quindi ho esposto al Presidente i risultati dell’ultima vendemmia, concludendo che, oltre al buon livello qualitativo delle uve, si poteva essere soddisfatti anche per il fatto di non aver avuto necessità di correggere i mosti, dato che tutti erano sufficientemente zuccherini. Questo è un risultato lusinghiero per una Cantina Sociale, sia perché ciò corrisponde implicitamente a un buon livello di maturazione delle uve di tutti i conferitori, sia perché in tal modo si evita l’acquisto esterno di mosto concentrato per le correzioni.

Ed ecco il paradosso italiano.

Non crediate che evitare l’acquisto di mosto concentrato sia un risparmio per la Cantina Sociale! Raccogliere uva matura e qualitativa fa bene alla qualità, ma male al bilancio!

I concorrenti del settore sono ben felici di acquistare mosto concentrato, che ovviamente diventa vino, perché così si aumentano i volumi di commercializzazione e, considerato che per l’acquisto si fruisce di un contributo pubblico pressoché pari alla spesa, il costo per l’acquirente diventa prossimo allo zero.

Ma come?!

“Noi” Viticoltori e Agronomi ci impegniamo tutto l’anno allo spasimo, per produrre uva di qualità spesso sottopagata, per poi sentirci dire che hanno molti più vantaggi quelle Cantine che acquistano il mosto concentrato perché fanno il vino “gratis”?

Che sia forse meglio ripensare qualcosa di questo perverso meccanismo?

Oppure continuiamo ad avvalorare nel silenzio le strategie anti-qualità e anti-viticoltura, perché è più conveniente per alcune Aziende e per qualche furbo e potente consulente “enologico-commerciale” guadagnare sulle provvigioni incassate con gli abbondanti acquisti di mosto?

Io, come Agronomo, sono indignato e sinceramente stufo di far finta di nulla.

Forse sarebbe meglio parlare chiaro e forte e stilare guide, classifiche e commenti sul vino pensando di più a chi il vino lo produce davvero, ai viticoltori sinceri, alle Aziende scrupolose, a tutti quelli che stanno arrancando per proporre qualità figlia del Territorio, e di meno a quei nomi di grido che fanno girare tanto vino e affondare tanti vigneti…

Forse sarebbe meglio evidenziare questi paradossi e impedire queste disparità.

Oppure, tutti zitti ed estirpiamo i vigneti, tanto il mosto concentrato può arrivare da qualsiasi parte del mondo “che è uguale…

Marco Tonni
marco.tonni@agronomisata.it

Testo pubblicato su www.asa-press.com il 13/10/2009

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