Barbacarlo, semplice mistero: una verticale

Di • 13 mag 2010 • Rubrica: Il vino in dettaglio 7 commenti
Stampa questo articolo Stampa questo articolo

Abbiate pazienza.
Perché saremo costretti a gigioneggiare con il lettore.

Non potrebbe essere altrimenti d’altronde. Perché se è vero che la cronaca giudiziaria, sportiva, rosa racconta di un fatto accaduto, quella enogastronomica quando s’occupa di vino rende notizia d’un fatto in divenire esponendo colui che scrive al continuo rischio del ridicolo. E se a ciò aggiungete, nonostante la pignoleria del sottoscritto, talune risposte di un sordo che molto non vuol sentire, il Commendator Lino Maga, capirete il mio senso d’imbarazzo attuale.

“Scusi, signor Maga, perché dopo un brevissimo periodo iniziale in cui le tiene coricate orizzontalmente, stipa le bottiglie del suo vino all’in piedi, contravvenendo ad una delle principali regole di conservazione?”
“Perché le bottiglie c’hanno il culo sotto.”

Lino Maga. Vignaiolo.

È serafico il tono della voce. Lenta, giusta, misurata la favella, le parole poste con parsimonia. I significati spesso celati nei lunghi silenzi tra una frase e l’altra, silenzi non colmati da noi che, straniti da questo atteggiamento naif, saggiamente ingenuo, e rammaricati per non poter approfittare dei gesti o degli sguardi per capire – ahinoi siamo appesi ad una cornetta del telefono – li ascoltiamo attentamente senza proferir parola. A questo suo apparente distacco, ci rendiamo conto di trovarci innanzi a quel profondo sentimento comune dei contadini, legame non religioso, ma naturale come avrebbe scritto il Levi, di rassegnata e secolare pazienza. Una dimensione altra, fuori dal tempo, contadina appunto, quando realmente lo è, che difficilmente s’incontra oggi e molto lontana da noi. Allora si ha come l’illusione d’inerpicarsi con il grande Gino, che per primo ne scrisse e di cui tutti noi scribacchini ci sentiamo figli – molti illegittimi, avrebbe forse egli detto per il gusto della provocazione – senza che nulla sia cambiato, senza che nulla sia avvenuto, sul fondo Barbacarlo, di pertiche milanesi 54,5, chiamato sino al 1886 Porei.

“Signor Maga, quanti ceppi per ettaro ci sono?”
“Ah, bisognerebbe contarli.”

Abbiate pazienza dunque.
Ché non tutto è misurabile. La stessa pazienza mostrata dai Maga per ben ventidue anni, tra legali e burocrati, per dimostrare che quella collina tanto ripida e impervia si chiamava Barba (zio in genovese) Carlo (lo zio in questione, primo a pigiare la Croatina, l’uva rara e l’ughetta alla fine dell’800) per volere dei nipoti, che gliela dedicarono.
Il Barbacarlo è solo quello dei Maga.

Abbiate pazienza, quindi, quando vi troverete innanzi una bottiglia di tal vino. Non facilmente descrivibile né inquadrabile, che spumeggia talvolta, che è fermo tal’altra. Che è dolce a volte, che è secco con l’invecchiare. Un vino, il vino, come lo si vorrebbe sempre, imprevedibile, in grado di sorprenderti e per questo mai di deluderti, una storia che si rinnova di volta in volta e cambia, di bottiglia in bottiglia, di annata in annata.

Poco più di 10.000 bottiglie, da attendere ed accompagnare al pasto quando le si stappa.

Barbacarlo 1983, Oltrepò Pavese Doc: Color rubino vivace e acceso. Naso gioviale, né spento, né crepuscolare, sbarazzino di frutta disidrata e fiori macerati, di radici e spezie, liquirizia, mallo di noce, tamarindo, china ed erbe officinali, mai domo ed in continuo divenire. Bocca larga, succosa, lunga, il residuo zuccherino presente è compensato da una vispa acidità e un tannino levigato. Lo annoveriamo, nella nostra esperienza, tra i più grandi rossi mai bevuti.

Barbacarlo 1990, Oltrepò Pavese Doc: più scuro non solo nel tono cromatico, ma nel carattere rispetto al precedente. Humus e sottobosco, cuoio, fiori essiccati, tabacco, buccia d’arancia amara, note mentolate . Al palato ha buon ingresso, svelto, elastico, tannino leggermente polveroso.

