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Incontro fra Vernaccia di San Gimignano e Pouilly-Fuissé (che parla anche italiano)

SAN GIMIGNANO (SI) – L’ennesima puntata del confronto-studio fra la Vernaccia di San Gimignano ed un “collega” estero in bianco, organizzata come sempre dal Consorzio di tutela della denominazione che si è avvalso quest’anno del sostegno “culturale” di Giampaolo Gravina (vice curatore de I Vini d’Italia de L’espresso) ha avuto quest’anno come protagonista il vino borgognone forse più noto prodotto al di fuori della “mitica” Cote d’Or, ossia il Pouilly-Fuissé.

220 Km a sud di Chablis, 130 a sud di Digione, 80 a sud di Beaune, dieci a nord del Beaujolais, dove termina anche il dominio dello chardonnay, quella che è senz’altro l’Appellation di maggior prestigio della regione del Mâconnais è stata istituita nel 1929 e si estende su 760 ettari e quattro comuni ad ovest della cittadina di Macon (Fuissé, Solutré-Pouilly, Vergisson e Chaintré). Contraddistinta da una forte parcellizzazione delle proprietà, è caratterizzata da un clima non troppo continentale che vede qui il maestrale iniziare la sua corsa fino a Marsiglia, con una forte escursione termica fra agosto e settembre. I terreni sono scuri, di matrice argilloso-calcarea; le rese imposte sono piuttosto basse (perlomeno sugli standard italiani), 60 quintali per ettaro che danno luogo a cinque milioni di bottiglie l’anno.

Il Poilly-Fuissé ha avuto una storia forse un pochino sonnacchiosa fino alla svolta dovuta ad Jean Marie Guffens, un belga arrivato fine anni ‘70 che ne ha rivoluzionato il panorama, i metodi, le gerarchie, preparando al grande successo che questo vino avrebbe avuto nel mondo anglosassone negli anno ’80. Ma la sua storia comprende anche un capitolo italiano il cui titolo potrebbe essere il nome di Fabio Montrasi che, astemio fino a 27 anni con un rapporto con la campagna pressoché nullo, doveva diventare architetto a Milano e si è invece ritrovato vignaiolo in Borgogna quindici anni fa per caso, per una passione scatenata durante una cena, dove due protagonisti riassumevano tutta la loro attenzione per la vigna (Philippe Vallet) e  (Jean Marie Guffens) per la cantina, legno compreso,  con la sdrammatizzazione del ruolo di questo fantasma, mostro, pericolo per l’integrità del vino.

Da qui, un percorso che lo ha portato ai metodi biodinamici, per la coltivazione dei suoi terreni di origini geologiche antiche, diversamente dall’alta Borgogna non sedimentari ma cristallini e granitici, di una povertà incompatibile con un inerbimento spontaneo, ed all’uso delle botti grandi (30 ettolitri) affiancate alle barrique da 228 litri e ai tonneaux da 400. Un approccio che ha connotazioni per certi versi comuni all’altro vignaiolo d’oltralpe intervenuto a San Gimignano, Phillippe Vallet: poco lavoro sul suolo, limitazione per l’erba perché troppo concorrenziale, ma niente chimica (né zolfo), più ombra possibile sulla terra, incentivo alla presenza di funghi e microorganismi che lavorano il suolo, barrique usate fino a 15 anni, rinnovate per il 7-8 % ogni anno. Un lavoro che punta molto sulla digeribilità del vino.

I vini a confronto

Pouilly-Fuissé

Pouilly-Fuissé Les Birbettes 2007Chateau des Rontets
Intenso e pungente, ricco al naso di agrumi e mela che con l’ossigeno si arricchiscono di sensazoni più dolci confetto ha nella beva bel molto acido, è fragrante, sempre minerale, con la componenti aromatiche fruttate ancora piuttosto compresse.

Pouilly-Fuissé  Les Birbettes 2002Chateau des Rontets
Mieloso, minerale, leggermente affumicato, ,accarezza il naso con un sottofondo mentoso molto suadente, frutta bianca matura mostrando solo qualche traccia di evoluzione. Attacco preciso in bocca, bella trama vellutata, fresca e acida, e grande spinta verso un bellissimo finale, dalla lungha vibrante scia minerale.

