Cilento, il tempo ritrovato (seconda parte)

Di • 17 Giu 2010 • Rubrica: diLuoghi, In cantina Un commento
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Il Cilento, come si è detto nella prima parte , è un territorio vasto che comprende quasi cento chilometri di costa e le montagne più alte della Campania che sfiorano i duemila metri. Anche non coincidendo, ovviamente, con la superficie della Doc, il Parco Nazionale istituito nel 1991 si è via via accresciuto sino a giungere agli attuali 180.000 ettari che ricadono tutti nella provincia di Salerno, una delle più estese d’Italia. Nonostante ciò, stando ai dati del censimento del 2001 (quasi 10 anni fa!!!) la superficie vitata dell’intera provincia – che comprende anche le zone viticole dei Picentini, della Costiera Amalfitana e della Doc Castel San Lorenzo – ammonta solo a poco più di 6.000 ettari avendo avuto la maggiore perdita, tra le provincie campane, rispetto al censimento precedente del 1991: 5.000 ettari circa, il 45% in meno. A questo dato va aggiunto quello di una provincia dove il rapporto tra aziende presenti e superficie vitata ci da il peggior rendimento della regione circa la frammentazione del vigneto: è solo 2.400 metri quadri la media per azienda.

Da un punto di vista geologico è duplice la natura delle rocce che costituiscono il Cilento: quella del “Flysch del Cilento” (roccia sedimentaria), che ha la sua massima diffusione in corrispondenza del bacino idrogeografico del fiume Alento e dei principali monti del Cilento occidentale, quali il monte Centaurino (1433 m), e quella delle “rocce calcaree” che costituiscono i massicci carbonatici montuosi interni (Alburno-Cervati) e meridionali (Monte Bulgheria, Monte Cocuzzo) del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, dolomie che assumono profili taglienti per erosioni degli agenti atmosferici; terreni di estrema e complessa stratificazione risalenti al Triassico.

Climaticamente la zona cilentana è da considerarsi un territorio tendenzialmente caldo per quanto concerne almeno le zone vitate, mai troppo lontane dalla costa. Riportiamo pochi dati, solo a scopo dimostrativo costretti ad un’estrema semplificazione, dell’annata 2009 che fu sicuramente particolare, della stazione metereologica di Stella Cilento, comune posto a quasi 400 mt. di altitudine tra quelli inseriti nel disciplinare di produzione. Ad un’escursione termica massima registrata nel mese di aprile di poco più di tredici gradi e mezzo, è da segnalare che la temperatura minima media raramente scende sotto i dieci gradi se non nei primi tre mesi dell’anno. Le precipitazioni (in un’annata particolarmente piovosa in molte zone d’Italia) si attestano a 1.200 mm. circa.

Appare quasi superfluo, quindi, sottolineare come una maggiore consapevolezza dei vignaioli, una migliore ricerca di siti, alle giuste altimetrie, idoneamente esposti ed il giusto approccio in cantina, siano fondamentali affinché i vini di questo territorio facciano quel salto in avanti che tutti aspettiamo.

Le due Doc prevedono l’utilizzo di numerosi vitigni, oltre i principali aglianico e fiano, anche di aromatici come la malvasia nel caso del bianco, mentre gli Igt – solitamente i migliori – vengono prodotti quasi sempre in purezza. I rossi prodotti in questo territorio sono muscolosi, spesso ben dotati in alcol, nelle migliori espressioni fini e complessi e, almeno allo stato attuale della nostra esperienza, capaci di un invecchiamento sicuro almeno per i primi dieci, quindici anni. Quanto ai bianchi, si caratterizzano spesso per toni di frutta matura, ricchi, aromatici quando si è in presenza della malvasia ed anch’essi ben dotati nel titolo alcolometrico. Ma capita d’incontrare alcuni fragranti, salmastri, che profumano il giusto di macchia mediterranea, di semplice e facile beva, di trascinante sapidità.

Azienda Agricola Alfonso Rotolo
Rutino, Via San Cesareo, 18.
Tel. 0974 830050.
www.alfonsorotolo.it
Bottiglie prodotte: 50.000.

