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La guida Vini d’Italia 2010 del Gambero Rosso presentata a Roma

ROMA – C’era molta attesa lo scorso 18 ottobre alla Città del Gusto di Roma. Andava infatti in scena la presentazione della ventitreesima edizione della Guida Vini D’Italia del Gambero Rosso, la prima dopo la rottura dello storico matrimonio con Slow Food. Due istituzioni, il “Gambero” e  Slow Food, a cui – indipendentemente dall’opinione critica, positiva o negativa, che nel tempo ci possiamo esser fatti – va riconosciuto il merito di rappresentare da oltre un ventennio il motore da traino dell’intera critica enogastronomica in Italia. Se oggi tante pagine stampate e tanti siti web parlano di vino e cibo è anche, e soprattutto, grazie a loro. Ed è sempre grazie a loro che molti produttori di vino e di food sono stati “sdoganati”, superando i ristretti confini di un mercato locale per divenire in Italia e nel mondo i rappresentanti dell’eccellenza agroalimentrare del nostro paese.

E se è forse vero che i “tre bicchieri” – insieme ai “grappoli”, alle “eccellenze”, alle “corone”, alle “stelle” (e chi più ne ha più ne metta!) – iniziano a mostrare, dal punto di vista dell’autorevolezza e dell’importanza commerciale, le crepe di un sistema di critica del gusto che sta vivendo un momento di involuzione (nel vino come nel cibo), è pur sempre vero che essi continuano a rappresentare forse il riconoscimento più ambito per le aziende vitivinicole italiane.

Certo che quasi 400 vini premiati con il massimo riconoscimento sono molti, forse troppi (quasi il doppio rispetto alle “eccellenze” dell’Espresso, tanto per fare un paragone). Dal mio egoistico punto di vista resta il fatto che avere per la premiazione a Roma una rappresentanza pressoché totale di tutte le aziende premiate, con tutti questi vini, mi abbia consentito di partecipare ad una delle più grandi degustazioni di sempre organizzate nella Capitale! Quando sono arrivato nella sede di via Fermi sono stato colto da una sorta di sindrome di Stendhal: nei banchi d’assaggio, distribuiti sui tre piani della Città del Gusto, alloggiavano decine e decine di grandissime bottiglie, alcune “mitiche”. In genere, quando partecipo ad una “degustazione di massa”, faccio prima un rapido giro di perlustrazione per selezionare le cose più interessanti da assaggiare; poi ci torno su con calma, un banco alla volta, fermandomi laddove possibile a scambiare quattro chiacchiere con i produttori. Stavolta ero veramente in difficoltà: ci ho messo un quarto d’ora solo a fare una camminata tra un banco e l’altro! Inoltre, a rendere ancora più complessa la situazione, ci si metteva la gran folla (devo dire che il popolo enoico capitolino ha risposto alla grande, accorrendo ininterrottamente per tutte le cinque ore di apertura dei banchi), anche se gli ampi spazi a disposizione hanno consentito comunque uno svolgimento civile dell’evento.

Senza entrare nel merito della condivisione critica dei giudizi, vorrei chiudere con quelle che sono state presentate come le principali novità di quest’anno. Accanto ai consueti premi speciali assegnati ai migliori vini e alle migliori cantine dell’anno (chi fosse interessato trova tutto sul sito web www.gamberorosso.it), la giuria del Gambero ha voluto dare uno speciale risalto a quelle aziende che si sono distinte per l’approccio rispettoso della natura ed ecosostenibile alla vitivinicoltura. E’ nata così la lista dei “tre bicchieri verdi” che ha visto premiati 75 produttori particolarmente attenti all’ambiente – per pratiche di coltura in vigna e di lavorazione in cantina – con a capo la bravissima Elena Pantaleoni di La Stoppa, a cui è andato il “premio speciale per la vitivinicoltura sostenibile”.

Una curiosità invece la lista dei 31 “tre bicchieri plus”, una sorta di “selezione della selezione” fatta dal direttore Daniele Cernilli che da quest’anno ha lasciato il ruolo di curatore della guida ma che ha voluto, in questo modo, “firmare” quelli che a suo modo di vedere sono stati i vini più buoni ed emozionanti tra i 391 premiati.

Nell’ultima immagine: Daniele Cernilli

One Comment

  • Riccardo ha detto:

    È vero che è la prima edizione della Guida dopo il divorzio Gambero Rosso – Slow Food, ma non è vero che “La guida è curata interamente, per la prima volta, dal Gambero Rosso”, come curiosamente sta scritto proprio sul sito del “Gambero”. Infatti le prime quattro, (o cinque, non ricordo bene) edizioni, ossia dalla 1988 alla 1991 o 1992, erano curate giustappunto solo dal “Gambero”. Poi entrò Arcigola Slow Food, in seguito diventata Slow Food. Curioso lapsus….

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