Viré-Clessé 2003Domaine Valette
Dolce, suadente, mieloso, il naso è molto potente e spinge sfoggiando in un secondo momento una dolce caramella di pesca. Bella conferma in una bocca larga, ancora potente ma fresca. Vino molto bello, equilibrato, con un finale marcato dalla pietra focaia non lunghissimo ma dinamico.

Pouilly-Fuissé 1999Domaine Valette
Naso di persistenza mostruosa, molto minerale, quasi ferroso, nel quale emerge anche l’agrume dolce, la scorza d’arancia. Subito coerente il palato che sfoggia una bella trama larga, vellutata ed è assai saporito con le sue sensazioni agrumiate. Bello il finale all’insegna della morbidezza.

Pouilly-Fuissé 1998Domaine Guffens-Heynen
Di grande intensità e persistenza, mostra grande eleganza nei suoi toni affumicati ma ancora una gran bel frutto giallo. Un pochino rigido nell’ingresso in bocca, mostra comunque un bella freschezza.

Pouilly-Fuissé 1993Domaine Guffens-Heynen
Di colore paglierino carico, ha naso ricco di fiori e frutta gialla, miele, con accenni di crema pasticcera. Mostra qualche vuoto in bocca, ed ha in una bella mineralità la sua dote migliore.

Vernaccia di San Gimignano

Vernaccia di San Gimignano Rialto 2007Cappella di Sant’Andrea
Fiori bianchi e frutta bianca matura caratterizzano un olfatto leggero e piacevole. Bella presenza in bocca, con una beva che nella prima parte è spessa e cremosa, poi più fresca. L’azienda ha gestione spigliata e giovanile.

Vernaccia di San Gimignano Riserva Vigna ai Sassi 2006Tenuta Le Calcinaie
Naso erboso di bel respiro, pungente, dove si affiancano agrumi e pera matura. Molto equilibrato,sfoggia  beva sicura, fresca e tesa, non priva di spessore e sapidità. Finale dinamico e di grande piacevolezza.

Vernaccia di San Gimignano Vigna Casanuova 2005Fontaleoni
Con bella persistenza viene presentato un quadro delicatamente dolce; l’ingresso al palato è sontuoso, la beva è equilibrata, e segnata nel finale da piacevole acidità.

Vernaccia di San Gimignano San Quirico Riserva Isabella 2004San Quirico
Olfatto mentoso, vegetale, delicato, pungente, fascinoso nelle sue sfumature di erbe aromatiche. L’acidità innerva decisamente la beva che va un pochino in discesa ma mantenendo buon fascino. Azienda storica, con le prime vigne a Vernaccia piantate nel 1970.

Vernaccia di San Gimignano Le Mandorle 2003Poggio Alloro
Vera e propria azienda agricola rigorosamente biologica (cento ettari di cui venti di vigneto, allevamento di chianina, apicoltura…) produce questo vino “a singolo vigneto” che profuma di fiori gialli, tisana, agrumi maturi. In bocca è equilibrato e teso, con un nerbo ben rivestito di corpo che rende la beva succosa, ed un finale compatto ed espressivo.

Vernaccia di San Gimignano Riserva 2002Panizzi
Gianni Panizzi, figura fondamentale per la viticoltura di San Gimignano, è ora amministratore delegato dell’azienda che ha fondato e che ha tracciato la strada per la riscossa della denominazione. Questa Riserva fermenta in barrique, sta un anno sui lieviti con frequenti batonnage, dopo un anno viene travasata in acciaio per stare un altro anno in bottiglia. Al naso è minerale, mostra fresche note di pompelmo e sensazioni erbose. Al palatp mostra densità e compattezza, ma anche tensione ed acidità viva, fine e ben integrata che accompagna la beva nel finale.

3 Comments

  • Pablito ha detto:

    Per tutti gli appassionati di vino ricordo l’uscita in edicola di I LOVE VINO, opera della gazzetta dello sport con gambero rosso, dedicata interamente al vino. Questa settimana il secondo numero SCEGLI, ACQUISTA E CONSERVA Dalla cantina alla tavola.
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    Ciao!

  • Simone e Zeta ha detto:

    Visti i Francesi presenti, avete bevuto particolarmente bene, sennò sai che palle con la Vernaccia ?

    😉 Un salutone

  • Riccardo ha detto:

    Ti piacerebbe anche a te fare vino in Borgogna, confessa…..

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