Ormai è una decina d’anni che Alfonso ha stravolto la vecchia azienda di famiglia succedendo al padre nell’ideazione e realizzazione dei vini. Ci troviamo davanti ad una delle poche aziende che può vantare un certo bagaglio d’esperienza a cui attingere (il papà di Alfonso si occupava anche dei vini della vecchia cantina sociale).

Alfonso è uno dei pochi enologi della provincia di Salerno e la sua cantina una sorta di piccolo laboratorio dove negli anni è cresciuta la famiglia dei vini, con passo lento e misurato.

Rutino, dove ha sede l’azienda, è un paesino a mezza collina dopo Agropoli, il cui centro storico è ben conservato e dove oltre i Rotolo c’è un buon numero di aziende già consolidate e nuove realtà che si stanno timidamente affacciando al mercato.

Abbiamo avuto modo di assaggiare i due prodotti di punta di questa cantina: l’Aglianico Respiro Doc Cilento 2007, potente, muscoloso, corposo, capace di coniugare allo stesso tempo grande misura ed eleganza, a cui concediamo il tempo per liberarsi dalle nuance del legno ancora troppo presenti oggi e il Fiano Igt Paestum Valentina (il nome della figlia d’Alfonso) 2008, anch’esso pensato per i tempi lunghi con una parte della massa che affina in barrique.

A proposito di sperimentazioni, Alfonso si sta divertendo con la spumantizzazione, metodo Champenois ovviamente, del Fiano. Solo esperimenti per adesso, ma ne abbiamo assaggiato una bottiglia della prima annata: beh, nonostante la nostra diffidenza, per il timore che una zona calda come il Cilento non garantisse livelli d’acidità adeguati, questo prodotto rappresenterà un divertente diversivo. Dobbiamo solo dar il tempo ad Alfonso di prendere la mano con una tecnica, qui, insolita.

Azienda Agricola Casebianche
Via Casebianche 8, 84076 Torchiara.
Tel. 0974843244, fax 0974.841491.
www.casebianche.net

casebianche@tiscali.it

Bottiglie prodotte circa 15.000

Questa giovanissima realtà nasce grazie alla passione di due architetti, Elisabetta e Pasquale Mitrano, che mettono mano all’azienda di famiglia e decidono di farne la propria passione e il proprio reddito. Nascono i primi vini dai 5 ettari vitati, da uve che in passato venivano conferite (Rotolo tanto per citarne uno) e si lavora, con buon gusto, alla cantina; si chiama ad allevare i vini Fortunato Sebastiano. Ciò che ci ha piacevolmente colpito è stato innanzitutto il rapido aggiornamento di chi vive con vera ed autentica passione questa nuova avventura: la voglia di raggiungere rapidamente “la consapevolezza del vignaiolo”. La ricerca di siti migliori, adeguati alle ambizioni dei protagonisti, farà il resto. Dei vini, invece, ci ha colpito la sincera autenticità. Nella batteria proposta all’assaggio si sono distinti l’Iscadoro, Igt Paestum 2008, da uve fiano, malvasia e trebbiano (il fiano effettua la sua fermentazione in tini di castagno) dai sentori di terra, frutta e agrumi, gradevole e non stucchevole nella spinta aromatica, di beva stretta e facile, e il Cupersito Cilento Doc 2008 e 2007, accordando, al momento, la nostra preferenza a quest’ultimo (aglianico e piedirosso) per la prontezza mostrata all’assaggio, sia nel bouquet delicatamente floreale al naso, sia per la beva distesa al palato. Quanto al primo (aglianico in purezza), ha solo bisogno di smaltire le ingerenze del legno: maggiore concentrazione, muscoli e struttura gli danno più tempo da vivere. Il Cumalè 2008, da uve fiano, ha un eccesso di rusticità, soprattutto nella volatile un po’ sopra le righe all’olfatto, anche se al palato il residuo di carbonica ne invoglia la beva. Il Delle More 2008 (aglianico, barbera e piedirosso) è gioioso e giocoso al naso, anche se alcune note verdi rivelano una non perfetta maturazione fenolica; i tannini bizzosi al sorso richiedono il cibo per acquietarsi.

