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La responsabilità della zootecnia industriale nella fame del mondo

Un report della Humane Society americana.

Animali, salute, ambiente: queste sono le tre piu’ forti motivazioni per scegliere di non mangiare e non usare prodotti di origine animale. Ma non bisogna dimenticare una quarta e non meno importante ragione a favore della scelta vegetariana: l’umanita’ affamata. Come ricorda autorevolmente un recente rapporto della Humane Society Americana dal titolo “La responsabilita’ della zootecnia industriale nella fame del mondo”, un sesto della popolazione mondiale (un miliardo di persone) soffre di malnutrizione; un numero in crescita rispetto a due anni fa, quando gli affamati erano 850 milioni.

Secondo le proiezioni della FAO, nel 2050 si produrranno quasi 500 milioni di tonnellate di carne ed oltre un miliardo di tonnellate di prodotti caseari: un raddoppio rispetto ai dati del 1991. Una produzione che tende a concentrarsi nei paesi in via di sviluppo (dal 2006 questi detengono il 60% della produzione globale) ma cio’ non significa certo una contenimento dell’area della denutrizione, che infatti sta aumentando.

Il problema e’ che gli animali sono delle “fabbriche di proteine alla rovescia” (maggiori informazioni sul sito www.saicosamangi.info). Nessun’altra industria utilizzerebbe “macchine” cosi’ inefficienti ed inquinanti. Come spiegato in questo rapporto, i polli utilizzano solo il 20% della proteine contenute nei mangimi, e i maiali il 10%. Significa che il restante 80-90% sono rifiuti e scarti: sono le energie consumate nei processi metabolici, nell’accrescimento osseo e di altri parti non commestibili. Non dobbiamo dimenticare che solo una piccola parte dell’animale macellato diventa “carne” che si vende sui banchi dei supermercati (si legga in proposito l’articolo Quanto grano sprecato in una bistecca).

Secondo il Programma Ambientale delle Nazioni Unite, se si stabilizzasse il consumo di carne pro-capite annuo a 37.4 Kg (che e’ la media mondiale al 2000, mentre nelle nazioni ricche siamo a piu’ del doppio), la quantita’ di cereali risparmiata sarebbe di 400 tonnellate, e questo risparmio assicurerebbe il nutrimento sufficiente per piu’ di un miliardo di persone. In sostanza, con il solo risparmio di cereali dovuto a un decremento dei consumi di carne, si potrebbero nutrire tutte le persone che oggi muoiono di fame.

Le produzioni zootecniche non sprecano solo proteine, ma anche una quantita’ enorme di acqua. Acqua che sta diventando un bene sempre piu’ prezioso. Produrre un chilogrammo di carne di pollo comporta un consumo di acqua di oltre il doppio rispetto alla produzione di cereali e legumi per il diretto consumo umano. Vi e’ poi il consumo legato alle pulizie degli allevamenti, e allo smaltimento delle feci degli animali, e nei macelli. Operazioni che richiedono grandi quantita’ di acqua che devono (dovrebbero) essere poi depurate.

Le produzioni zootecniche industriali sono intrinsecamente insostenibili sotto il profilo economico ed ambientale; e’ impensabile che questi metodi di produzione di cibo possano continuare su questa scala. Cambiare tipo di alimentazione sta diventando una necessita’ prima ancora che una scelta responsabile.

In un articolo del 2007 pubblicato sull’European Journal of Clinical Nutrition si afferma che “una dieta a base vegetale puo’ giocare un ruolo fondamentale nella salvaguardia ambientale e nel ridurre la fame e la malnutrizione nelle nazioni piu’ povere”.

Superare l’allevamento intensivo diventera’ una necessita’ per una agricoltura meno dipendente dai combustibili fossili. Da parte loro, i consumatori dovranno ridurre la loro “dipendenza” da carne, latte e uova, sostituendoli con proteine ed altri nutrienti di origine vegetale. Governi, organi di informazione ed opinion leader hanno la responsabilita’ di impostare e promuovere politiche per un’alimentazione sostenibile e in grado di sfamare l’intera popolazione mondiale. Il fallimento della zootecnia, compresa la sua responsabilita’ nel dramma della fame del mondo e nelle emissioni di gas serra, forse non e’ intenzionale (anche se lo e’ sicuramente il massacro di miliardi di animali e lo spregio totale della loro sofferenza), ma cio’ non toglie l’imperativo urgente di cambiare in direzione di produzioni e consumi alimentari salubri ed ambientalmente sostenibili.

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