Forza e seduzione nei “Rosati in terra di Rosati”

Di • 23 ago 2010 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio Un commento
Stampa questo articolo Stampa questo articolo

CEGLIE MESSAPICA (BR) – Qualcuno se la ricorderà ancora, altri se la saranno già dimenticata, una delle periodiche intemerate di provenienza (nord)europea: la proposta di poter produrre vino rosato mescolando vino bianco e rosso. L’indignazione che si propagò dal nord (ad esempio) del lago di Garda al sud (ad esempio) dell’Abruzzo e della Puglia fu la diretta misura di quanto la cultura di questa tipologia sia radicata nel nostro territorio vitivinicolo.

Del resto, basta visitare qualcuno dei produttori che faccia del rosato di qualità uno dei suoi obbiettivi per rendersi conto di quanto grottesca fosse quella idea. Basta comprendere quale e quanta cura metta in quello che è quasi un virtuosismo enologico, estrarre dalle bucce quel tanto di colore, di struttura, di sensazioni che si decide debbano stare dentro al bicchiere, e dopo le poche ore necessarie allo scopo (“il vino di una notte”) scegliere la parte migliore della massa, quel 30-40% più pulito e limpido.

Ha grande successo, il rosato (anche nella versione bollicine), perché ci si è resi improvvisamente conto che può coniugare le freschezza del bianco alle profondità di un rosso, e può indossare le vesti un rosso fresco sorprendendo nei profumi come un bianco di classe. Che si può abbinare felicemente ad un pesce salsato o saporito, ma anche ad una cucina degli ortaggi, una cucina soprattutto meridionale dove i sapori intensi e la consistenza carnosa di certe verdure sono alla base di piatti complessi e assai succulenti.

Fra le regioni “rosatiste” più attive si segnala la Puglia che ha deciso di tenere alta la bandiera della tipologia a partire da tempi non sospetti, e non solo nella versione salentina da negroamaro e malvasia nera ma anche di quelle delle zone più settentrionali ricavate da uve con minori potenzialità ed anch’esse interessanti. A diciassette anni fa risale infatti la prima edizione di “Rosati in Terra di Rosati”, iniziativa in cui negli ultimi tempi hanno speso tante energie, a fronte di zero finanziamenti pubblici, tanti protagonisti dell’enogastronomia e dell’accoglienza locali (citiamo le assiciazioni Buona Puglia e Ceglie è, e persone generose come Francesco Nacci de La Fontanina di Ceglie Messapica)  e che quest’anno, dal 26 luglio al 2 agosto, ha portato in tour fra la gente lungo il territorio regionale venti vini selezionati a Vinitaly da un panel di degustatori coordinati dal giornalista Franco Ziliani, in parte oggetto delle note che seguiranno.

Diversi caratteri, diversi stili. Particolarmente interessante è il rosato che ha dietro un vitigno potente come il negroamaro e che non può che coglierne la forza, opportunamente imbrigliata. Questi faranno (come già detto) ricordare le profondità e le dinamiche dei rossi mantenendo il fascino di profumi suadenti; versioni più leggere, che si affidano solamente ad una piacevolezza che pure non deve mancare, rischiano di banalizzare la tipologia ricacciandola nel limbo del “né carne né pesce”.

“Il rosato migliore è quello che viene dal negroamaro coltivato ad alberello”, si sente spesso dire. È così probabilmente, sarebbe bello potesse essere ancora così. Ma la viticoltura della Puglia sembra correre verso altre direzioni, forse e purtroppo inevitabili: quella dell’abbandono della terra da parte dei vecchi contadini, quella delle aziende che invece si espandono in nome indubbiamente della qualità ma anche della specializzazione, e spesso della meccanizzazione in vigna. Una realtà magmatica che cercheremo di descrivere al meglio nelle prossime settimane.

Assaggi

Salento Rosato Igp Girofle 2009 - Masseria Monaci (negroamaro e malvasia nera)

Dall’azienda del mitico Severino Garofano (garofano in francese è, appunto, girofle) ma che beneficia del lavoro e dell’intelligenza del figlio Stefano arriva questo bel rosato di colore melograno/rubino scarico, che ha un naso delicatamente fruttato sulle note del ribes, mirtillo e lampone, ma nel quale si intravede anche la rosa. Struttura, impatto aromatico, densità e morbidezza, tannino carezzevole nel finale i caratteri salienti della beva.

