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Terre di Toscana e i suoi territori: il Chianti Classico “senese”

In questa serie di articoli descriviamo i territori che saranno presenti alla terza edizione di Terre di Toscana, grande evento-degustazione che si terrà a Lido di Camaiore il 7 e 8 marzo prossimi. Tutte le informazioni sul nostro appuntamento le trovate qui.

Narra la leggenda che per delineare i loro confini, fiorentini e senesi decisero di fissare il confine dei rispettivi territori là dove si fossero incontrati due cavalieri partiti al primo canto del gallo, l’uno da Siena e l’altro da Firenze. I fiorentini si servirono di un galletto nero cui era stato impedito di cibarsi per giorni il quale, affamato, cantò assai prima dell’alba, avvantaggiando così il cavaliere fiorentino che si incontrò con quello senese dopo aver fatto tanta strada in più, praticamente nei pressi di Fonterutoli, in territorio di Castellina.

Castellina, Radda e Gaiole sono il cuore storico del Chianti. Erano I “terzieri”della Lega del Chianti creata dalla Repubblica fiorentina nel 1259, poi aboliti nel 1774 da Pietro Leopoldo di Lorena. Con l’unità d’Italia, Bettino Ricasoli (suo il Castello di Brolio a Gaiole) seppur fiorentino premette affinché entrassero a far parte (un pochino “contro natura”) della provincia di Siena. Castelnuovo Berardenga, annesso successivamente al territorio chiantigiano, deve il suo nome ai nobili longobardi discesi al seguito di Carlo Magno.

Più boscose Castellina e Radda, Gaiole e Castelnuovo Berardenga preludono invece alle ondulate dolcezze della campagna più schiettamente senese.

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Ma veniamo ai protagonisti chiantigiani presenti a TERRE DI TOSCANA: due importantissime maison provengono da Castellina: Domini Castellare di Castellina e Castello di Fonterutoli, e ne converrete che non abbisognino di troppe presentazioni. Per la prima stiamo parlando di Paolo Panerai, editore di prestigio della rivista Class. Il vino di punta, vero e proprio cult, è I Sodi di San Niccolò (sangiovese e malvasia nera), dal bouquet aromatico sempre intrigante e peculiare. La seconda ha alle spalle l’antica famiglia dei marchesi Mazzei ed è stata protagonista della rinascita del vino toscano prima con grandi supertuscan (il Concerto, ora non più prodotto, ed il Siepi, blend di merlot e sangiovese) per tornare poi a sentire il richiamo del territorio puntando su un “grande” Chianti, il Castello di Fonterutoli. Legata al territorio di Castellina c’è anche Ruffino, grazie all’acquisizione della Tenuta Santedame, dove il famoso marchio fiorentino produce un Chianti Classico elegante e il celebre Romitorio di Santedame.

Da Radda arriva un vero mito della chiantigianità, quello di Montevertine. Sergio Manetti compì il coraggioso gesto di vendere l’azienda siderurgica a Falck per accondiscendere una passione (o una visione) e divenire viticoltore a tempo pieno. Ispirato da Giulio Gambelli, figura che ha accompagnato il vino toscano nell’ultimo mezzo secolo, si ribellò al disciplinare che obbligava all’uso delle uve bianche e creò il suo grande sangiovese, Le Pergole Torte, affiancato oggi nell’eccellenza dal Montevertine, che comprende nell’uvaggio anche canaiolo e colorino. Sempre da Radda proviene Monteraponi, azienda di recente fondazione (2003) già entrata nel cuore di molti appassionati, e che si è guadagnata un posto nell’eccellenza grazie al Chianti Classico Riserva Il Campitello, che beneficia delle uve di vecchie vigne e di un approccio tradizionale. Infine, autore di vini dialettici e di estrema “purezza territoriale”, ecco Roberto Bianchi e la sua Val delle Corti, in cui la dimensione artigianale della produzione si esalta nella espressività di rossi freschi e rigorosi.

Un folto gruppetto rappresenterà ad altissimi livelli Gaiole. Badia a Coltibuono di Emanuela Stucchi Prinetti (“former president” del Consorzio) ha radici profonde e storia importante: sempre bella la Riserva, ottimo il Chianti “base”, da tenere sotto osservazione il Chianti Classico RS, immancabile il Sangioveto. Altra cantina saldamente “sangiovesista” è Riecine, dove ogni anno si rinnova la sfida interna per la palma dell’eccellenza fra Chianti Classico Riserva e La Gioia, vini che in ogni caso rimangono sempre impressi nella memoria ( e nei cuori). Rocca di Castagnoli ha diverse frecce al suo arco, come le dinamiche ed eleganti selezioni di Chianti Classico (Riserva Tenuta di Capraia e Riserva Poggio a’ Frati), oltre ad un solido supertuscan a base sangiovese e cabernet sauvignon, chiamato Stielle, o al cabernet sauvignon Buriano, mentre Capannelle propone vini raffinati come Solare (blend di sangiovese e malvasia nera) e Chianti Classico Riserva, accanto ad una etichetta molto conosciuta, 50&50 (sangiovese e merlot), realizzata in sinergia con Avignonesi.

