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Roma Vino Excellence & Merano Wine Festival: la verticale del Barolo Le Vigne di Luciano Sandrone

ROMA – Ho recentemente avuto la fortuna di partecipare al Roma Vino Excellence & Merano Wine Festival. Questa nuova iniziativa nasce dall’intuito e dalla passione di due bravissimi professionisti del vino: Helmut Koecher, patron del Merano Wine Festival, e Ian D’Agata, wine writer di solida reputazione e direttore dell’International Wine Academy di Roma. Il mix di organizzazione e pragmatismo tipicamente altoatesino con la “caotica” esuberanza e passione di Ian D’Agata ha prodotto, a mio modesto avviso, un evento che a Roma, capitale d’Italia e primo mercato del vino del Paese, ha lasciato il segno. Raramente mi è capitato di vedere un programma tanto ricco e articolato, con ospiti italiani e stranieri di livello assoluto, che hanno animato degustazioni “da urlo” e dibattiti di grande interesse. Un evento dal taglio spiccatamente internazionale (e visti gli ideatori non peteva che essere così…) e che già in questa primissima edizione ha riscosso un notevole successo di pubblico.

Ci sarebbe molto da scrivere, ma nell’imbarazzo della scelta ho scelto di proporre il resoconto di una bella verticale di barolo, per rendere onore a questo grande vino e uno dei suoi migliori interpreti.

Quello di Luciano Sandrone (rappresentato a Roma dalla simpatica e competente figlia Barbara) è infatti ormai un solido punto di riferimento qualitativo nelle Langhe.  Dalla prima vendemmia del 1978, soddisfazioni e riconoscimenti si sono accavallati, ma il credo dell’azienda è rimasto sempre lo stesso: lavoro continuo, costante, metodico in vigna per portare la qualità in cantina. Perché è solo partendo dal vigneto, dalla sua cura, dal rispetto delle sue peculiarità, che si può perseguire l’eccellenza.  E la cantina diventa così semplicemente il luogo dove, con mano delicata, si riesce a trasferire nel bicchiere tutta la ricchezza e l’armonia che le magiche colline del Barolo sono in grado di regalare. I vini che ne risultano seguono uno stile sobriamente moderno, senza eccessi o forzature, con l’equilibrio come sottile filo conduttore. Il Barolo “Le Vigne” è per i Sandrone il vino della tradizione: le uve  – ovviamente 100% nebbiolo – provengono da quattro appezzamenti distinti situati nei comuni di Barolo, Novello e Monforte D’Alba, con terreni e il microclimi assai diversi. Sono vinificate separatamente e poi assemblate. Per questo vino si usano solo lieviti autoctoni, le macerazioni  sono piuttosto brevi rispetto alle abitudini langarole (circa 10 gg) e come contenitore d’affinamento si usano tonneaux da 500-600 litri.

La cosa che più mi ha impressionato nella verticale che descriverò di seguito è la grande costanza qualitativa. Su nove annate degustate, almeno sette sono a mio giudizio di altissimo livello, con due/tre casi di assoluta eccellenza.

Barolo Le Vigne 2005
Figlio di un’annata classica. Si presenta con un bellissimo naso, molto “nebbioleggiante”: fiori, frutta dolce, una nota balsamica di fondo, il tutto in un quadro di estrema eleganza. Ha una struttura appena un po’ esile, che ne fa un Barolo poco “carrozzato” e di approccio un po’ più “spensierato” del solito.  Gli manca un po’ di profondità e complessità, ma nel complesso è un vino veramente squisito!

Barolo Le Vigne 2004
Quest’annata è stata considerata grandissima dalla critica. A me, in questo momento, piace meno del precedente. Il naso è più concentrato, e sta vivendo una fase di chiusura. I profumi sono quindi più cupi, e ricordano il sottobosco, il tartufo, la cenere (per altro tipici delle grandi annate!). In bocca ha però una gran solidità, con un tannino ben presente a una viva acidità. Barolo monolitico, tutto d’un pezzo, che aspetterei ancora qualche anno. Sarà grandissimo.

Barolo Le Vigne 2003
Annata difficile, ormai lo sappiamo: molto calda e con poche escursioni termiche. In questo caso si è rivelata fondamentale la possibilità di scelta e assemblaggio tra uve provenienti da parcelle diverse. Il vino che ne risulta è tutt’altro che cotto o stramaturo.  Il naso è più corto, meno elegante del 2005, a cui però si può ricollegare a conferma di un timbro, di un’identità “nebbioleggiante” che si ritrova tutta. In bocca ha uno sviluppo gustativo lineare, senza troppi sussulti, ma con un equilibrio di fondo che comunque ne rende piacevole la beva.

Barolo Le Vigne 2001
Saltato il 2002 per problemi di consegna, ci troviamo di fronte ad un 2001 monumentale! Questo vino ha il pregio di coniugare una classe e una complessità da campioni, ad una notevole facilità di beva. Naso elegante, raffinato, in cui spicca una bellissima nota di ciliegia e un pout-pourrì di fiori secchi. In bocca attacca nitido e preciso, e prosegue con una lunghissima dinamica gustativa, sorretto da una verve acida e da un tannino esemplare. Vino completo che eccelle in tutte le componenti qualitative!

Barolo Le Vigne 2000
Paga un po’ il fatto di essere degustato dopo il grandissimo 2001. Il naso è più semplice e lineare, un filino monocorde, ma pur sempre di gran pulizia e finezza. Al palato è rotondo, polposo, molto piacevole. E’ senz’altro il vino più pronto di quelli degustati finora. Ma non regge il confronto con la complessità e la classe del vino precedente.

Barolo Le Vigne 1999
Personalmente ritengo se la batta col 2001 per il titolo di miglior vino della verticale. Al naso sono più evidenti le note terziarie, di terra, di humus, sottobosco e fiore macerato. Non ha la leggiadra florealità del 2005, ad esempio, ma esibisce con classe ed austerità il fascino della maturità. In bocca ha una marcia in più: largo, lungo, sapido, con tannini levigatissimi e una grande armonia complessiva. Grandissimo!

Barolo Le Vigne 1998
Altro vino di alto livello, con un naso che vira un po’ di più verso note tostate. In bocca mantiene ancora una buona  freschezza, con un’acidità per nulla sopita. Equilibrato, rotondo, di discreta complessità e lunghezza. Buono!

Barolo Le Vigne 1997
Annata di grandi aspettative, che, almeno per quanto mi riguarda, sono rimaste un po’ disattese. Naso dolce, molto speziato, con una dominanza di piccoli frutti rossi maturi. In bocca è molto piacevole, rotondo, cioccolatoso, ma risulta infine fin troppo opulento per chi ama il classicismo del barolo.

Barolo Le Vigne 1996
Insieme al 2001 e al 1999 va a comporre il mio ipotetico podio. Naso molto affascinante, da nebbiolo maturo: sottobosco, liquerizia, genziana, tartufo, fiori secchi. In bocca è ancora perfettamente integro, senza alcun segno di cedimento: ha una struttura non impressionante, che si esprime però con un’armonia di sapori e una naturalezza di beva coinvolgenti. Va detto, per dovere di cronaca, che non tutte le bottiglie dell’annata sono risultate perfette: altri degustatori hanno notato un’ossidazione troppo pronunciata, che però, nel mio campione, non c’era assolutamente.

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