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Un viaggio tra le vigne d’Irpinia

TAURASI (AV) – Il primo weekend di giugno si è svolta Anteprima Irpinia, la rassegna che ha presentato alla stampa di settore e al pubblico degli operatori le nuove annate di Taurasi, Fiano di Avellino e Greco di Tufo. Un’edizione di “transizione” che si poneva l’obiettivo principale di riallacciare i nodi di un filo bruscamente interrotto lo scorso anno, quando per motivi “politici” erano saltate Anteprima Taurasi e Bianchirpinia, gli eventi che per tradizione facevano il punto sulle nuove produzioni di queste importanti denominazioni. Con l’edizione “mista” di quest’anno la macchina organizzativa è per fortuna ripartita, con la speranza è che il prossimo anno tornino le condizioni per una programmazione degli eventi più “naturale”.

Il programma è stato molto fitto: accanto ai consueti momenti di dibattito e degustazione (seguiti su queste colonne da Riccardo Brandi), è stato imperniato soprattutto sulla volontà di offrire una panoramica “dal vivo” dei tanti micro-territori che compongono questa terra. L’Irpinia, infatti, dal punto di vista geografico, produttivo e climatico è tutt’altro che omogenea: come spiega egregiamente uno degli organizzatori, Paolo De Cristoforo, <<assomiglia molto di più a una macro-provincia con decine e decine di zone, sottozone, terroir, cru, la cui conoscenza specifica, unitamente a quella dei vignerons, è necessaria per poter prevedere i caratteri dei vini che vi verranno prodotti. […] Una realtà assai complessa anche dal punto di vista imprenditoriale, dove si confrontano, e spesso si scontrano, grandi portaerei che producono milioni di bottiglie e piccoli garage che trasformano le uve delle vigne di famiglia, con in mezzo un gran numero di piccole aziende (quasi tutte nate negli ultimi 15 anni)  che producono qualche decina di migliaia di bottiglie, affiancando alla trasformazione delle materie prime aziendali l’acquisto di uve da migliaia di viticoltori che ancora hanno un peso importante nella filiera>>.

Per spiegare dal vivo questa diversità, gli organizzatori hanno allora avuto la bella idea di farci incontrare le aziende nel luogo che più dovrebbe rappresentarle: il vigneto! Un punto di osservazione privilegiato sul territorio, dove si sono radunati alcuni dei produttori più rappresentativi di ogni microzona, per raccontare a parole loro le caratteristiche e le peculiarità dei vari terroir (obiettivo non facile da realizzare, considerando  i miopi individualismi che sono soliti caratterizzare molti distretti produttivi del nostro paese). E così è proprio attraverso un piccolo viaggio a tappe per le vigne irpine che vorrei raccontarvi di questa splendida terra e dei suoi altrettanto splendidi vini.

TAPPA N°1 – MONTEMARANO, CASTELFRANCI, CASTELVETERE, PATERNOPOLI
Appuntamento (con tanto di colazione “light” a base di formaggi, salumi e Taurasi!) sulla vigna di Salvatore Molettieri, il produttore più rappresentativo della sottozona, padre del celebre taurasi Cinque Querce. Presenti le aziende Elmi, Cantina Amarano, Boccella, Il Cancelliere. È zona di aglianico, e quindi di Taurasi. A partire dagli anni Novanta, molte aziende agricole, che qui coltivavano soprattutto cereali e frutta, si sono convertite ad azienda vitivinicola, espiantando i vecchi vigneti e re-impiantandoli a filare o spalliera per una conduzione più agevole.  Sono nate così tante realtà giovani, che in questo modo hanno cercato di contrastare il fenomeno della commercializzazione selvaggia delle uve. E’ una zona che, soprattutto grazie alla vicinanza dei Monti Picentini, ha un clima continentale, fresco, molto ventilato e con forti escursioni termiche. Le altitudine delle vigne vanno dai 450 fino ai 580 mslm, con gli orientamenti più disparati (spesso a nord/nord-est). L’epoca di vendemmia è in genere abbastanza tardiva: per tradizione si aspettava il giorno dei morti, ma spesso si arriva anche a metà novembre. Una zona da sempre considerata pregiata per le questo tipo di uve, che qui offrono Taurasi molto tannici, acidi, longevi, di potenza ma di gran classe.