Non poteva mancare Barone Ricasoli, ovvero Castello di Brolio, ovvero un bel pezzo di storia del Chianti Classico. L’importante ristrutturazione viticola avviata da Francesco Ricasoli ha portato oggi l’azienda ad essere nuovamente apprezzata a livello internazionale grazie a vini curati e ambiziosi come Casalferro e Chianti Classico Castello di Brolio. Podere Il Palazzino, e qui ci troviamo nella frazione Monti in Chianti, stupisce sempre per il carattere unico del Chianti Classico Grosso Sanese. Sempre da Monti, Rocca di Montegrossi di Marco Firidolfi Ricasoli ha nel Chianti Classico Vigneto San Marcellino e nel Vinsanto due straordinari portavoce del territorio. E a proposito di “senso di territorio”, San Giusto a Rentennano della famiglia Martini Cigala non è seconda a nessuno. Vini come Percarlo, La Ricolma e Chianti Classico ( da qualche anno affiancato da un Riserva Le Baroncole in crescendo di personalità) realizzano pedine importanti nello scacchiere dei vini toscani che contano.

Sul versante delle novità, sempre gaiolesi, arriva La Porta di Vertine, altra azienda di ispirazione “gambelliana” che va mettendosi in luce grazie agli ispiratissimi Chianti Classico e Riserva. Castello di San Sano invece sta registrando importanti progressi da qualche anno a questa parte, proponendosi con un interessante Chianti Classico Riserva Guarnellotto e con il Borro al Fumo (sangiovese e cabernet sauvignon), senza dimenticare uno dei Chianti dei Colli Senesi più appetitosi (Vigneto della Rana) della denominazione.

Siena è ormai alle porte, ci troviamo nel lembo meridionale del Chianti Classico, quello di Castelnuovo Berardenga. E’ qui che incontriamo due giganti. Il primo è Felsina, del duo Giuseppe Mazzocolin (titolare)-Franco Bernabei (enologo). A Felsina spesso e volentieri l’eccellenza assume più volti, tra cui è durissimo scegliere: i Chianti Classico Riserva Rancia e Berardenga o il celebre sangiovese Fontalloro, che non di rado stanno ai vertici delle rispettive tipologie. Anche se non vanno dimenticate chicche enologiche come il cabernet sauvignon Maestro Raro. Il secondo è Castell’in Villa, creatura di Coralia Pignatelli, che “sforna” con encomiabile continuità vini di straordinaria caratterizzazione e sicura connotazione stilistica, capaci peraltro di felici evoluzioni nel tempo. Parliamo del Chianti Classico Riserva, del Chianti Classico Riserva Poggio delle Rose, ma anche del Chianti “base” e del Santacroce, riuscito taglio di sangiovese e cabernet sauvignon.

A chiudere, nei pressi di Siena, ecco la micro cantina Podere Scheggiolla, a vocazione biologica, capace di vini molto espressivi come il Chianti Classico e lo Stravizzo (taglio sangiovese e merlot) e Villa di Geggiano, che nonostante la fama assurta per essere stata teatro di ambientazione di alcune celebri scene di “Io ballo da sola” di Bernardo Bertolucci, da qualche anno a questa parte va producendo vini ispirati ed eleganti, naturali e seducenti, nel rispetto dell’ambiente e di una idea pulita di chiantigianità.

TERRE DI TOSCANA, TERZA EDIZIONE

Domenica 7 marzo, ore 12-19 degustazione
ore 21 grande cena in compagnia dei vignaioli e dei loro vini
Lunedì 8 marzo
, ore 11-18 degustazione

Ingresso € 20 (€ 15 per soci AIS, Fisar, ONAV, Slow Food e per gli iscritti al notiziario de L’AcquaBuona, che riceveranno a tal fine un messaggio di posta elettronica in prossimità dell’evento). Nel prezzo di ingresso sono compresi il bicchiere da degustazione e la taschina portabicchiere.

Per accredito stampa o per ricevere l’invito omaggio dedicato agli operatori scrivere a info@acquabuona.it

Gli altri articoli:
Il Chianti Classico “fiorentino”
San Gimignano, Montepulciano, Orcia
Maremma (grossetana), Lucchesia, Massese

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