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I tè neri, i verdi, i bianchi… e i gialli

Anche tra gli appassionati, i tè gialli non sono certo i più conosciuti e generalmente è difficile trovarli in commercio. Un tè giallo che ultimamente è diventato reperibile in alcuni negozi italiani e che è sicuramente interessante per le sue peculiari caratteristiche è il Kekecha.

Originario della provincia cinese del GuanDong, il Kekecha come altri tè gialli (ad esempio il Su Non) è caratterizzato da una leggerissima ossidazione che gli conferisce caratteristiche intermedie tra i tè verdi (non ossidati) e gli OOlong (semiossidati). Ricordiamo che l’ossidazione è quel processo biochimico che distingue i tè verdi dai neri. Poiché è invalsa l’erronea abitudine di confondere l’ossidazione con la fermentazione, capita spesso che ci si riferisca ai tè verdi come “non fermentati”, ai neri come “fermentati” e agli Oolong (o Wu Long) come “semifermentati”. Il grado di ossidazione di un tè dipende dalla lavorazione subita dalle foglie dopo la raccolta.

La lavorazione del Kekecha è un processo abbastanza complicato che richiede parecchi passaggi. Si comincia naturalmente con la raccolta delle foglie, principalmente da arbusti selvatici, che poi vengono fatte appassire all’aria aperta per un paio di ore. Successivamente vengono portate per pochi minuti ad alta temperatura (superiore a 180 gradi); in questa fase si ha una parziale ossidazione. Le foglie vengono poi sparpagliate su tappeti di bambù e lasciate raffreddare per circa mezz’ora. Una volta tornate a temperatura ambiente le foglie sono soggette ad una azione di arrotolamento per un’altra mezz’ora; a seconda della qualità del tè tale movimento è eseguito a mano o a macchina. A questo punto vengono fatti dei mucchi di foglie all’interno di una stanza in cui sono mantenute condizioni costanti di umidità e temperatura (circa 26 gradi) e si lascia riposare il tè per alcune ore (da due a dieci); questa fase della lavorazione è di estrema importanza perché è proprio qui che le foglie acquistano quella sfumatura gialla che caratterizza il Kekecha. Successivamente le foglie sono di nuovo riscaldate a 150 gradi su un fuoco di carbone di legna e poi ancora, in uno speciale forno, fino a 200 gradi. A questo punto le foglie vengono finalmente lasciate raffreddare e la lavorazione è terminata; il tè è pronto per essere imballato. C’è da dire comunque che la procedura appena descritta non è rigida e un ruolo fondamentale è giocato dall’intuito del maestro del tè che decide in base alla sua esperienza e al suo istinto la durata delle varie fasi, in particolare il momento esatto in cui interrompere il processo di ossidazione.

Il gusto di questo tè è non convenzionale in quanto il fruttato prevale decisamente sulle note erbacee, caratteristiche dei tè verdi. Molti appassionati vi riconoscono la papaia, personalmente propendo per l’albicocca. E l’albicocca è davvero il frutto che idealmente possiamo associare al Kekecha, considerando anche le belle sfumature giallo-arancio che assume l’infuso nella tazza. Dopo il primo sorso possiamo riconoscere un vago retrogusto amaro, che però non disturba, dovuto probabilmente anche alla modalità di preparazione dell’infuso. Infatti è consigliabile “caricare” abbastanza il Kekecha, con temperatura dell’acqua alta (intorno agli 80 gradi) e tempi di infusione lunghi (4-5 minuti), contrariamente a quanto si fa coi tè verdi (mentre gli Oolong reggono meglio condizioni di preparazione più spinte).

A causa dell’incipiente ossidazione, il Kekecha ha un effetto delicatamente stimolante, piacevole e senza mai diventare eccitante (come lo sono alcuni tè neri molto forti); può quindi essere bevuto anche la sera (sebbene mi senta di consigliarlo soprattutto come tè del mattino o del primo pomeriggio). Queste sue caratteristiche lo rendono un ideale ausilio per la concentrazione; per tale motivo il Kekecha fu a lungo esclusivo appannaggio dei monaci buddisti che ne traevano grande giovamento per la pratica meditativa.

Concludendo, non mi resta che consigliare di provarlo, sperando di essere riuscito a suscitare un po’ di curiosità intorno a questi poco noti tè gialli.

Immagine tratta da www.teatower.com

2 Comments

  • Xionma ha detto:

    Buongiorno Alessandro,
    Volevo far presente a tutti gli appassionati di te’ che leggono i tuoi commenti il sito http://www.teaway.it.
    Ha una bella scelta di te’, principalmente cinesi ma anche indiani e da altre parti del mondo.
    Offre alcuni te’ gialli e ogni ordine che ho fatto con loro e’ sempre stato un piacere.

    A presto,
    X.

  • Alessandro ha detto:

    ,,,grazie per la segnalazione, il catalogo è veramente ricco e anche il sito è fatto molto bene.

    A.

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