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Azienda Agricola Taliano Michele: le calze di seta

Sull’orlo dei dirupi delle Rocche del Roero, a Montà d’Alba, vive e produce splendidi vini la famiglia di Michele Taliano. “Uno per tutti e tutti per uno” è la loro parola d’ordine, che nasce da una vera, sentita e semplice regola di vita: saper capire e seguire i valori dell’esistenza con passione, comprensione e partecipazione.

Quando Michele Taliano inizia a parlare non è facile interromperlo. Ma perché poi bisognerebbe interromperlo? In pochi minuti ti descrive anni di storia contadina vera, intrisa di gioia e di tristezza, le componenti che permeano da sempre il lavoro in campagna. E così tornano davanti agli occhi situazioni che credevi fossero scomparse da secoli. Ed invece sono solo di ieri o dell’altro ieri. Il mondo è cambiato troppo in fretta e si perde spesso la nozione del tempo. In campagna no, i ritmi sono rallentati e il progresso è frenato dal contatto ruvido con la terra. Le storie di Michele sono tante, infinite e bellissime. Ne voglio ricordare almeno una, che lui racconta quasi con noncuranza, come fosse una cosa normale. Per me, e per molti altri, è invece uno spaccato di vita e cultura che lascia il segno.

Ero un bambino che frequentava la scuola elementare ed era già molto per quei tempi. La maestra non si limitava ad insegnare, ma controllava anche se per tutti i suoi scolari la vita scorresse senza scompensi o difficoltà nascosti. Non era quindi insensato che ogni settimana facesse l’esame dei piedi: erano puliti? Vi era sufficiente igiene in quelle case di campagna? Io non aveva certo problemi di questo tipo, ma ero un bambino sempre attivo, vivace e continuamente in agitazione. E le mie calze subivano spesso i contraccolpi di giornate intense giocate tra i campi. La mamma lo sapeva ed era sempre pronta a rammendarle quando i talloni uscivano allo scoperto. Un pezzo di lana sopra la lana, una toppa che permettesse di far sopravvivere il più a lungo possibile quei caldi guanti per i piedi.

Un giorno però rifiutai l’ispezione periodica delle mie estremità e scappai dall’aula. La maestra mi inseguì, mi raggiunse e mi riportò indietro con maniere sicuramente ben più ruvide di quelle dei tempi odierni, in cui i preziosi pargoli dell’era tecnologica e mediatica non si devono toccare nemmeno con lo sguardo mentre picchiano i loro simili riprendendoli con il cellulare. Fui costretto ad obbedire. I piedi però erano puliti, ci mancava altro in casa Taliano! Soldi magari pochi, ma certe regole erano sacre. E allora perché quella fuga? La spiegazione era di una semplicità disarmante, ma normale in quei tempi di cultura quasi arcaica e solenne, ormai sconosciuta, sicuramente ben più grande e importante dei buchi delle calze.

Allora si coltivavano ancora i bachi da seta e la mamma ne ricavava tessuto per mille usi. Normalmente lo scuriva per nascondere il color giallo troppo intenso. Ma quella mattina si era accorta troppo tardi dei miei “guai” ed aveva rammendato le calze in fretta e furia usando la seta grezza, vivacemente colorata. Quelle toppe giallastre stonavano con il resto, ma doveva fare in fretta. Per me era stato uno shock e mai e poi mai avrei voluto mostrare le mie ridicole calze ai compagni e alla maestra. Ed invece lei aveva scelto proprio quel giorno per fare l’ispezione. No, non potevo permetterlo, dovevo nascondere la mia vergogna, anche a costo di scappare. Quelle calze rattoppate con la seta erano un segreto che nessuno doveva conoscere!