TAPPA N°2 – LAPIO, CAMPORE’, MONTEFALCIONE
Appuntamento suggestivo (almeno per chi come me vive a Roma) in un tratto dell’Appia Antica, la consolare che passava da qui per proseguire in direzione della Puglia. Presenti le aziende Joaquim, Donnachiara, Rocca del Principe. Lapio è l’unico comune dell’Irpinia dove per disciplinare è possibile coltivare fiano e aglianico. È sempre stata una zona d’elezione per il fiano di avellino, anche quando questo vitigno (per tradizione venduto come bianco filtrato dolce) rischiava di scomparire dalla provincia. Oggi si possono individuare tre aree produttive principali, con caratteristiche abbastanza diverse:  Contrada Camporè, una zona esposta a sud, calda, soleggiata, con terreni prevalentemente argillosi, che danno vini più concentrati; Arianello, esposta a nord ovest, e quindi meno soleggiata, più fresca, e con terreni più disciolti; infine Montefalcione, più collinare e densamente vitata. I Fiano di queste parti sono in genere abbastanza riconoscibili: hanno caratteri più delicati, floreali, “femminili” se volete, con una mineralità iodata (diversa, ad esempio, da quella “rocciosa” dei Fiano di Montefredane o dalla “tropicalità” e la concentrazione di frutto di quelli di Summonte, a est di Avellino, dall’altra parte dell’autostrada A16).

TAPPA N°3 – MONTEFUSCO
Appuntamento sulla vigna di Raffaele Troisi dell’azienda Vadiaperti, autore di vini che spesso rappresentano in maniera emblematica la “ruvida essenzialità” irpina. Presenti le aziende Cantina dei Monaci, Mastroberardino, Bambinuto.
Uno dei comuni più alti dell’Irpinia, dove i vigneti vanno anche oltre i 600 mslm. È terra rinomata per il Greco di Tufo, che qui, nella zona di Santa Paolina, ha più ettari vitati che nel vicino Tufo (la diatriba su dove si faccia il Greco migliore va avanti da sempre!). I terreni sono più argillosi e non caratterizzati dallo zolfo delle miniere di Tufo quanto piuttosto da calcare e carbonato di magnesio, che contribuiscono a conferire ai vini componenti aromatiche assai complesse e forti acidità, cosa non scontata per i vini a base di Greco che in genere hanno grande corpo e struttura ma basso corredo aromatico. È una zona aperta e ben ventilata – cosa importante per un’uva come il greco che è molto sensibile a muffe – e con forti escursioni termiche, anche se le condizioni pedoclimatiche possono variare da collina a collina.

TAPPA N°4 – LUOGOSANO
Appuntamento sul ciglio della strada, da cui erano ben visibili i vigneti delle tre aziende presenti: Tenuta Cavalier Pepe, Cantine Russo, La Molara. Siamo nella media valle del fiume Calore. I terreni hanno una forte base argillosa, con importante componente calcarea, e diventano più disciolti man mano che si sale e ci si avvicina al comune di Taurasi. È una sottozona interessante, che si è distinta per aver dato negli anni vini Taurasi eleganti, equilibrati, più piacevoli e “immediati”. Una curiosità: in questa zona già negli anni Sessanta furono piantati diversi appezzamenti di merlot, che però (almeno ufficialmente…) non sono mai riusciti a entrare nel taglio del rosso.

TAPPA N°5 – TAURASI
Appuntamento con passeggiata itinerante nei vigneti intorno a Taurasi. Presenti le aziende Antica Hirpinia e Contrada di Taurasi.
Non poteva mancare una sosta nei vigneti che sono immediatamente a ridosso di Taurasi, il comune che da il nome al vino più rappresentativo dell’intero territorio. Come accennato nella tappa precedente, qui i terreni sono più disciolti, con ceneri vulcaniche che si sono depositate sul sottostante strato di argilla, creando le condizioni per la sopravvivenza di viti a piede franco anche ultracentenarie! I taurasi che ne derivano sono in genere eleganti, molto succosi e sapidi.

Alla fine del viaggio appare ancora più evidente quella diversità e frammentarietà di cui parlava De Cristofaro.

Per il greco, l’estrema parcellizzazione delle realtà produttive e la varietà di sistemi di allevamento rende assai difficile identificare areali con caratteristiche simili e raggruppabili (con l’eccezione forse della zona di Tufo fortemente caratterizzata, come già detto, dalle miniere di zolfo). Per questo vitigno è quindi complicato parlare di identificabilità territoriale, e forse è più l’interpretazione del produttore (o, come dice De Cristofaro, il “manico”)  a caratterizzare il prodotto.

Un discorso simile vale forse anche per il Taurasi, dove comunque è frequente una certa distinzione tra quelli più concentrati, materici, con forti tannini e acidità delle zone più alte, e quelli delle zone di media collina che sono in genere più eleganti, con un’acidità più sottile, un frutto più espresso.

Il vitigno per cui è più giusto parlare di riconoscibilità territoriale è senz’altro il fiano, per il quale si sono individuati negli anni terroir con caratteristiche peculiari che sono poi facilmente riconoscibili nei vini: così dalle uve ricche di Lapio nord è lecito aspettarsi un vino equilibrato, rotondo, di una certa compostezza organolettica; a Summonte sono esaltati i parametri che conferiscono opulenza grassezza, grado alcolico e frutto carnoso; a Montefredane  invece la fanno da padrone mineralità e acidità, con vini taglienti e longevi, spesso “affumicati”; per chiudere infine con i vini più sottili e fini, molto femminili ma anche molto persistenti che caratterizzano la zona di Santo Stefano e San Michele, a sud di Lapio.

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