Azienda Agricola San Giovanni
Punta Tresino – Castellabate
Tel.0974965136 – 089224896 – Fax 0892754259
www.agricolasangiovanni.it
info@agricolasangiovanni.it
Bottiglie prodotte circa 10.000

Abbiamo provato una certa invidia quando siamo andati da Ida e Mario Corrado: i piedi facevano fatica a staccarsi per andar via dalla vigna che lambiva il mare. Punta Tresino, una riserva naturalistica di duecento ettari. Il giovane avvocato Ida e l’architetto Mario intento al recupero di ruderi con il solo flysch cilentano e il legno, vivono qui, in quest’oasi insieme ai loro tre figli: nati, cresciuti e pasciuti in questa natura selvaggia. Nonostante, e ci scusiamo per la nota polemica, la cecità di piccoli, piccolissimi “politici” locali, si porta avanti questa realtà attenti all’ambiente e con notevoli sacrifici (la luce è garantita da un “dispendioso” gruppo elettrogeno). Ci siamo trovati davanti a due giovani alti, belli, intelligenti e tre meravigliosi bambini, quasi come fossero una piccola tribù antropologicamente estinta: eleganti, dotati di grazia e profonda sensibilità, caratteristiche quasi scomparse al giorno d’oggi.

Dai 5 ettari vitati dei 10 della proprietà nascono i vini curati dal giovane enologo Michele D’Argenio, (ci si appoggia a Luigi Maffini per le trasformazioni e l’imbottigliamento): vengono commercializzate, per adesso, due etichette, a cui presto si affiancherà un rosso da aglianico che, assaggiato da botte, promette veramente bene. Dei due vini abbiamo apprezzato molto il Fiano, Igt Paestum 2008 che ci ha portato alla mente altri bianchi di altri luoghi per certi versi simili. Dopo la giusta ossigenazione il tratto aromatico è trasparente, luminoso, floreale e “sapidamente” roccioso, ampliato da una leggera nota balsamica di anice, uno sbuffo muschiato e arricchito da note di macchia mediterranea: elicriso in particolare. Il sorso è semplice, rarefatto, vien via facile fino al finale di nitida purezza rocciosa. Il Tresinus, selezione di Fiano annata 2008, ricalca la specificità del fratello minore: più succoso al palato, spicca per naturalezza d’espressione la nota di nocciola che ritorna dopo la deglutizione; meno leggiadro al naso, che appare leggermente appesantito. Aggiungiamo che qui si fanno percorsi di trekking e si può godere di un monolocale meraviglioso tra le vigne con tanto di angolo cottura, bagno e vista mozzafiato sul mare.

Il Sentiero Del Riccio
Sicignano degli Alburni
tel. 089 229490
www.ilsentierodelriccio.it

Gianpaolo Mancini è un vulcano d’iniziative ed abbiamo deciso di segnalare questa piccola realtà, nonostante produca un solo vino da una vecchia vigna di 40 anni di sangiovese che si è deciso di espiantare per virare sull’aglianico. Ma lo splendore dei luoghi, innanzitutto, vale il viaggio fino a Sicignano degli Alburni, paesino a seicento metri d’altitudine che sorge sotto i taglienti profili dolomitici, sotto i millesettecento e passa metri della vetta Panormo, da cui nasce il nome del vino. Ma qui si fa tanto altro. Miele, olio, tutto improntato al biologico, così come il vino senza neanche un pizzico di solforosa aggiunta. Si fa scuola (fattoria didattica) ai bambini, si dispone di un bed e breakfast di fronte al normanno Castello Giusso, si sta riattando un casolare tra gli olivi che fungerà da agriturismo.

Quanto al vino, il Panormo Igt Paestum 2007, base sangiovese, mostra una discreta eleganza sia al naso che al palato: ciliegia sotto spirito e spezie intessono la trama. Alcol fermo a 12 gradi e una discreta sapidità lasciano la bocca pulita dopo il sorso.

