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Il dono del pinot nero: il Barthenau Vigna S. Urbano di Hofstätter in quattro annate

Il pinot nero, croce e delizia di tanti vignaioli per la delicatezza del vitigno (notevole sensibilità alle malattie e alle muffe, maturazione precoce e sofferenza delle alte temperature specialmente se non coadiuvate da forti escursioni termiche), è stato anche citato come punto di arrivo degli amanti del buon bere: palati meno esperti generalmente sono attratti da vini/vitigni più facili, più ammiccanti mentre per il pinot nero occorre apprezzarne le sfumature e, talvolta, qualche piccolo difetto che possono renderlo irresistibile come lo sono un neo o un leggero strabismo di Venere in una bella donna.

Di questo grande vitigno, dai nobili natali francesi, ne troviamo buoni esempi lungo tutto lo stivale ma pochi riescono a stare al passo dei cugini transalpini. Le vigne di Hofstätter posizionate nella Bassa Atesina lungo l’Adige ad un altitudine variabile tra i 250 e i 750 metri – fortunatamente godono di un microclima perfetto per quest’uva (stravolgimenti climatici permettendo), tale da poterci regalare una delle massime espressioni a livello nazionale e non solo, di pinot nero in purezza. Il Barthenau – Vigna S.Urbano non è l’unico pinot nero prodotto dall’azienda ma è il sicuramente il cru migliore: vecchie viti – alcune di quasi 60 anni – ben areate dai venti che spirano tra il Monte Roen, il Monte di Mezzo e il lago di Caldaro, affondano le proprie radici nell’altopiano di Mazon in un terreno composto da argilla, calce, porfido, sabbia e ghiaia fine. Un connubio che sapientemente interpretato e lavorato dal team di Martin Foradori Hofstätter è riuscito a raggiungere e a mantenere negli anni un livello qualitativo eccelso, anche prestando il fianco alle annate peggiori a conferma di una metodologia di lavoro più che mai rispettosa della natura e dei suoi ritmi.

E’ toccato a Slow Foodcondotta della Valdera, presso il ristorante “Il Cavatappi” di Calcinaia (PI), farci apprezzare la declinazione di questo vino in una piccola verticale di quattro annate nel formato insolito di jeroboam (3 litri), la culla migliore dove far riposare il vino. Ad introdurre le bottiglie, seguendo il ritmo delle pietanze, Riccardo Margheri “mattatore” di varie serate di degustazione toscane.

Pinot Nero Barthenau Vigna S. Urbano 2001: 14% alc., si presenta nel più classico dei vestiti che ti aspetti, rubino scarico con un unghia granato/arancio, con una bella trasparenza e decisamente brillante. Il movimento nel bicchiere lascia presagire un discreto corpo. L’attenzione va subito ai sentori tipici del vitigno prontamente attestati: ecco la leggera nota affumicata accompagnata da piccola frutta rossa fragrante seguita dalla ciliegia sotto spirito. A corredo spunti balsamici e minerali mentre in sottofondo si apprezzano anche funghi e pasta di olive. Naso davvero intrigante che non trova, purtroppo, pari enfasi in bocca. Parte un po’ chiuso, corrispondente al naso ma decisamente in tono minore. Buona la sapidità e l’eleganza però, contrariamente all’annata piuttosto fresca, l’acidità scarseggia. Dai tannini finissimi, chiude su ritorni balsamici. Nel complesso è comunque sempre un bel bere, un vino che va aspettato e capito, che sussurra piuttosto che gridare. In abbinamento a paté di fegatini di pollo e bacon su mousse di uovo, acciughe e capperi.

Pinot Nero Barthenau Vigna S. Urbano 2000: 13,5% alc., annata più calda ma, ciò nonostante, il colore risulta appena più intenso del precedente. La frutta si fa più evidente ed oltre alla nota affumicata entrano in campo sentori terziari: leggermente animali e di cuoio. L’insieme risulta più marcato ma tuttavia meno articolato del 2001. Al palato sfoggia un bel corpo morbido ed elegante, una trama finissima di tannini concorre ad una bocca scorrevole sostenuta da una vibrante acidità; discreta la lunghezza. L’olfatto più statico si riflette anche nella corrispondenza naso/bocca, l’attacco è fruttato per poi finire su sensazioni caramellate e balsamiche con un tocco amarognolo. Due annate che più di altre lasciano ai gusti personali la scelta su quale preferire: da una parte il 2001 dal naso affascinante ma leggermente corto per la debole acidità, dall’altra un 2000 più “banale” ma con una discreta potenza e una buona beva; un bel dilemma che, visto l’ottimo rapporto qualità/prezzo, sarebbe comunque facilmente risolvibile. In abbinamento a risotto al fagiano (delicatamente) tartufato.

Pinot Nero Barthenau Vigna S. Urbano 1999: 13,5% alc., colpisce il colore più scuro dei precedenti ma le sfumature si confermano su note aranciate. Frutta dolce e leggera affumicatura dominano l’olfatto, secondariamente emergono sfumature floreali e balsamiche. Un naso non particolarmente sfaccettato ma comunque interessante. Su questo vino però non si può discutere risultando senza dubbio il migliore della serata: in bocca si distende in tutta la sua bellezza grazie ad un corpo polposo di fruttata fragranza adornato dalle sottili sfumature caratteristiche, una vena minerale avvolta da soffici tannini che arricchiscono l’armonia tra sapidità e acidità, un equilibrio generale che gioca a vantaggio di una piacevolissima lunghezza. In abbinamento a strigoli al ragoût di agnello in bianco.

Pinot Nero Barthenau Vigna S. Urbano 1998: 13,5% alc., il registro cromatico rientra nella media della serata. Il naso evoluto alterna da frutta fragrante e matura a note floreali, per variare quindi su sentori più terziari con ricordi animali e di sottobosco. In bocca accusa un po’ le caratteristiche dell’annata e l’età stessa, senza nulla togliere comunque alla godibilità del vino quanto ad eleganza e bevibilità. Semplicemente viene meno la parte fruttata a vantaggio di note più calde vagamente “marsalate”. In abbinamento a vitello con zabaione all’aceto balsamico.

Gewurztraminer Eiswein Maria 2005: 11% alc., per concludere degnamente la serata, un’altra chicca del panorama enologico italiano per la particolare tipologia di vino e il piacere assoluto. Giallo dorato brillantissimo dai riflessi verdognoli, al naso è un’esplosione di profumi: frutta esotica, pera, mela, uvetta sultanina, note agrumate – specialmente di pompelmo – note balsamiche e sentori delicatamente affumicati. Buona la corrispondenza in bocca e, volendo essere pignoli, paga forse la giovane età per un’acidità che stenta a compensare la parte zuccherina. In abbinamento a cheese cake con marmellata di fragole.

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