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Merano Wine Festival 2009, impressioni

MERANO (BZ) – “Lei è qui per il Wine Festival?” Chiede il titolare di un negozio di articoli spiccatamente sudtirolesi sotto i portici della via Leuben. “Lo chiedo perché quest’anno si avverte che ha portato meno gente che in passato. Chi l’avrebbe creduto che la crisi sarebbe arrivata anche qui… La ‘famosa’ macelleria di Merano? Sta dall’altra parte della strada, cinquantasette metri più avanti”. La “famosa macelleria di Merano”, G. Siebenförcher, Lauben 168 Portici, non è solo una macelleria perché sfoggia anche una bella scelta di formaggi e piatti pronti e scatolame di qualità, ma naturalmente si viene qui soprattutto per lo speck e i wurstel. E qui è pieno. Le ordinazioni sono pronunciate con i più vari accenti italiani e si traducono in pacchi sottovuoto contenenti ogni ben di Dio. Ma allora c’è o non c’è questo calo di presenze del festival? C’è o non c’è questa crisi?

Avvicinandosi alla zona del Kurhaus si vede la tensostruttura che ospita Culinaria (la selezione di prodotti alimentari, dove quest’anno sono installati anche gli stand dei Consorzi di tutela) e, nella piazza delle Terme al di là del fiume Passirio, la Gourmet Area dove l’infaticabile Luigi Cremona per tre giorni guida gli show di cuochi stellati o emergenti. Ma il core business di questo evento, che attira anche per la bellezza del luogo, è il vino, declinato in tutte le forme possibili: I Cento (la selezione suprema), l’Italia Excellentia (poco più giù), i “vini estremi”, quelli da “Dulcis in fundo”, quest’anno anche gli Iuvenes, sezione dedicata alle aziende di recente fondazione o gestite da nuove generazioni.

I numeri possono definire una immagine, e i numeri parlano di 69 produttori toscani, 41 piemontesi, 40 altoatesini e 6 trentini, 32 veneti, 28 friulani. Un baricentro “alto” rispetto alle 19 aziende campane, 18 siciliane, 8 pugliesi, 9 abruzzesi, 8 umbre, 7 marchigiane. E dipingono un colore vermiglio: 109 cuvée rosse, 38 bianche, 11 bollicine; 39 nebbiolo, 25 sangiovese; barbera, aglianico montepulciano d’Abruzzo fra le 12 e 15 presenze, qualcosina in più per merlot e cabernet sauvignon. E poi, trionfo per I 29 sauvignon, seguito a distanza dai 17 chardonnay, 8 prosecchi, 7 gewürztraminer, 6 pinot bianchi.

Il sabato, grande pienone. 2000 biglietti venduti agli sportelli, recita il comunicato stampa. La domenica, sorprendentemente, una buona vivibilità che faceva notare a chi ha l’occhio allenato i corridoi più ampii nella distribuzione dei tavoli riservati ai produttori, forse meno numerosi rispetto agli scorsi anni? Stessa sensazione, se non accentuata anche se stavolta “fisiologica” il lunedì.

Ma insomma cosa è il Merano Wine Festival, questo evento che nacque diciotto anni fa per iniziativa visionaria di un gruppo di amici, e che oggi è saldamente nelle mani di Helmuth Köcher, ritratto nella foto? Innanzitutto non bisognerebbe chiamarlo così, ma usando la dizione ufficiale di Merano Winefestival & Gourmet, perché oggi interessa molto anche la cucina e la gastronomia. Anche se, ripetiamolo, il core business dell’evento è ancora senz’altro il vino e sono quindi le aziende che lo producono a dare la risposta finale più convincente.

E la risposta è che questo festival, al quale molto difficilmente si sa rinunciare per il luogo incantato e la affidabilità del parterre, è forse anche per questo (e oltre che il periodo dell’anno in cui si svolge) il festival del consumatore finale più che dell’operatore, che pure accorre ma più per cultura e passione che per lavoro. Un consumatore finale di alto livello, che spende 85 euro per entrare, dunque un consumatore finale selezionato che sa ricordare ed è pronto a comprare, una volta tornato a casa.  Selezionato e straniero, pare. Austriaco tedesco e svizzero, più che italiano. Perché in Italia, nell’Italia che sta più giù di Merano, comprare evidentemente non è sempre così semplice.

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3 Comments

  • alessandro ha detto:

    Per entrare € 85,00………..
    Il sistema del timbro per entrare è un po’ macabro.
    Sicuramente la fiscalità è eccessiva.
    Buffa la porta in fondo al percorso da dove non si può uscire: a meno che……
    Molto godibile la Gourmet Arena, luigi&lorenza sono dei grandi e hanno collaboratrici deliziose.
    Il calo di presenze si notava e penso che se non si innestano delle novità ( e dei servizi per chi partecipa) sarà destinato ad aumentare.
    Anche il settore Iuvenes va a mio avviso incrementato e supportato.

  • Riccardo Farchioni ha detto:

    Grazie Alessandro!
    Purtroppo non sono potuto andare alla Gourmet Arena, la prossima volta che capitano a tiro (credo a Carrara) voglio tornare a vedere i loro show….
    A mio parere la sezione Iuvenes non era particolarmente trascinante…

  • Luciano Pavesio ha detto:

    Concordo pienamente con quanto riferito nell’articolo, confermato dal fatto che parecchie aziende di media grandezza e importanza sparse qua e là x l’Italia abbiano spontaneamente rinunciato a partecipare e si aggiravano tra i banchi in veste di curiosi assaggiatori. La versione ufficiale pare sia il costo un po’ elevato nel partecipare al Wine Festival meranese ma soprattutto la disposiizone in luoghi tristi e un po’ soffocanti e gli spazi esigui:: ad esempio le zone dedicate al Veneto, Emilia, Abruzzo, Sardegna, Sicilia, …nonostante fossero presenti grandi nomi dell’enologia italiana e compresi tra i migliori Cento erano situati nel sottotetto, dall’aria quasi irrespirabile e con visuali nemmeno paragonabili a Piemonte, Alto Adige, Friuli e Toscana presenti nella spettacolare sala centrale, ai quali molto del pubblico presente arrivava già provato dalle degustazioni del primo piano…una tortura per i produttori costretti a stare dietro il tavolo per tre giorni!
    Assolutamente insufficiente lo spazio del lunedì dedicato ai produttori di Champagne, a dismisura quello per i vini dolci, bisognoso di riflessione e verifica quello per i Juvenes.

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