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Vietato ai minori

Quel bicchiere sul tavolo pieno di un liquido dolce e profumato mi attirava verso di lui senza che potessi porre alcuna resistenza. Anche se il tavolo mi arrivava alla fronte, non mi sono dato per vinto: ho preso una sedia e ci sono salito in piedi senza fare il ben che minimo rumore, dovevo portare la missione a termine prima che mamma scendesse le scale e mi portasse con sé per le spese del mattino.

“ Teo, che fai?”

“Niente mamma!” con una voce così angelica che non potevo che dire la verità.

“Tra cinque minuti usciamo, prendi il cappotto!”

“Subito…”

Dovevo fare in fretta, quel bicchiere doveva essere mio e il suo contenuto dal profumo dolce di mela anche. Mi sono allungato più che potevo e le mie piccole dita hanno raggiunto il bicchiere. Con gli occhi che mi brillavano dalla gioia ho ingollato quel succo dolce di mela che però aveva qualcosa di strano…bruciava nello stomaco…ma all’inizio non ci ho fatto caso, e sono andato a prendere il cappotto. Un bel cappotto rosso mattone su cui  non si notavano troppo le macchie di terra e di pennarelli, sono un’artista del fango.

Il rumore dei tacchi rimbomba sulle scale di legno, ecco che arriva la mamma. Mi sento strano, ma non so cosa ho, febbre? No, nausea? No, bo’ so solo che si sta impossessando di me e le mie guance vanno a fuoco assieme alle orecchie. Cerco di fare finta di niente.

“Teo, cosa c’è?”

“Dai mamma usciamo…”

“Hai la febbre?” mamma si avvicinò e posò la bocca sulla mia fronte che era l’unico punto della mia faccia che era rimasto fresco, il resto andava a fuoco.

“Sto bene”.

“Allora in marcia abbiamo un po’ di cose da fare stamattina.” Mi prese la mano e mi spinse fuori di casa prima di chiudere la porta.

Mamma non sa camminare piano così mi ritrovo sempre a doverla seguire al trotto. Di solito mi piace, mi sento bene e libero, ma oggi è tutto così strano la testa sembra sospesa su una nuvoletta, le gambe vanno per conto loro ed ho voglia di urlare, rotolarmi per terra e dire tutto ciò che mi passa per la testa, e soprattutto ho voglia di ridere, ridere così tanto da farmi venire male alla pancia.

La nostra prima sosta è il giornalaio per comprare sempre lo stesso noioso giornale di carta grigia, scritto fitto e piccolo, foto di persone che non mi interessano e che dopo averlo letto viene usato per la pipì del gatto, forse è il suo utilizzo migliore.

“Buongiorno”

“Buongiorno, vorrei il solito quotidiano, per favore.”

“Certo…” rispose Anastasia, la giornalaia, e aggiunse rivolta a me: “Ciao Teo, vuoi una caramella o un libro da colorare?”

“No, voglio il tuo reggiseno…”dissi sghignazzando.

Non feci a tempo di finire la frase che uno scapaccione mi arrivò in testa spettinandomi e facendomi barcollare.

“Non sono cose che si dicono, Teo, chiedi scusa!”

“Scusa” a mezza voce per non dover dire di peggio. Non so cosa mi sia preso ma tutto ciò che ho sentito dire in giro mi torna alla mente ed ho voglia di usare parole da grandi e come fanno i grandi nei film, vorrei fumare ma forse è meglio che non chieda una sigaretta , almeno per ora.

“Che ti prende, si può sapere? – mi chiede mamma fuori dal negozio – “Sei sempre gentile, lo sai che non si possono dire quelle cose, sei piccolo e non devi farlo mai più – mi guarda – ma sei sicuro di stare bene mi sembri così strano!?”

“Non mi sento tanto bene, vorrei fumare e rotolarmi per terra, urlare e piangere, dormire e vomitare… sì forse vomitare sarebbe una cosa bella.”

“Cosa hai mangiato?” mi chiese mamma con quel suo tono inquisitorio a cui non si poteva che rispondere la verità pura e semplice e poi essere puniti… come al solito.

“Niente, ho bevuto il succo di mela sul tavolo, ma forse era andato a male…” e misi le mani sulla mia pancia che mi faceva male da morire e la testa girava, non vedevo più niente.

“Hai bevuto il succo di mela che era sul tavolo?”

“Sì, era lì, mi guardava…”

“Non dovevi è alcolico, è sidro!”

“E io che ne sapevo!”

“Non devi più bere niente che trovi in giro, l’ho dimenticato ieri sera dopo la cena…è vietato ai minori.”

“A chi?”

“Ai bambini, i bambini non devono bere quella roba perché poi stanno male e fanno quello che i grandi fanno cioè dire tante castronerie e…,” mamma non riuscì a finire la frase che si mise a ridere così tanto che era diventata tutta rossa e non respirava più.  Più la guardavo più sembrava lei ubriaca anche se ero io ad aver bevuto il succo di mela alcolico che lei aveva chiamato sidro – “ma io non credo sia il suo vero nome, devo guardare sulla scatola…ma ora devo trovare il modo di portarla a casa…”

One Comment

  • Stefano ha detto:

    Simpatico.
    Mi ricorda un episodio avvenuto anni fa quando avevo mio figlio piccolo, circa 5 anni, andai a svinare. C’era una persona anziana (Elia) che mi aiutava nella conduzione di una piccola vigna sul Monte di Ripa. Per farla breve mi passò un bicchiere di vino novello e uno a mio figlio. Io subito dissi che il bimbo era troppo piccolo per il vino e il saggio Elia, con modo garbato e pacato mi repplicò:”Fate come volete, ma io il vino l’ho sempre bevuto fin dalla nascita e male un ma fatto”.
    Stefano

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