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Terre di Toscana e i suoi territori: il Chianti Classico “fiorentino”

Iniziamo con questo articolo a parlare dei territori che saranno presenti alla terza edizione di Terre di Toscana, grande evento-degustazione che si terrà a Lido di Camaiore il 7 e 8 marzo prossimi. Tutte le informazioni sul nostro appuntamento le trovate qui.

Chianti, per molti versi, è sinonimo di vino italiano. Intendiamoci, l’Italia è piena di territori vocati per la produzione di ottimi e talvolta grandi vini, ma la parola Chianti evoca storia, grandi famiglie, tradizione lunghissima, ed è inscindibilmente legata al nostro Paese e alla Toscana più “glamour” nell’immaginario collettivo. E proprio all’estero il nome Chianti risuona più convinto perché riflette alla perfezione gli stilemi dell’italian lifestyle fra bellezze paesaggistiche, artistiche e mangiare/bere bene. Tanti potrebbero essere gli esempi, forse il primo che ci viene in mente è quello cinematografico: Hannibal Lecter, da Il Silenzio degli innocenti, eroe negativo dai gusti sofisticati e amante della musica di Bach, che con il fegato – non diciamo di quale animale – amava sorseggiare, appunto, un Chianti.

Venendo alle nomenclature più strettamente geografiche, al cuore delle zone che possono produrre vini chiamati Chianti c’è il Chianti Classico, che a parte eccezioni anche molto importanti (e a Terre di Toscana non mancano) è quello che si può giocare la sua identita con maggiore autorevolezza. Limitato a Nord da Firenze e a sud da Siena, a est dagli omonimi monti e a ovest dalle valli dei fiumi Pesa ed Elsa, lo divideremo per comodità in una parte settentrionale fiorentina (comuni di San Casciano Val di Pesa, Tavarnelle Val di Pesa, Barberino Val d’Elsa e Greve in Chianti) e una meridionale senese (comuni di Poggibonsi, Castellina in Chianti, Radda in Chianti, Gaiole in Chianti e Castelnuovo Berardenga). I suoi diecimila ettari vitati sono per la scala italiana un territorio esteso, che sebbene sfaccettato riesce comunque ad essere visibile in modo forte ed unitario anche da grandi “distanze”, quelle dei mercati esteri.

Da qui è passato il rinnovamento del vino italiano: da un atto di ribellione verso un disciplinare di produzione che non consentiva ai rossi della zona di acquisire l’adeguato spessore, e da nuove consapevolezze, sono nati grandi vini a base esclusiva sangiovese divenuti ormai “storici” (e a Terre di Toscana ce ne saranno tanti, sia “figli” di quei pionieri, sia dei loro epigoni) ma anche felici sperimentazioni con uve “forestiere”. Ora che la qualità è fatto assodato, perlomeno per chi vuole lavorare con coscienza e passione, il Chianti Classico va muovendosi con passo sicuro verso nuovi equilibri, nel nome delle sfumature, della bevibilità e dell’eleganza, abbandonando qualche ostentazione di troppo che pure c’è stata. Le novità positive si vedono ogni anno, segno che l’energia e la voglia di far bene ci sono, nonostante le difficoltà della situazione economica attuale non siano affatto trascurabili.

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Partiamo dunque dal Chianti Classico “fiorentino”: dal comune di San Casciano in Val di Pesa arrivano San Pancrazio (dinamica realtà di recente conio già messasi in mostra con un interessantissimo Chianti Classico Riserva e un elegante Merlot in purezza) e Il Borghetto (che con le sue selezioni a base sangiovese si sta ritagliando un posto al sole nel cuore degli appassionati). Sempre dal comune di San Casciano, pur non appartenendo per poche centinaia di metri al territorio del Chianti Classico, Corzano e Paterno produce vini di indiscutibile carattere, a partire da Il Corzano e dal Chianti Riserva I Tre Borri, per non parlare del celebre Vin Santo. Da Mercatale Val di Pesa invece ci arriva la rigorosa, tipica proposta enoica di Solatione della famiglia Giachi, che annovera un Chianti Classico Riserva recentemente impostosi per pienezza e personalità.

