Maremma amara? Non più! E quattro vignerons ci spiegano il perché

Di • 31 lug 2010 • Rubrica: diLuoghi
Stampa questo articolo Stampa questo articolo

Sono nata e cresciuta a Grosseto e la canzone popolare, tra le più famose, quella che parlava di una Maremma amara, di una terra da maledire, la ricordo bene, come un canto lento e continuo a voler rammentare l’asprezza e la durezza, in tempi lontani ma ancora vicini, di questi luoghi. Sono trascorsi quasi due secoli dalla bonifica e da allora la Maremma grossetana è cresciuta, mantenendo però intatti i suoi tratti originari di luogo selvaggio e popolato da gente fiera e caparbia.

Cecchi, Barone Pizzini, Tenute Costa e Tommasi sono quattro realtà assai differenti l’una dall’altra, ma con in comune la Maremma, sulla quale hanno voluto credere e scommettere. Attraverso le loro voci abbiamo cercato di dipingere un quadro che potesse al meglio esprimere la situazione vitivinicola attuale e spiegare il perchè si investa sempre più in queste zone. Cecchi è stata tra le prime a captarne le potenzialità: “Nel 1994 la Regione Toscana tagliò del 20% la produzione di alcuni vini a denominazione”, ci racconta Andrea Cecchi. “Con mio padre capimmo che era arrivato il momento per intraprendere un nuovo cammino. Lui conosceva molto bene la Maremma, perchè negli anni ’50 vinificava l’uva dei combattenti ad Alberese ed era rimasto stupito dalla qualità delle uve di questa zona. Attratti dall’eccellenza vinicola, e dal boom che stava vivendo il Morellino, pochi anni dopo, inaugurammo Val delle Rose.”

Silvano Brescianini, direttore e socio di Barone Pizzini in Franciacorta, racconta i suoi quasi dieci anni di esperienza in Maremma con l’azienda Poderi di Ghiaccioforte, animati da soddisfazioni, ma anche ostacolati da impedimenti normativi: “Comprammo l’azienda in Maremma nel 2000, anno in cui l’albo dei vigneti per Morellino fu chiuso. Eravamo però sicuri che presto sarebbe stato riaperto, ma a distanza di dieci anni, invece, dobbiamo ancora acquistare uve. Ci sono nella zona di Scansano molti terreni particolarmente vocati, ma dove non viene allevata alcuna vite: questo perchè, purtroppo, siamo dinanzi ad una legge fossilizzata che non permette, almeno nell’immediato futuro, alcun cambiamento. La paura più diffusa è che l’aumento di ettari vitati a Morellino possa nuocere alla qualità dei vini. Io, invece, credo fermamente il contrario e penso che una riapertura oculata dell’albo potrebbe dare a questa Docg un’utile spinta di ripresa. Oggi in molti investono in Maremma, ma vista l’impossibilità di produrre Morellino, si rivolgono agli Igt, a discapito del nome Morellino in Italia e nel mondo”.

Dalle nostre interviste, ciò che più di interessante è emerso, è stata proprio la differenza di pensiero e di approccio verso questa terra ed i suoi vini. Tenute Costa – una realtà giovane nel mondo vitivinicolo – ha da poco iniziato a produrre in Maremma con la tenuta Terre di Fiori. A Luca Costa, uno dei titolari, abbiamo chiesto di spiegarci cosa sia per lui la Maremma e la Docg Morellino: “La Maremma è in Toscana e la Toscana rappresenta nel mondo l’italianità, ovvero uno stile di vita piacevole e sereno. Abbiamo investito in Maremma perchè crediamo che sia qualche cosa di inedito dove c’è la possibilità di intervenire ancora personalmente, a differenza del Chianti, ormai con una sua intoccabile struttura. La Maremma, inoltre, possiede ancora quella parte selvaggia di grande fascino e personalità, che la rende speciale. Il Morellino è un vino importante per questa zona, anche se credo che se ne produca troppo e di bassa qualità. Noi abbiamo deciso, assieme all’enologo Carlo Ferrini, di proporre due versioni, uno base ed uno riserva, entrambi con affinamento in acciaio, in modo da preservare al massimo le caratteristiche innate. La Maremma diverte e seduce grazie, soprattutto, alla sua propensione verso vitigni internazionale ed è per questo che il nostro vino punta, che uscirà nel 2011, sarà a base di petit verdot. La Maremma ha grandi potenzialità e sono certo che con l’aiuto di mentalità fresche, e con la voglia di fare dei nuovi vignerons si farà presto conoscere nel mondo”.

Abbiamo infine ascoltato la voce di una nota famiglia di produttori veneti, che da poco hanno abbracciato questo territorio. Si tratta dell’azienda Tommasi, conosciuta soprattutto per la produzione di Amarone, la cui nuova acquisizione vicino Pitigliano, Poggio al Tufo, ce la presenta l’enologo Giancarlo Tommasi: “La Maremma è sempre stato un territorio agricolo vocato alla viticoltura ma dove mancava il know-how sufficiente per crescere l’immagine di qualità e per sviluppare le potenzialità della zona. La svolta è avvenuta quando gli imprenditori ed i produttori vinicoli toscani provenienti dal Chianti, da Montalcino, ma anche da fuori Toscana, hanno deciso di ampliare i loro investimenti e si sono rivolti alla Maremma in quanto terra “vergine” e con prezzi di investimento più accessibili rispetto ad altre zone. Ciò che la rende ulteriormente unica è la sua spiccata e naturale vocazione sia per vitigni autoctoni che per quelli internazionali. Si possono, inoltre, produrre vini di grande struttura e longevi ma anche ottimi vini di pronta-beva ed a prezzi interessanti, grazie alla conformazione piuttosto pianeggiante del territorio, che facilita notevolmente il lavoro. Per adesso nella nostra gamma di prodotti non è presente nessuna denominazione, ma non escludo che in futuro ciò possa avvenire. Per adesso punteremo sull’internazionalità vitivinicola del territorio, ma quando sarà pronta anche la cantina di vinificazione e di imbottigliamento ci saranno sicuramente altri obiettivi da raggiungere.”

Concludo quest’articolo con il mio pensiero, maturato anche a seguito dell’incontro con questi produttori. Ho vissuto molti anni in Maremma, ma da qui sono dovuta andar via. Non a malincuore, lo ammetto, ma solo perchè arresa all’evidenza di un luogo che poco avesse da offrire alla mia carriera. Scrivo e termino il pezzo proprio a Grosseto, dove vivono ancora i miei genitori. Chiudo gli occhi e spero che presto le cose cambino, che gli stessi maremmani capiscano l’importanza di fare rete, la necessità di implementare il turismo, ma soprattutto la possibilità, reale, di rendere queste terre più appetibili ai visitatori, senza per questo doverle contaminare. “La Maremma è nata selvaggia e così deve rimanere”: con questa frase sono cresciuta ed è proprio per questo pensiero, poco proficuo ed anacronistico, che ho dovuto fare i bagagli e trasferirmi. Credo nei nuovi arrivati a cui auguro buona fortuna, e di cuore.

Share
Parole chiave: , , , , , , ,

Lascia un commento