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Risolto il mistero del Brunello!

Cari lettori, quasi casualmente è stato risolto il problema del Brunello “inquinato” dal merlot. Appena avutone notizia, non ho potuto non rendervi partecipi dell’enorme “scoop”. Quante parole dette e scritte inutilmente e quante accuse e difese inutili. E pensare che era tutto così semplice: bastava riflettere e guardarsi attorno!

La polemica sul Brunello ha ormai fatto il giro del mondo. Qualcuno se ne è dispiaciuto, molti hanno gongolato soddisfatti. Nessuno ha intuito però la verità, almeno fino ad oggi. D’altra parte sarebbe stato ben difficile pensarci, soprattutto dopo il frastuono e le illazioni che sono esplose in quel magnifico angolo di Toscana. Si è detto di tutto e di più e nessuno poteva essere così lucido e freddo da intuire la subdola origine del terribile episodio. D’altra parte il problema è rimasto circoscritto tra le dolci colline guardate a vista, e con un sorriso di velata accusa, dalla splendida abbazia di Sant’Antimo. Eppure qualcosa di analogo è successo da poco, ma nessuno ha collegato i due problemi, apparentemente così diversi tra loro. I giornali del settore, ma non solo, si sono appropriati dello scandalo e hanno scritto fiumi e fiumi di parole. Un problema così macroscopico ha stimolato discussioni, accuse, sermoni, difese e chi più ne ha più ne metta. Alcuni giornalisti si sono addirittura sfidati a duello e si dice che si siano uditi spari e sfrigolii di spade in vari conventi e giardini nelle prime ore del mattino. Fortunatamente le arti cavalleresche non sono più di moda e sembra che si siano registrate solo ferite molto lievi. L’unico colpito mortalmente è stato il grande vino toscano ed il merlot, quel maligno nemico straniero, il vero vincitore della battaglia. E col passare del tempo, invece di diminuire, lo scandalo si è allargato,  investendo tutti e tutto.

In questo caos completo nessuno aveva certo fatto caso all’anomalo aumento del simpatico turdus merula avvenuto negli ultimi anni. Intere colonie dello scuro pennuto si erano stabilite sui colli di Montalcino e annerivano a volte alcune vigne di sangiovese. Senza minimamente pensare all’affaire Brunello, mi sono recato recentemente in quella splendida zona, che resta magnifica a parte l’inquinamento del loro vino principe, insieme ad un amico virologo piemontese, molto famoso e di cui, al momento, preferisco non riportare il nome. I nostri sguardi vennero catturati dal fantastico paesaggio, ma anche dall’inquietante volo dei neri uccelli e mi tornò in mente il celeberrimo film di Hitchcock. Poi pensai ad una delle tante catastrofi mediatiche improvvisamente caduta nel dimenticatoio: l’aviaria. Ve la ricordate? Sicuramente si, anche se ormai non se ne parla più. Appena si vedeva un cigno in volo, un colombo con due linee di febbre, una gallina zoppicante, si scatenava il terrore.

Per curiosità chiesi al mio amico a che punto fossimo nello studio della variante umana di quel perfido virus. Lui rispose con un sorriso e disse che al momento attirava di più l’influenza suina, ma che l’aviaria non era certo stata debellata e che gli studi proseguivano per seguire tutte le varianti possibili. L’uomo sembrava però fuori pericolo, l’orthomyxovirus si era diretto da qualche altra parte, verso nuove vittime. Purtroppo non si sapeva ancora quali. Poi lo vidi restare immobile, guardare nel vuoto, fare “si” con la testa, darsi un colpo sulla fronte e scoppiare a ridere. Sembrava impazzito e continuava a ripetere: “accidenti … e se fosse così? In fondo non era difficile pensarci!” Finalmente si risvegliò e mi chiese di andare a mangiare in una buona trattoria locale, accompagnando il cibo con un’ottima bottiglia di Brunello, meglio ancora se di quelle sospette: dovevamo celebrare la bellissima giornata. Cercava chiaramente di distogliermi dal vero scopo, lo vedevo dai suoi occhi che brillavano stranamente. Feci finta di credergli e ci recammo in un ristorantino immerso tra le vigne. Mentre andavo a lavarmi le mani fui però sicuro di udirlo mormorare tra sé e sé: “e se ci scappasse il Nobel? In realtà, se fosse vero, sarebbe il primo caso mai verificatosi”.

Bevemmo con gusto uno dei vini inquisiti ed anche a noi, non certo esperti, sembrò di sentire quel chiaro aroma di merlot. Ma poteva anche essere solo suggestione. Non mi scappò però lo sguardo attento dell’amico e soprattutto il fatto che volle portare via con sé quello che rimase della bottiglia. Strano, non era mai stato un grande bevitore. Mentre ci dirigevamo verso l’automobile lo vidi anche strappare furtivamente qualche grappolo di sangiovese e nasconderle velocemente nella sua borsa. Fu però veramente felice quando raccolse da terra un paio di piume di uccello, molto scure, quasi nere. Mi guardò sorridendo e disse: “le voglio tenere come ricordo della splendida giornata!” L’indomani ci lasciammo e lui tornò al suo istituto molto euforico, promettendomi che mi avrebbe chiamato al più presto, regalandomi probabilmente uno “scoop” inimmaginabile. Io non ci pensai più e tornai alla mia tranquilla vita da pensionato con la fissazione di scribacchiare di vino e fantascienza.