Da Greve in Chianti nomi “pesanti”: Querciabella, autrice di un raffinato supertuscan di lunga storia come il Camartina, felice esempio di matrimonio fra sangiovese e cabernet sauvignon, e di un bianco di stoffa, Bàtar (chardonnay e pinot bianco), per non parlare dell’affidabilissimo Chianti Classico; e poi Vignamaggio, dove pare sia passata Monna Lisa in persona (ed infatti a lei è dedicata la Riserva di Chianti più prestigiosa). Quello che è sicuro è che in questa villa incantevole e nei suoi dintorni è stato girato lo shakespeariano “Molto rumore per nulla” di Kenneth Branagh, che ha fatto innamorare della Toscana molte persone in giro per il mondo. Da segnalare anche il singolare (e buonissimo) Vignamaggio, cabernet franc in purezza. E ancora le Tenute Ambrogio e Giovanni Folonari con i loro possedimenti di Nozzole, da cui provengono Chianti Classico e Riserva La Forra, e Cabreo, culla di supertuscan blasonati come Cabreo Il Borgo (sangiovese e cabernet sauvignon) e Cabreo La Pietra (altro esempio di bianco toscano che si fa rispettare). Podere Campriano è invece una realtà giovane che ha già attirato l’attenzione con un Chianti Classico e una Riserva Montefioralle di indiscutibile fascino territoriale, e che ha in gestazione un sangiovese in purezza di cui siami certi si parlerà.

Dalla conca d’oro di Panzano arriva la celeberrima Fontodi, fra i pionieri del vino di qualità e del sangiovese di razza, basti pensare al Flaccianello della Pieve e alla Riserva Vigna del Sorbo. Senza dimenticarci di altri vini culto come il Pinot Nero e il Syrah della linea Case Via. Altra presenza storica di Panzano è Vecchie Terre di Montefili, con il suo elegantissimo Chianti Classico, il sangiovese Anfiteatro ed il Bruno di Rocca, superbo e volitivo blend di sangiovese e cabernet sauvignon. E poi ecco Montebernardi, che colpisce al cuore con il suo Chianti Classico Sa’etta.

Altre stelle brilleranno a Terre di Toscana, e provengono dal comune di Barberino Val d’Elsa: una è Isole e Olena, dove Paolo De Marchi, viticultore di fine intelletto, produce (oltre a un seducente Chianti Classico) un grandissimo sangiovese come il Cepparello, importanti Chardonnay, Syrah e Cabernet nonché uno straordinario Vin Santo. A fare da pendant il Castello di Monsanto, altro apprezzato bianchista di Toscana (sempre bello il Fabrizio Bianchi Chardonnay, intitolato al titolare dell’azienda) ma soprattutto grande interprete del cavallo di razza chiantigiano: un Chianti Classico “base” e due Riserve (Castello di Monsanto e Il Poggio) spesso e volentieri imperdibili, oltre al Fabrizio Bianchi Sangiovese, capace di prestazioni altisonanti. Infine, sia pur non producendo Chianti Classico per questione di “metri”, I Balzini della famiglia D’Isanto produce da tempo interessanti espressioni  di territorio con i suoi Black Label (cabernet sauvignon per metà, poi sangiovese e merlot) e White Label (sangiovese e cabernet sauvignon).

Prossima uscita: il Chianti Classico “senese”: Castellina, Radda, Gaiole, Castelnuovo Berardenga


TERRE DI TOSCANA, TERZA EDIZIONE

Domenica 7 marzo, ore 12-19 degustazione
ore 21 grande cena in compagnia dei vignaioli e dei loro vini
Lunedì 8 marzo
, ore 11-18 degustazione

Ingresso € 20 (€ 15 per soci AIS, Fisar, ONAV, Slow Food e per gli iscritti al notiziario de L’AcquaBuona, che riceveranno a tal fine un messaggio di posta elettronica in prossimità dell’evento). Nel prezzo di ingresso sono compresi il bicchiere da degustazione e la taschina portabicchiere.

Per accredito stampa o per ricevere l’invito omaggio dedicato agli operatori scrivere a info@acquabuona.it

Gli altri articoli:
Il Chianti Classico “senese”
San Gimignano, Montepulciano, Orcia

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