Salento Rosato Igt Rosalita 2009Cantina Due Palme

Da una attivissima cantina cooperativa questo vino dal colore rosa carico, naso delicato, bella presenza e struttura di beva al palato, dove è più timido aromaticamente. Anche qui finale delicato.

Salento Rosato Igt Kreos 2009Castello Monaci

Di colore rosa carico, ha naso espressivo e gentile, caramelloso, con note di confetto e di lampone. In bocca rimane un pochino statico, frena e termina con toni lievemente amarognoli.

Castel del Monte Doc Due Carri 2009Crifo

Naso non particolarmente espressivo, indefinito, anche se molto delicato. In bocca si conferma timido, è acuto nei toni e con qualche tonalità verdognola.

San Severo Doc Posta Arignano 2009D’Alfonso del Sordo

Il naso è dominato da note di caramella di lampone delicata anche se non intensissima; al palato si avvertono struttura e densità unite a bella succosità e discreta larghezza, maturità dei toni e forse, in definitiva, una dolcezza un po’ ripetitiva.

Salento Rosato Igt Rose 2009Emera

Anche qui caramella dolce di lampone. Pieno, deciso nei toni molto dolci e confetturati.

Salento Rosato Igt Massaro Rosa 2009Masseria L’Astore (negroamaro)

Porpora chiaro, delicato, non intensissimo, con qualche sfumatura animale, mostra comunque un quadro olfattivo persistente. Più incisivo in bocca, progressivo e potente, spinge fino ad un finale energetico e dal tannino fine.

Salento Rosato Igt Li Veli Rosato 2009Masseria Li Veli

Già proprietari della toscana Avignonesi (Montepulciano) i fratelli Falvo si stanno ora impegnando al massimo in questa bella tenuta pugliese. Il loro rosato ha un bel colore dalle morbide componenti aranciate, e la beva è caramellosa sui toni di frutti rossi, è rotonda, e termina con una bella spinta verso un finale brioso e persistente.

Salento Rosato Igt  2009Masseria Altemura

Un naso poco espressivo si riscatta con una beva rotonda, fresca, un pochino vegetale, pimpante nel finale. Retrogusto più dolce.

Salento Rosato Igt Mjere 2009 Michele Calò e figli

Peculiari note verdi, fra la clorofilla e le erbe aromatiche, impreziosiscono il naso e preludono una beva di grande impatto, potente, densa e morbida con un finale percussivo.

Salento Rosato Igt Metiusco 2009Palama’

Naso arioso, comunicativo, che esprime un bel ribes diretto; anche in bocca è seducente, ricco e polposo, ampio ed avvolgente. Manca forse di spinta finale.

Puglia Rosato Igt Fuxia 2009 Paolo Leo

Naso un tantino reticente con sfumature verdi. Discretamente saporito in bocca, sfoggia bella acidità e succosità, con un finale quasi agrumato.

Castel del Monte Doc Pungirosa 2009Rivera

Delicato ed ampio al naso, sfoggia una beva di bella spita e carattere fin dall’inizio. Ampio, di grande bevibilità, fragrante, conclude in calando.

Salento Rosato Igt Aruca 2009Santi Dimitri

Frutto rosso persistente al naso. Attacco potente, polposo, molto denso e spesso, punteggiato da tocchi amarognoli.

Castel del Monte Doc Boschigni 2009Terra Maiorum

Un frutto delicato e persistente caratterizza positivamente l’olfatto. Buona espressività anche in bocca dove è denso, saporito, forse un tantino ripetitivo nei toni.

Salento Rosato Igt Calafuria 2009Tormaresca

Dalla azienda di proprietà Antinori questo vino dal bel colore corallo, e un naso delicatamente agrumato, e marcato da note di confetto. Ampio, fragrante, saporito, buon finale.

Nelle immagini, negroamaro ad alberello ed a spalliera

Share
Parole chiave: , , , ,

Un commento »

  1. [...] Le ragioni (parola grossa) che stanno alla base della serie “Via dalla pazza folla”  (nonché le suggestioni provenienti da Valle d’Aosta e Piemonte) le potrete leggere qui (leggi), nella  prima puntata. Nella seconda puntata sono andate in scena Lombardia, Emilia e Romagna (leggi). Nella terza Veneto e Trentino (arileggi qui). Nella quarta l’Alto Adige (leggi qui). [...]

Lascia un commento