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Un monologo gastronomico

Scruto il mare dall’alto della colonna dove sono stato posto molti anni fa. Tengo d’occhio cosa accade in città e alle volte mi lascio trascinare dal rumore del porto, dallo sciabordio dell’acqua e sogno. Sogno ad occhi aperti e viaggio indietro nel tempo, quando ancora le mie gambe non erano di piombo e solcai per primo i mari a ovest delle Colonne d’Ercole.

Sono Cristoforo Colombo, o come mi chiamano qui Cristóbal Colón. Sono stato adottato dalla Spagna e io per ringraziarli me ne sto qui a Barcellona e osservo il mare. Il porto di questa città è vitale non ci si stufa mai di guardare cosa vi accade: oggi è un concerto, domani uno spettacolo improvvisato, o un mercatino delle pulci o ancora solo il viavai dei barcellonesi e dei turisti che si mescolano per formare una moltitudine umana e allegra che ha fatto di questa città – ormai posso dire “la mia città” – il centro vitale della vita notturna e godereccia.

Il mare oggi è calmo, così posso volgere lo sguardo alle mie spalle. Lascio che i miei occhi vaghino per un po’ prima di soffermarsi sul fiume di corpi che cammina su e giù per la Rambla, con i suoi piccoli banchi che vendono animaletti e chincaglierie, le statue umane, i negozi, i ristoranti ma soprattutto la Boqueria! Ah, la Boqueria! Non mi stanco mai di osservare questo splendido mercato coperto in stile liberty, ah! Che periodo strabiliante! Che tempi!

Il mercato coperto offre qualunque cosa il palato voglia assaggiare, e parte di questo gustoso cibo è stato scoperto grazie a me, grazie a colui che per primo ha solcato mari ignoti e che invece dell’oro per la zecca di stato ha facilitato la diffusione di cibi senza i quali oggi sarebbe veramente difficile vivere. Nessuno ormai ci fa più caso, non ci pensiamo mai, che una volta nessuno sapeva cosa fossero i pomodori e che appena arrivati in Europa erano considerati solo piante ornamentali dai frutti velenosi, e le patate cibo per animali.

Non voglio tornare per l’ennesima volta sulla storia del cioccolato che ormai tutti conoscono, ma vorrei soffermarmi a meditare un attimo su altri ingredienti della cucina mediterranea ed europea che ci illudiamo essere sempre esistiti. Il mais per la polenta senza dubbio è uno degli ingredienti che ha avuto in alcune zone un successo enorme diventando addirittura il cibo delle classi lavoratrici per eccellenza. Ma andando ancora più a fondo potrei citarvi alcune varietà di fagioli, le zucche grandi e tonde e il peperoncino, ma ciò di cui vado veramente fiero è di aver importato il tacchino che, farcito con la frutta secca e cotto nel forno, è qualcosa di sublime… ah se l’avessi conosciuto molti secoli fa! Per non parlare delle fragole, le grandi e succose fragole che oggi si trovano quasi tutto l’anno sui banchi del mercato. Certo mi potreste dire: “Le fragole esistevano già!”. E’ vero, ma non quelle di grandi dimensioni, che vanno a nozze con la panna montata. Il fico d’india ve lo cito ma con poca soddisfazione perché non sopporto tutte quelle piccole spine che ti si conficcano sotto pelle, è un frutto troppo restio ad essere mangiato.

E dulcis in fundo, il pezzo forte non è un cibo ma una sorta di elisir per molti: il tabacco. Per alcuni è un fine pasto, una compagnia continua, una fonte di sicurezza e per altri un fastidio insopportabile che fa bruciare le narici e toglie qualunque sapore ai piatti e alle bevande. Beh, non ho mai disprezzato una fumatina dopo i pasti. Anche adesso parlando con voi avrei proprio voglia di una pipa , un bel bicchiere di porto e soprattutto una poltrona. Invece sono qui in piedi di vedetta, guardo l’orizzonte di un mare che conosco e dove sono le mie radici, un mare che ho solcato molte volte prima di quel viaggio folle ma senza pari. E alla fine mi sono fregiato da solo della più alta onorificenza esistente: colui grazie al quale la cucina ha acquistato in bontà e varietà. Non avrei mai creduto che i miei viaggi avrebbero aperto la strada a nuovi sapori e delizie…io che cercavo ciò che non si può mangiare: l’oro!

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