Casula Vinaria
Campagna, Via Mattinelle 61
Tel.: 0828/48428 – Cell.: 339/5782291
www.casulavinaria.com
Bottiglie prodotte: 5000

Casula Vinaria nasce a Campagna, uno degli ultimi avamposti della Piana del Sele, come nuovo presidio del territorio e del gusto per l’iniziativa di tre ragazzi le cui età sommate non fanno cent’anni. I cugini Armando Ruggiero, classe 1978, lungo praticantato da Bruno De Conciliis, diplomatosi perito agrario all’Istituto Tecnico di Eboli, e Fiorello e Daniele Iuorio (annate ’80 e ’82, anch’essi periti agrari) hanno deciso da un paio d’anni di dare uno sviluppo concreto all’esperienza maturata nelle rispettive famiglie di salde origini contadine. Nasce così un po’ per gioco e un po’ seriamente la scommessa con i propri genitori e nonni di poter fare un vino migliore di quello che si consumava in casa che li ha portati, dopo un’annata sperimentale, ad affacciarsi oggi sul mercato con due vini, il fiano Melodia e l’aglianico Brigante, entrambi etichettati Igt Paestum annata 2008. Di loro ci piace la lungimiranza e l’intelligenza commerciale, soprattutto, nel posizionare il prodotto nella giusta fascia commerciale: il famoso rapporto qualità/prezzo avvantaggia il bevitore in questo caso. Le vigne utilizzate al momento sono in conduzione, frattanto quelle di proprietà andranno a breve in produzione. Si trovano a Felitto quelle che danno il fiano per il Melodia: bianco dove la spinta aromatica al naso si amplia con note di macchia mediterranea ed erbe aromatiche in sottofondo e si distingue al palato per la fragranza del sorso. L’ingresso in bocca è rarefatto senza perdere la giusta succosità e il finale contraddistinto da una sferzata acida, anche malica, che obbliga a ricercare il cibo e poi un sorso successivo. Dimenticarne un paio in cantina per riprenderle quest’estate potrebbe rivelarsi un gioco divertente. Quanto al Brigante, da uve provenienti da Aquara: gaio, semplice, di territorio. Solo acciaio per entrambi.

I Vini del Cavaliere – Casa Vinicola Cuomo
Capaccio-Paestum. Via Feudo La Pila, 16.
Tel e fax 0828.725376.
www.vinicuomo.com
Bottiglie prodotte: 25.000

I giovani Giovanni e Rosaria guidano oggi l’azienda di Paestum, nata grazie al cavaliere Francesco Cuomo più di qualche decennio fa e da cui prende il nome la cantina. Si tratta di una realtà ben integrata sul territorio dove i vini rappresentano solo una parte del reddito di sussistenza, garantito soprattutto dalla produzione di ortaggi. Una realtà agricola, quindi, non monoculturale: cosa che ci rallegra. Quattro gli ettari vitati, a cui si spera, se ne aggiungeranno presto altri, disseminati tra Aquara e dintorni, con una vigna a due passi dall’azienda sotto il Monte Calpazio.

La batteria dei vini presentata, un po’ deludente a dire il vero, ha mostrato prodotti estremamente corretti, ma con qualche difettuccio di troppo: il legno mal dosato nel Doc Cilento Rosso e l’alcool sopra le righe nei due vini bianchi prodotti, pregiudicavano la godibilità. Vogliamo segnalare però, il Nyx, uno spumantino da moscato bianco, gaio, cha rallegra il fine pasto con i dolci e le Gocce di Nakes, un infuso di aglianico con foglie di amarene e mosto di amarene fermentato, davvero gradevole.