Questo commovente, sincero, racconto ha una valenza quasi sacrale e nasconde, per chi vuole pensare, mille e uno motivi di riflessione e di ricordi. E viene da ridere pensando a come vanno vestiti i giovani e i giovanissimi di oggi: altro che calze di seta grezza… altro che vergogna per una verità di vita contadina…

Tuttavia non pensate di vedere in Michele un vecchio curvo e stanco, in balia di ricordi che nessuno vuole più ascoltare, quasi fosse Eduardo di Napoli Milionaria, quando torna dalla prigionia. No, no, Michele ha una vitalità impressionante, una mente lucidissima, una gioventù interiore che supera quella degli stessi figli. E’ ancora un vero patriarca, anche se bonario e gentile. La maggior parte delle decisioni familiari e di lavoro nascono da lui. Una famiglia numerosa, unita e magnifica, dove le generazioni si mescolano alla perfezione. Una moglie che lo sostiene in silenzio e con amore, quattro figli che lo venerano per quello che ha rappresentato e rappresenta. Non gli ha fatto mancare niente: due, i gemelli, si sono laureati, uno è medico (Claudio) e l’altro ingegnere (Maurizio). Il più grande, Alberto, manda avanti la cantina insieme al più giovane, Ezio, enologo preparatissimo. Ma tutti aiutano e tutti si stimano. L’esempio di Michele ha indicato perfettamente la direzione da seguire. Ed il vino che esce ha la gentilezza e la severità di una vita dura e felice, semplice ma mai banale. Ed è bello vedere i bambini giocare, le due quasi-signorine Alice ed Eliana, l’unico maschio simpaticissimo e vivace (Luca), la sua bionda sorellina Elisa e l’ultima arrivata, quei due anni di forza della natura sempre in movimento, l’incontenibile e irresistibile Sofia. Una famiglia modernissima e d’altri tempi, in cui i valori della vita sono ancora una legge morale che non si può infrangere.

I vini della famiglia Taliano sono tanti, tutti veri e appaganti. Ne citerò solo due, senza però dimenticare la loro grande Barbera Laboriosa, il Dolcetto, il Moscato, l’Arneis, il Birbet. Il Roero Riserva “Ròche dra Bòssora” si è costruito lentamente negli anni, adattandosi con discrezione alle mode che passavano veloci come fulmini, senza mai essersi inchinato ai “comandi” esterni. Ora è un vino maturo e sapiente. Ha addolcito gli spigoli, ha affinato le caratteristiche dei colli di Montà sospesi sopra le drammatiche Rocche. Profuma di fiori, ma trattiene a fatica la potenza dei tannini scalpitanti. Un vino da gustare e soprattutto da bere, dove forza e gentilezza si incontrano e si amalgamano alla perfezione, un po’ come la famiglia in cui nasce.

Una menzione particolare va poi al Barbaresco “Ad Altiora”, che proviene dai vigneti di San Rocco Seno d’Elvio nel comune di Alba. Non vuole stupire subito, nasce con studiata lentezza. Alberto ed Ezio lo cullano senza fretta e non pretendono che sia un bambino prodigio. Come tutti i veri grandi nebbioli deve uscire con calma per dare il meglio di sé. Aspettate qualche anno a berlo e poi vi lascerà esterrefatti. Assaggiate adesso il 1997 o il 1998, i terziari sono usciti tra mille sfumature, i tannini nobili dirigono le danze al palato, il finale sembra non avere alcuna intenzione di terminare e si perde in cento richiami di profumi e di gusti. Un fuoriclasse, un vero signore che non urla a sproposito, che conosce la bellezza e la durezza delle colline, un gigante di forza e coraggio, quasi come il grande Michele…

Azienda Agricola Taliano Michele
C.so Manzoni, 24 – Montà d’Alba (CN)
Tel e Fax: 0173 976512
taliano@libero.it, info@talianomichele.com
www.talianomichele.com

One Comment

  • mary ha detto:

    sempre bravo Enzo nel descrivere le persone io non conosco personalmente Michele ma conosco la sua bella famiglia e i loro buoni vini e poi le mie origini sono del bel roero. Mary

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