Barbacarlo 1996, Oltrepò Pavese Doc: selvatico e “cattivo”. Note terziarie, cuoio e sandalo, legno bagnato si mostrano baldanzose, nascoste note floreali ne ingentiliscono il quadro. Ingresso al palato sottile, soave, scarno ma di vivifica e adamantina purezza minerale nel finale.

Barbacarlo 1997, Oltrepò Pavese Doc: spiazzanti note di mela annurca dopo un paio d’ore dalla stappatura ci ricordano la sua eccentricità. Frutta e chiodi di garofano, leggermente erbaceo, violetta, al palato “attacca” un po’ per un tannino leggermente ruvido. Trova la sublimazione al pasto che fa da scudo ai fendenti acidi.

Vigna Barbacarlo 2001, Oltrepò Pavese Doc: Sussurrato al naso nelle note di frutta, foglia di tè verde, buccia d’arancia amara, spezie e cenere. Al palato è pieno, largo e leggiadro nella dinamica gustativa. Di media persistenza.

*Vigna Barbacarlo 2002, Oltrepò Pavese Doc: animale e selvatico (merd de poulle?), note piccanti di senape, frutta, per un impianto olfattivo semplice e ben calibrato. Palato snello, non lunghissimo, figlio di quest’annata, si mostra estremamente bevibile nonostante la ruvidità del tannino nel finale.

Barbacarlo 2004: Frutta macerata, camomilla ed infuso, canfora ed anice. In bocca è rarefatto, quasi magro, leggero il residuo zuccherino, cazzuto il tannino. Di iodio e liquirizia i ritorni retrolfattivi.

Barbacarlo 2005: Naso gentile ed elegantemente “verde” – alloro, salvia, timo – floreale di glicine e tabacco biondo. Palato di giustezza, elettrico: tannino serrato e acidità ripulente.

Barbacarlo 2006: Ancor giovane. Troppo. La volatile ha il sopravvento, sotto si scorge dell’ottima materia. Al palato ha grande stoffa e tannino presente. Da attendere assolutamente.

Barbacarlo 2007: Al naso anch’esso molto giovane e pervaso da uno sbuffo acetico, lasciandolo respirare mostra frutta scura e fiori, per un impianto stratificato e di odierna e, prevediamo, futura eleganza. Al palato ha gran corpo, succoso, scattante nella dinamica: leggero residuo zuccherino non stucchevole e ottimo finale.

Il lettore ci scuserà per l’inadeguatezza delle note descrittive. Segnaliamo, non a nostra discolpa, ma come merito di questo vino – imbottigliato nella primavera successiva alla vendemmia dopo aver trascorso otto mesi in fusti di rovere – che stappate tre bottiglie di ciascuna annata, si sono mostrate diverse tra loro. Ne consigliamo l’abbinamento con pane e salame, come ebbe modo di provare e scrivere l’amico e collega Alessandro Franceschini.

Perché il segreto del grande vino è proprio nella sua semplicità.

L’immagine di Lino Maga è tratta dal sito lombardiainrete.it, l’immagine della bottiglia di Barbacarlo 2002 è tratta dal sito enotecastiledivino.it

Share
Parole chiave: , ,

7 commenti »

  1. piacevolissimo articolo e mi sembra anche il vino. Complimenti!

  2. A PROPOSITO DI BARBACARLO
    DOVE SI PUO’ TROVARE CHE NON RIESCO A TROVARLO ?
    SALUTI

  3. Caro Burroni, sicuramente dal commendator Lino Maga a Broni.

  4. L’ immagine della bottiglia di Barbacarlo 2002 è tratta dal sito http://www.enotecastiledivino.it
    Mi sembra corretto segnalarlo, data la dimenticanza dell’autore….
    Un cordiale saluto.

  5. Facciamo ammenda. Inserito il link. La dimenticanza non è dell’autore ma della redazione. Cordiali saluti!

  6. a proposito della vostra risposta del 16 maggio 2010
    sabato e domenica 4 e 5 giugno 2011 sono andato a Paviawine ed ho approfittato per andare a Broni direttamente da Lino Maga
    il quale ci ha accolto (ero con mia moglie), fatto assaggiare qualche bottiglia e ne ho acquistate qualcuna anni 2006 e 2007
    GRANDE PERSONAGGIO ! RIBADISCE SEMPRE CHE IL VINO LO FA LA TERRA !

    saluti a tutti

  7. Bravo Burroni, è da tempo che voglio andare anche io, mi devo proprio convincere a farlo!!!
    Luca

Lascia un commento