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Non solo Ruchè

Quasi di nascosto, a est della città di Asti, il Monferrato vi regala uno scorcio di arte, natura e tradizione poco conosciuto ma di una bellezza pura e struggente. E sarà il Ruchè, un vino prezioso e poco conosciuto, ad accompagnarvi in questa bellissima avventura.

Quando si parla di vino e si parla di Piemonte non mancano certo argomenti di discussione. Le Langhe e il Roero con i loro regali nebbioli. Il Monferrato con la sua strepitosa barbera. Ma anche il dolcetto non è da meno. Altri nebbioli si trovano a nord, nelle zone moreniche degli antichi ghiacciai del Monte Rosa. Vicino al Barolo si ritaglia la sua piccola fetta di notorietà il Verduno Pelaverga e nell’astigiano i mai dimenticati grignolino e freisa. Un’infinità di zone e sottozone in cui i grandi rossi piemontesi si dividono le colline e si strappano l’un l’altro le posizioni più felici. Non si possono però dimenticare i bianchi quali l’arneis, il cortese, la nascetta, il timorasso, l’erbaluce, forse ancora sottostimati rispetto alle loro potenzialità mirabili d’invecchiamento. Ce ne sarebbero da dire cose e raccontare storie…

Lasciatemi invece parlare di una piccola regione dell’Alto Monferrato, a oriente di Asti. Sette comuni si contendono questo territorio, dai panorami riposanti, poco urbanizzati, con i borghi a dominare valli in cui le vigne sono quasi timorose di strappare lo spazio ai boschi e ai campi coltivati. La Fig. 1 riporta questa zona timida e nascosta con piccole immagini dei nuclei abitativi. E’ la patria del Ruchè, un vitigno rosso autoctono, dalle origine ancora misteriose. Una ventina di produttori ne producono poco più di 300000 bottiglie dopo aver ottenuto con caparbietà e passione la DOC nel 1987. Vale la pena conoscerlo in modo approfondito. I profumi si espandono dai piccoli frutti di bosco alle spezie mentre la bocca ha potenza, struttura e lunghezza ragguardevole. Ottimo da giovane, nasconde certamente ottime possibilità di un buon invecchiamento, forse superiore anche a quanto creduto dai suoi stessi artefici. Un vino robusto ed elegante. Un vino sincero, schietto e piacevole come le colline che lo ospitano e lo accudiscono.

Ogni anno, a maggio, si svolge una bellissima manifestazione nel comune più rappresentativo del Ruchè, Castagnole Monferrato. Nei bellissimi ambienti affrescati della Tenuta La Mercantile sono in degustazione i migliori prodotti, mentre nel raccolto giardino è possibile gustare la ricca e gustosa cucina locale. Un ambiente rilassato, allegro, conviviale come il vino che celebra. I produttori sono gentili, disponibili, pronti a spiegare e a raccontare vecchie storie dell’antichissimo vitigno. Una giornata da provare e da vivere fino in fondo. Una festa, una vera festa: la festa del Ruchè.

Tuttavia il territorio ha in serbo anche altro: tre piccoli gioielli dell’antica cultura che subito dopo il mille ha costellato l’Alto Monferrato di stupende pievi romaniche. Il tempo e la “civiltà” hanno infierito su di esse, ma hanno permesso che ciascuna mantenesse intatta una caratteristica diversa in modo che la loro unione creasse un’opera completa, miracolosamente preservatasi per mille anni. La prima si trova a Montemagno, sull’alto di una piccola collina. E’ la pieve di San Vittore. Rimane l’abside su cui svetta un bellissimo campanile a bifore in calda pietra arenaria. Pochi chilometri e sarete a Viarigi, in una valle nascosta e suggestiva. La piccola chiesa di San Marziano vi aspetta con la sua splendida abside in pietra decorata da sculture arcaiche e con quel semplice e suggestivo portale abbellito da un semplice gioco di mattoni tagliati a triangolo che testimonia, con la sua curvatura accentuata, la probabile presenza di maestranze arabe. Infine Portacomaro, dove San Pietro ha mantenuto quasi intatta la facciata in cui giocano sapientemente la pietra e il mattone. Una delle poche testimonianze rimaste di questo tipo di struttura, tipica un tempo delle molte chiesette campestri del Monferrato Settentrionale.

Che dire di più? Anche questo è Piemonte, anche questo è Monferrato. In un solo giorno, senza fretta e tra un paesaggio riposante, si possono nutrire sensi e spirito. Una visita alle silenziose e vetuste chiesette che raccontano con discrezione secoli e secoli di pellegrinaggi e di vicende tristi e felici. Un pranzo in una delle tante trattorie dei borghi, dove gustare la semplice e saporita cucina del territorio. Un paio di visite a qualche cantina dove i produttori sono felici di farvi assaggiare il loro gioiello dal color rubino. Cosa si può voler di più in questo mondo assatanato e sconclusionato?

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