Ieri mi è arrivata, ormai inaspettata, una telefonata del virologo che mi diceva quasi con frenesia: “dobbiamo incontraci oggi stesso! In fondo il merito è tuo! Questa volta offro io”. Siamo andati a cena in un ristorante famoso di Langa, dove abbiamo mangiato veramente bene. Il vino però lo ha portato lui. Una bottiglia senza etichetta, piuttosto buona. Ma l’aroma di merlot era veramente dominante. Ho sorriso e gli ho detto: “ti sei convertito ai vini francesi?” “No, caro amico”, mi ha risposto ridendo, “questo è sangiovese in purezza, al cento per cento!” L’ho mandato ovviamente al diavolo, ma quello che mi ha cominciato a raccontare mi ha lasciato di stucco ed a bocca aperta.

L’orthomyxovirus dell’aviaria era mutato e come! Si era trasformato in autotrovirus e infine in viniferavirus. Insomma, in parole povere, l’influenza aviaria aveva lasciato l’uomo e si era diretta verso i vegetali e, in particolare, verso la vite. Per il momento solo il sangiovese sembrava esserne colpito. Ecco allora chiarissimo il legame tra i turdus merula così numerosi e lo scandalo di brunellopoli. Proprio loro, i comunissimi merli, avevano infettato le vigne. Avevano trasferito negli acini l’ultimissima variante del viniferavirus, il merlotvirus, il terribile parassita che ovviamente aveva trasmesso all’uva le sue caratteristiche essenziali: il profumo ed il sapore del merlot. Il merlot del merlo! Era ovvio! Non per puro caso i due nomi erano così simili …

Il Brunello era malato! Ma non per manovre truffaldine. No! Solo e soltanto perché aveva contratto l’influenza! E adesso cosa avrebbero inventato i giornalisti più sfegatati? Ed i produttori che magari un po’ di merlot (vino) lo avevano messo veramente? E quelli che erano invece del tutto innocenti? Che scoop ragazzi! Sono riuscito a strappare al mio amico il permesso di scrivere queste poche righe, promettendogli di non andare nei dettagli. Lui spera nel Nobel, lo ammette, anche perché sta preparando il vaccino. Infatti, la nuova variante potrebbe colpire il nebbiolo, la barbera, l’aglianico, qualsiasi vitigno. E bisogna correre ai ripari.

Resta però un grande e complesso problema: sarà meglio vaccinare i merli (cosa non certo facile, anche perché è ben noto che sono volatili che odiano le iniezioni)? Oppure usare l’antidoto direttamente sugli acini dell’uva? Miliardi e miliardi di grappoli e miliardi di miliardi di acini da bucare. Anche se opera titanica, la seconda soluzione sembra la migliore.

Rimane comunque un ostacolo ancora più drammatico, non ancora risolto: il vaccino dona all’acino un chiarissimo, indiscutibile ed implacabile aroma di cabernet franc!!

16 Comments

  • Luciano ha detto:

    Enzo, anche stavolta la tua sagacia non ha limiti!

    Complimenti!

    Luciano

  • Roberto Giuliani ha detto:

    Si, forse è meglio metterla a ridere, visto che tanto dagli errori commessi nessuno impara più nulla.

  • federico caruso ha detto:

    ma non diciamo stronzate !!!! è che tanti produttori pur di rincorrere i gusti, specie degli americani, mettevano di tutto nel brunello ed adesso se ne vengono fuori con questa bella pensata. ma cosa credete che siamo tutti deficienti !!!!! per favore siamo seri e facciamo o meglio facciano un bel mea culpa i signori banfi , frescobaldi etc per non citare che i più noti e scorretti.

  • Luca Bonci ha detto:

    Federico,
    non credevamo di doverlo specificare, ma si tratta di un pezzo di fantasia, tanto per “metterla a ridere”, come dice Roberto!

  • Marco Bonanni ha detto:

    Vincenzo…..sei un grande.
    Un abbraccio dalla Romagna.

  • roberto ha detto:

    @Vincenzo Zappalà
    Ciao Enzo,
    i miei complimenti per il pezzo ” Un Bicchiere di Vino ” con il quale mi sono anche commosso.
    Domanda :
    perchè hai bloccato i commenti al pezzo ?
    Ciao, speravo di incontrarti a Treiso a Piacere Barbaresco ma non ti ho visto….!

    Scusate l’ OT

  • Riccardo ha detto:

    Caro Roberto, abbiamo sbloccato i commenti. È stato un errore, grazie di avercelo segnalato. Saluti!

  • carla ha detto:

    eccezzionale, davvero un pezzo magnifico, di un enorme e sottile fanto-verità, speriamo che chi di dovere ne faccia ammenda

  • Franco Santini ha detto:

    Grande Enzo! come sempre…
    un saluto.

