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Date a Cesare quel che è di Cesare

di Stefania Bozzo

Il libro di John Lloyd e John Mitchinson “Il libro dell’Ignoranza” (Einaudi) è un libro-gioco che svela le nostre false conoscenze. Che cosa è verità e che cosa è semplicemente una panzana? Mi è successo di sfogliarlo per caso. Mi sono soffermata subito sulla pagina dedicata a Giulio Cesare; volevo verificare se il tempo incalcolabile passato sui libri di archeologia romana era servito a qualcosa o se sarebbe stato di gran lunga più proficuo dedicarmi al trekking con gli asini in Valsesia.

L’argomento è scottante, il dilemma amletico: “L’insalata Caesar prende il nome dal famoso triumviro Gaio Giulio Cesare?”. Ricordo di aver ordinato una sola volta un’insalata Caesar, che è a base di lattuga, crostini, succo di limone, uova, pepe, formaggio parmigiano, salsa Worcestershire.

Era il mese di giugno. La periferia di Praga non è uno dei posti più pittoreschi del pianeta ma quella locanda dal nome impronunciabile aveva un fascino ammaliatore. La fresca facciata esterna dai toni pastello era sorprendentemente in contrasto con l’interno cupo ed untuoso. Mi trovai senza rendermi conto al famoso “punto di non ritorno”; seduta al tavolo con in mano uno spago grigiastro tenuto insieme da un listino. I trenta gradi esterni erano diventati  quaranta grazie all’energia vitale di cinquanta persone che si sfidavano uno spazio occupabile umanamente da circa la metà. Grazie alla maestrale mimica della signora che prendeva le ordinazioni e alle poche parole in lingua ceca che riuscivo a comprendere per pura “sopravvivenza culinaria”, capii che il menu del giorno poteva essere molto rischioso. Tra un ginocchio di maiale al forno in salsa agrodolce con crauti, gli gnocchi cechi fritti e bagnati con salse salate o una zuppa di fegato con aglio e crauti, decisi di optare per qualcosa di più leggero: una sana e vigorosa insalata. “La Caesar fa al caso tuo!“, questo penso mi abbia detto a denti stretti la signora. O forse è quello che ha immaginato la mia volontà. Poco importa. La mangiai tutta d’un fiato per uscire al più presto da quella coltre calorosa che stemperava fumo di tabacco scadente e frittura.

Il ricordo è talmente negativo che la mia memoria ha cancellato qualsiasi giudizio attendibile su quell’insalata. Comunque sia il fatto di averla assaggiata in quel determinato contesto non mi fa pensare certo a Giulio Cesare. Impegnandomi a non leggere il proseguo della pagina aperta di fronte a me mi sforzo nel formulare una mia ipotetica risposta. Ci sono! Il “Ceasar” dell’insalata non è Gaio Giulio Cesare “in persona” ma indica una “romanità” (e quindi una italianità in uno scenario internazionale) data dalla titolatura Cesare; quindi dall’attributo di dignità imperiale che fu trasmesso in successione da imperatore ad imperatore. Attribuisce una generalità storica a quell’insalata riconducibile al panorama italiano. Quindi la storia romana deve avere qualche attinenza, almeno nell’ area di provenienza o come spunto archeo-gastronomico…

Con inconsueta presunzione decido che è arrivata l’ora del verdetto. Quasi sogghignando già fantastico sul mio prossimo Master in “Scienze Alimentari del Mondo Antico” (ne esiste già uno?). Questa è la sentenza…”L’inventore della ricetta è stato Cesare Cardini, piemontese e chef di ristoranti italiani a San Diego (USA) e Tijuana (Messico). La Sua ricetta, brevettata nel 1948, divenne famosa soprattutto perché il suo locale di Tijuana, ancora oggi incorporato in un hotel che si chiama Caesar’s, era frequentato da tantissime star di Hollywood”. Quindi l’insalata Caesar è frutto della fantasia culinaria di un piemontese di nome Cesare trasferitosi nella prima metà del secolo scorso sulla costa pacifica messicana e statunitense? E per la sua notorietà e diffusione dobbiamo ringraziare le star hollywoodiane? Guardandomi intorno chiudo con forza il libro e silenziosamente ritorno con i piedi per terra.

Mi rimangono sempre gli asini in Valsesia…

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