Le Voleurs – Il Melograno (I)

Di • 21 lug 2010 • Rubrica: Attualità e idee Un commento
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Marcel e Daria guardavano fuori dalla loro finestra che dava sul porticciolo di Rovigno. Era una sera calda e ventilata di mezza estate. Nessuno dei due diceva una parola ma stavano lì in silenzio ad ascoltare il rumore della pentola a pressione che fischiava e intanto rimuginavano su tutto il lavoro che avevano fatto negli ultimi mesi. Un lavoro lungo, puntiglioso e costellato da piccole sconfitte che si erano poi tramutate in nuovi progetti e idee da elaborare nel minimo dettaglio. Nel loro campo e a loro modo, erano professionisti e non avevano la benchè minima  intenzione di far sfumare un’ occasione più unica che rara di dare sfoggio della loro abilità, anche se in un campo non proprio canonico, il furto. Ebbene sì, Marcel e Daria erano ladri patentati, non di appartamenti, ma di musei e collezioni d’arte private. Rubavano generalmente su commissione per un mercante d’arte Giapponese che non avevano mai visto ma che avevano conosciuto tramite un artista sloveno che trascorreva le sue vacanze a Rovigno.

“Le lenticchie dovrebbero essere pronte, è meglio che vada a controllare…” sospirò Marcel allontanandosi dalla finestra e dirigendosi in cucina con un passo nervoso. Prima di un furto era sempre così, taciturno, pensieroso e tendeva a zoppicare con la gamba destra.

“Intanto prendo il vino” rispose Daria che invece diventava tutta un tremore, i muscoli le si irrigidivano sempre talmente tanto che iniziavano a tremare. “Per stasera ci vuole uno dei Bordeaux del 2000 che abbiamo rubato al Vinitaly tre anni fa.” Fino ad ora ci ha sempre portato fortuna, assieme alla nostra cena scaramantica a cui deve partecipare una terza persona ignara di tutto…o quasi. Il nostro invitato preferito è Xavier l’illustratore del nostro fumetto “Les Voleurs” che su Facebook va alla grande. Dovrebbe arrivare da un minuto all’altro e, come al solito, porterà il suo famoso semifreddo al melograno, una ricetta che continua a proporci di volta in volta e che noi, da buoni scaramantici, accettiamo sempre volentieri.” Mentre Daria  stappava il vino per farlo arieggiare, Marcel stava preparando la mousse di lenticchie da mangiare su crostoni di pane raffermo appena abbrustolito. Nel frattempo le polpette di maiale arrotolate in foglie d’uva e irrorate con salsa agrodolce di mela e curry riposavano nella padella in modo tale da far amalgamare tra loro gli aromi e dare al piatto una sua particolare unicità. Marcel si era liberamente ispirato a una ricetta portafortuna orientale dove si arrostiva un maiale con una mela in bocca, aveva variato e mutato la ricetta a suo piacimento ma senza dimenticarsi dell’abbinamento originale. Marcel non lasciava nulla al caso la sera prima del furto nemmeno la cena in cui ciascun ingrediente doveva essere portatore di buona sorte o di prosperità. Lui non era particolarmente scaramantico ma questa cena gli infondeva il coraggio necessario per il furto della notte seguente.

Il pane in forno diffondeva un odore caldo e dolce, era la ricetta segreta di Marcel per la prosperità, pane di castagne. Una crosta soffice e tanta mollica da abbinare alle polpette. L’hobby di Marcel era la cucina, la stanza dove passava le sue giornate quando non preparava un colpo allora si poteva quasi dimenticare di tutto e finiva per mangiare solo pane e formaggio o pane e patè al prosciutto, pranzo e cena. Daria invece era molto diversa, amava mangiare piatti di poco impegno come grandi insalate, zuppe o perchè no una bella pastasciutta ogni tanto, per lei la cucina elaborata era un mondo a sè stante e a lei indifferente. Preferiva lasciar fare a Marcel e occuparsi di comprare gli ingredienti al mercato che si trovava a dieci minuti a piedi dalla loro villa con giardino, uno sfizio che si erano tolti dopo il colpo al MOMA di New York. Girava per i banchi del mercato con il suo cestino di vimini e comprava ingredienti freschi chiacchierando in modo amabile con i venditori che ormai la conoscevano e le rivolgevano sempre alcune domande di cortesia. Daria aveva impiegato un anno intero per imparare un po’ di croato per potersi sentire a casa, e adesso dopo quattro anni se la cavava così bene che alle volte si scopriva a pensare in croato.

Il suono del campanello riportò Daria al presente e lasciò la finestra per andare ad aprire. Doveva sicuramente essere Xavier.

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