Sottozona/cru: vigneti in Rosano – Rignano sull’Arno (FI)
Data assaggi: dicembre 2009
Il commento:
Non ci vuole poi tanto a capire quanto vada fiero della sua (calibrata) veracità, sia pur dissimulata nelle forme aggraziate di un vino flemmatico e rigoroso. Fin dai profumi ne apprezzi la sincera toscanità, una toscanità senza sbavature né ridondanze, semmai “riflessiva” per troppa gioventù ma dai sicuri appigli territoriali. Sono viola, ciliegia e spezie ad incrociare gli umori con le note balsamiche, ghiandose e soavemente fumé che se ne escono all’aria. Di lui mi colpiscono la schiettezza, la profondità del suo rubino, l’assenza di forzature, la naturalezza con cui palesa la sua giovanile baldanza. Non una voce di troppo qui, bensì una propositiva franchezza, impettita dalla verve acida e rivitalizzata dalla matura impalcatura tannica, a decretare quel finale asciutto, saporito, vibrante, a “prova di beva”. Dopo un giorno il tatto si fa più carnoso e seducente. Dopo due giorni non perde un grammo di espressività, puntando dritto all’eleganza.
Sapete che c’é? C’é un vino senza filtri nel mio bicchiere di oggi, che riesce a plasmare la proverbiale grintosità (a tratti persino burbera) dei Chianti d’antan sulle movenze tipiche di un vino curato ma senza tecnicismi. Dentro una insolita bottiglia da un litro – tiratura limitata (1500 bottiglie) e prezzo non banale (45 euro) – una sorpresa bella, tanto da scorgervi l’autenticità e l’orgoglio.
La chiosa:
Leggo sulla controetichetta il nome della vigneronne, Caterina Ferroni, del cantiniere Gianluca Lunardi e dell’enologo Filippo Ferrari (sua la Fattoria Le Sorgenti di Bagno a Ripoli). Leggo poi di sangiovese (prevalente), mammolo, canaiolo e colorino, provenienti da una vigna trentenne rigenerata alle attenzioni di una agricoltura naturale con influssi biodinamici. La mia conoscenza attuale non va oltre. Un po’ pochino, direte voi. Sì, ma ho come la sensazione di avere a che fare con un “vino parlante”. E ad un vino parlante servono poche parole a commento. Servono, quelli sì, un bagaglio tutto nuovo pieno di curiosità e la voglia di partire ancora, per cercare di capire se esiste, e dove sta di casa, la spiegazione di tutta questa luce.

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.










4 risposte
bravissimo fernando! l’ho bevuto al vinitaly e in un altro paio di occasione in anteprima e ha stregato pure me…
sarà la moda dei biodinamici!!!! 😉
grazie Fernando, sono stergato della descrizione che hai fatto del nostro ” ragazzo ” !!! hai rilevato tratti che noi conosciamo bene e per i quali non abbiamo mollato quelle vigne!! grazie e alle prossime annate!!!
CIAO FILIPPO, LA DESCRIZIONE DEL TUO VINO MI HA COLPITO….
MI PIACEREBBE CONOSCERLO DA VICINO, MI SAI DIRE SE E´PRESENTE SUL MERCATO TEDESCO? IO VIVO IN BAVIERA E LAVORO COME SOMMELIER IN UNA TRATTORIA.
INTANTO AUGURO A TUTTI UN FELICE ANNO NUOVO!
gentile Cosimo, buon anno.
Langravio ancora non è presente nel mercato tedesco perchè inizieremo solo adesso a commercializzare la prima annata, la 2007.
se ritieni opportuno, sentiamoci per mail e ci organizziamo per spedirti un campione. saluti a presto [email protected]