Salvatore Magnoni
Rutino, Via Fratelli Magnoni 11
Cell.: 329/812512
www.primalaterra.itsalvatore.magnoni@fastwebnet.it
www.palazzomagnoni.it
Bottiglie prodotte 1.000

Salvatore Magnoni per tanti anni è stato dj a Napoli, animatore di locali storici e delle prime feste sulla spiaggia di Fusaro, uno dei soci fondatori di Fonoteca, presidio partenopeo di buona musica, fin quando, dieci anni fa, ha deciso di tornare a Rutino, dove la sua famiglia per 500 anni ha risieduto fino ai primi del ‘900. Già, perché sono i flussi migratori a cui si è fatto riferimento che obbligano anche la famiglia Magnoni, possidente di 60 ettari di terra all’epoca, a cercare fortuna in America. Salvatore è il primo dei Magnoni a tornare con l’intento di recuperare il bellissimo palazzo Magnoni, in via fratelli Magnoni (si evince che i Magnoni hanno dato illustri cittadini a Rutino) e recuperare la coltivazione delle terre, la cui estensione oggi è scesa a trenta ettari. Allo squisito olio da sallela (80%) e rotondella, delicatamente erbaceo e floreale, prodotto ormai da una decina d’anni, si è affiancata la prima annata di un vino da aglianico in prevalenza, proveniente dalla vigna di due ettari splendidamente esposta e che guarda alla valle dell’Alento. Solo mille le bottiglie prodotte (non a caso come i Garibaldini. Michele Magnoni, uno degli avi, fu tra le camicie rosse) di questo Igt Paestum Primalaterra 2008: forza ed eleganza ben coniugate, succo e sprint, robusto, ma di buona beva, allevato in cantina da Bruno De Conciliis.

Dovrebbe toccare le ottomila unità con la nuova annata, nel frattempo si può andare a trovare Salvatore e sostare nella parte recuperata del meraviglioso edificio adibito a Bed e Breakfast.

Cammarano
Punta Tresino – Castellabate
0828/984021
Bottiglie prodotte: 2500

Una breve segnalazione per l’azienda del notaio Cammarano, seguita in cantina da Bruno De Conciliis, le cui vigne che guardano il mare sono il proseguimento naturale di quelle dell’Azienda Sangiovanni di cui abbiamo scritto. Aglinicheddo, buonamico e malvasia nera, pare concorrano alla realizzazione del Notorius rosso 2008: frutta matura, sandalo, fiori secchi e spezie orientali preparano la bocca al sorso d’impatto che si chiude con un leggero sbuffo alcolico.

Tenute del Fasanella
Corso Apollo XI 44
84027 S. Angelo a Fasanella (SA)
www.tenutedelfasanella.it
Bottiglie prodotte circa 20.000

Si tratta di una giovane azienda con una sola annata commercializzata, ma il cui lavoro è iniziato nel 2003. Una realtà che ci ha particolarmente colpito e che vede ben 41 soci investitori nell’opera di valorizzare quest’angolo di Cilento, a Sant’Angelo a Fasanella, paesino a ridosso degli Alburni, a due passi dall’Antece: la roccia su cui, in altorilievo, è scolpito il celebre guerriero (a Costa Palomba, a 1.125 metri d’altitudine).

Tra nuovi impianti, sperimentazioni in cantina, vitigni locali su cui si sta lavorando (Santa Sofia, Aglianicone e Mangiaguerra) Silvana Verrone ci ha guidato (non a caso, visto che è anche guida del Parco part-time) tra queste meravigliose zone e ci ha raccontato la storia di questa realtà e dei primi vini affidati a Sergio Pappalardo in cantina. Grande rispetto dell’ambiente in vigna e approccio poco interventista in cantina. Abbiamo assaggiato l’Igt Paestum Phasis Fiano 2008, risultato particolare sia per la scelta della vendemmia (immaginiamo) leggermente ritardata, sia per l’interruzione di fermentazione in cantina che ha lasciato un po’ di residuo zuccherino. Al naso, di conseguenza, il tono è dolce, maturo, frutta e fiori, datteri, olive. Al palato l’impatto dolciastro e ben bilanciato dall’acidità finale, anche se la persistenza risulta essere corta. Molto particolare anche l’Auso, Igt Paestum 2008 a base primitivo: naso “buccioso” e fruttato, sapido, selvatico e rustico. Al palato: popputo ed immediato.

Le tre foto in bianco sono di Michele Calocero, che ringraziamo insieme a Bruno de Conciliis, che ce le ha fornite.

La prima parte

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Un commento »

  1. che bell’articolo! sono contento che due napoletani doc si siano spinti fin nel salernitano più vero, più serio!

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