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Distillatamente Chianti

FIRENZE – Ok! Sì! Questo è l’ennesimo articolo sull’annuale appuntamento dell’anteprima del Chianti Classico che si è tenuta il 16 e il 17 febbraio a Firenze. D’altra parte un evento così importante non poteva non avere tutta questa attenzione. E non è possibile non farvi viaggiare nuovamente per gli spazi della stazione Leopolda, location ormai abituale della manifestazione.

Perciò scusate se per un attimo, o, meglio, qualche minuto, rubo la vostra attenzione. Prometto che ve la restituirò. Tuttavia per il momento lasciate che le faccia varcare l’enorme cancellata della stazione e che la guidi all’interno delle sue navate, facendola scivolare tra i gadget in esposizione dove trionfa il simbolo del Consorzio del Chianti Classico. Lasciatela libera di meravigliarsi davanti a una distesa di bottiglie di vino pronto ad essere annusato, degustato e, ahimé, sputato da giornalisti venuti da tutto il mondo. Potrà così osservare il loro sguardo serio, il gesto deciso con cui piegano il bicchiere sul tavolo bianco per controllare il colore, e ne assaggerà l’atmosfera così surreale e lontana da ciò che accadeva nella sala accanto.

La condurrò perciò più avanti, tra i tre lunghissimi banconi, le 140 aziende e le 350 etichette per farle vedere l’attenzione degli operatori del settore, farle sentire le voci sovrastanti dei produttori che saltellavano tra percentuali di vitigni che accompagnavano il sangiovese e che indicavano le loro scelte, le loro idee, i loro progetti. E intanto presentavano. E intanto versavano. La farò passare tra gli astanti per farle vedere come si degusta, per farle scorgere tra i vari enotici esperti qualche volto lattiginoso di studenti di scuole alberghiere e i gesti titubanti di aspiranti sommelier. E le farò ascoltare i vari pareri morbidi, armonici, equilibrati che  proliferavano in crescendo. Tuttavia non le farò assaggiare nessun vino. E non c’è Fonterutoli o Lamole di Lamole che tenga. Non chiedete. Perché il viaggio ha un’altra meta.

Andando verso l’inizio della navata, o il fondo, dipende dal punto di vista, la vostra attenzione non potrà non volgersi ad un curioso banco d’assaggio. Protette dal simbolo del gallo nero, imperante come l’occhio di un Grande Fratello, si ergevano le grappe di Chianti Classico delle aziende espositrici. Non tutte purtroppo, ma abbastanza da poter far capire che Chianti Classico non dà solo il nome ad un ottimo vino, ma anche ad un distillato che non ha niente a che invidiare a quelli dell’Italia del nord. A questo punto però la lascerò sotto la guida esperta dei delegati Anag, la federazione di assaggiatori di grappe e acquaviti, che da buoni Virgilii la guideranno alla degustazione. Ma non la lascerò sola. Non sarebbe carino. Perciò degusterò anche io.

Prodotte con le stesse vinacce rimanenti dalla vinificazione del Chianti Classico, le grappe presentate all’anteprima hanno avuto un buon riscontro dal pubblico della manifestazione, ancora un po’ distante dal mondo del distillato, associando forse la grappa a una produzione casalinga, spesso dai toni aggressiva, comunque non sempre ben riuscita. Le grappe disponibili in manifestazione sono riuscite invece a sfatare per molti dei presenti questo mito negativo aprendo una piccola finestra su un mondo di aromi armonici e di sottile equilibrio tra il gusto e l’alcol. Sarebbe bello potervele descrivere tutte, ma lo spazio a volte, come il tempo, è tiranno. Perciò ho deciso di parlarvi di due grappe che mi hanno particolarmente colpito basandomi sulla loro principale categorizzazione: giovani e invecchiate.

La prima è quella di Renzo Marinai, produttore di vino di Panzano in Chianti (FI), che ha presentato una grappa di Chianti Classico giovane distillata da Deta. Dall’aspetto limpido e cristallino, si apriva al naso con una buona intensità di aromi molto franchi, eleganti, naturalmente con evidenti sentori di frutta rossa. Una promessa olfattiva che si manteneva in pieno anche nel palato, dove i sapori si alternavano armoniosamente lasciando poi una buona persistenza finale. Naturalmente, al di là dell’iniziale sensazione di alcolicità, la grappa non è mai risultata aggressiva, né presentava odori o sapori sgradevoli. Un prodotto quindi che ha incontrato il gusto anche di coloro che se ne dichiaravano non amanti.

Dalla semplice realtà di Marinai, passiamo ora all’elegante Fattoria Le Corti del Principe Corsini, di San Casciano in Val di Pesa (FI) che ha presentato invece una grappa di Chianti Classico Riserva, perciò invecchiata oltre 18 mesi, distillata da Bonollo. All’esame visivo risultava limpida e di un colore molto vicino all’ambrato, che definirei invogliante: e nessun vero goloso può resistere a un tale richiamo. La degustazione è proseguita con l’esame olfattivo dove il naso riusciva a percepire una buona intensità e un equilibrio degli aromi terziari dovuti all’invecchiamento tra cui si evidenziava maggiormente la vaniglia insieme a note che ricordavano la vaga dolcezza del miele. Odori che si sono trasformati poi in sapori armonici ed eleganti in bocca, anche se purtroppo non molto persistenti. Un piccolo peccato. Ma un peccato che si può perdonare a questa grappa.

Beh, la gita è finita, riprendo la vostra attenzione e le faccio dare un ultimo sguardo d’insieme a tutto quello che c’è intorno, e la lascio intrufolare nel light lunch a buffet offerto dal consorzio del Chianti Classico ai giornalisti. Che poi così light alla fine non era. Ricco e abbondante, gestito con accuratezza dal noto catering fiorentino Galateo, capace di deliziare il palato ma anche la vista dei giornalisti presenti con lussureggianti composizioni di formaggi e salumi. Prima di andarcene però vi lascerei l’immagine di una giovane ragazza che sorridente mi ha indicato con orgoglio un goloso dolce carnevalesco: i cenci (alla fiorentina). Spolverati di zucchero a velo e di un dorato incantevole mi sono stati offerti alla fine di un elenco di dolci golosità con uno squillante “e queste sono le chiacchere”. Beh non si può non sorridere. E non si può non accettare. E non si può non pensare che ciò che è buono comunque lo chiami rimane buono. Adesso vi lascio andare. E vi restituisco ciò che ho promesso. Io resto a mangiarne un’altra. E magari mi faccio consigliare una grappa da abbinarci. Forse proprio quella affinata di Vignamaggio che mi faceva l’occhiolino mentre me ne andavo. Ciao, ciao.

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