  • Grande Vincenzo,
    e pensare che la soluzione era così semplice! Spero che ora tutti quei giornalisti che hanno speculato sulla “truffa” si scusino con altrettanta veemenza.
    Un po’ di sano umorismo aiuta a svelenire il clima, viva il vino buono a prescindere (come direbbe Totò)

  • enzo ha detto:

    grazie a tutti…. non mi sono fatto vivo prima per problemi di … computer (forse aveva subito anche lui una versione modificata dell’aviaria?). Dopo due mesi sono di nuovo in linea !!!!

  • ciao Enzo, prosa ispirata, complimenti.
    Hai già convocato il tuo amico virologo per analizzare le cause del mistero agro-eno-logistico del Chianti Classico assemblato in Abruzzo e venduto in Emilia Romagna, Veneto et similia?
    Il Chianti Classico, il marchio italiano di vino più noto al mondo. 10 milioni di litri sequestrati, ergo 1 bottiglia su 10 contraffatta. Ma dove siamo arrivati?
    Nelle tragedie greche il pubblico aspettava la catarsi, il fuoco purificatore. A quando nel mondo del vino?

  • enzo ha detto:

    caro Roberto,
    ho risolto anche il mistero del Chianti… bastava essere un poco più riflessivi e comprensivi… Tra poco uscirà!

  • caro Enzo, non vedo l’ora di comprendere, leggerò il tuo scritto.
    Saltando di palo in frasca, ma perchè si parla, si legge e si scrive un pò di vini manipolati, taroccati et similia (e meno male che se ne parla e che se ne parli sempre di più) e si parla, si legge e si scrive tanto di meno di un pò dell’olio extra vergine di oliva?
    Il mio ragionamento è terra terra: l’olio extra vergine di oliva, quello vero, ha costi di produzione in media superiori al vino. La sua storia plurimillenaria ci ha dimostrato le sue strepitosi virtù organolettiche ed i suoi comprovati benefici per la salute dell’uomo. E’ un pilastro fondante delle dieta mediterranea.
    Domanda: ma come è possibile che si sia arrivati a vendere e far vendere impunemente milioni di bottiglie a scaffale al supermercato, con etichette di prodotto italiano, a meno di euro 3(!) al litro? E nessuno urla urbi et orbi questa strepitosa pagliacciata?
    So che non mi risponderai in politichese, che tanto conosciamo tutti.
    Cerco le cause a monte, per comprendere se c’è una speranza di soluzione per difendere dall’autolesionismo italico e dagli assalti dei taroccatori di ogni continente uno dei prodotti simboli dello stile italiano nel mondo.
    Con affetto, Roberto Crocenzi

  • enzo ha detto:

    caro Roberto,
    ho un caro amico nel Valpolicella che fa un olio strepitoso e che collabora con l’Università di Padova per cercare di trovare il momento migliore per la raccolta delle sue olive. Per far questo, non lesina fatica, soldi e, a volte, disillusioni. Ma ci crede e fa sempre del suo meglio. So quindi quanto costa e quanto impegno ci vuole per produrre una delle massime espressioni che la natura ci ha regalato. Ma so anche che ci sono moltissimi truffatori, proprio per le ragioni che dici tu. Le possibilità sono due, direi, o l’olio ha alle spalle una lobby ben più potente di quella del vino, oppure, è ancora in lista di attesa prima di subire una sorte analoga a quella del vino. O magari, ancora, l’olio italiano non ha ancora concorrenti tali all’estero da passare all’azione e metterci allo scoperto. Comunque sia, il vero problema italiano è sempre quello di volere essere prima furbi. Da noi si pensa che la prima qualità dell’intelligenza sia proprio la furbizia, mentre l’onestà è tipica dei babbei. E non riguarda solo il mondo del vino e dell’olio, direi. Abbiamo beni unici, preziosissimi e riusciamo a sporcare tutto con la melma. Quando mi assale la rabbia e mi sento impotente, cerco di metterla sul ridere. Ma è sempre molto amaro….Proprio stamane parlavo al telefono con un produttore di vino ligure che vorrebbe poter fare qualcosa contro il proibizionismo becero dell’alcol. Poi alla TV sento una discussione tecnica sulla volontà di alzare il limite di velocità a 150 km/h. E volevano anche dimostrare che andando più forte si va anche più sicuri perchè si sta più attenti (?!). Mamma mia! E noi sempre a ingoiare tutte le menzogne che ci dicono. Tranne poi considerarci i più furbi al mondo. Ti dico ciò perchè sta diventando veramente difficile capire tra i vari scandali, scandaletti e scandaloni quali siano quelli veri e quasi solo montature mediatiche che fanno l’interesse di qualcuno e magari coprono altre malefatte ben più gravi. Sono molto confuso e arrabbiato!! Un abbraccio

  • Ciao Enzo, capisco la tua confusione, che è poi la mia. Comunque il tuo scritto è lucido come al solito, e mi dà profondi motivi di riflessione, e ti ringrazio. Sarà un piacere un giorno scambiarci opinioni di persona davanti ad un pò di bocce di vino. Roberto Crocenzi

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