Digita una parola o una frase e premi Invio

Odi et amo: Ernesto Gentili, Othmar Kiem, Poliziano, Boscarelli e gli agenti killer ci parlano di quel Nobile di Montepulciano

Storia non certo facile quella del Vino Nobile di Montepulciano: un territorio che vanta antiche testimonianze circa la produzione di vino, ma poi, a seguire, un periodo di stasi dall’inizio del ‘900 fino agli anni ’60, in cui i riflettori illuminano le vigne del Chianti. L’altro fratello vicino di casa, il Brunello, temuto avversario, che si dimostra invincibile. Una difficoltà continua ad emergere in una regione dove sono altre due Docg, molto più grandi per ettari vitati e per bottiglie prodotte, a firmare la storia ed il futuro dell’enologia in Italia ed all’estero. Ma di voglia di emergere e di potenzialità ce ne sono ed è così che dai primi degli anni ’60 qualche cosa comincia a muoversi.

Ancora oggi non sono ben chiari ai più il ruolo e la posizione del Vino Nobile di Montepulciano nel mondo vitivinicolo ed è per questo che, per chiarire un po’ le idee, abbiamo ascoltato le esperienze ed i pareri di chi questo vino lo segue o lo produce da anni: Ernesto Gentili, Guida Vini d’Italia dell’Espresso, Othmar Kiem autorevole firma della rivista tedesca Falstaff, Poliziano e Boscarelli ce ne parlano e ci descrivono un futuro niente male.

Per approfondire ancora meglio l’ampio discorso abbiamo anche voluto interrogare quei professionisti che il Nobile lo commercializzano e lo promuovono, come ristoratori, enotecari ed agenti, e le risposte – ahinoi! – ci hanno lasciato un po’ di stucco.

GLI AGENTI KILLER

Coloro che, secondo il nostro piccolo sondaggio, credono meno in questa Docg sono proprio i rappresentanti, che, come ricorda il nome stesso, dovrebbero essere i portavoce dei vini. Ciò che generalmente pensano è che sia un prodotto di serie B, complicato da vendere. Gli imputano, inoltre, una bassa qualità media, un’eccessiva complessità interpretativa ed il suo non sapersi comunicare. Ma con qualche domanda in più ci rendiamo anche conto di come la conoscenza degli agenti stessi sui competitors, sul territorio, sulla Docg ed il suo evolversi, sia davvero scarsa. Il “ragionamento-soluzione ipotetica” si materializza spontaneamente e ci chiediamo, con amara retorica, se non sia bene partire da questo punto ed insegnare, a chi vende Nobile, a conoscere più approfonditamente, apprezzare e vendere, non solo un vino, ma un’intera denominazione, la cui rilevanza storica, gli sforzi ed i risultati non possono non essere presi in esame.

ERNESTO GENTILI: I FRUTTI DI UNA DURA GAVETTA

Passiamo adesso ad ascoltare chi questo vino lo conosce profondamente e ci crede: “Sono venti anni che degusto Nobile e di strada ne ha fatta” – il primo a rispondere alle nostre domande è Ernesto Gentili, uno dei palati più ricettivi del Bel Paese ed una tra le firme vinicole più autorevoli. Un’ora di intervista, a dimostrazione che l’argomento Nobile non lascia indifferenti. “La storia del Nobile è stata caratterizzata da una grande disomogeneità espressiva: lo stile, infatti, è sempre andato avanti – fino almeno a qualche anno fa – senza una chiara idea. Negli anni ’90 e fino alla metà degli anni 2000 sono state seguite le mode e si è persa quell’espressione territoriale che è l’appiglio assolutamente indispensabile – fors’anche la ragione stessa di “vita”-  per una Docg. In passato sono state le aziende di grandi dimensioni a firmare lo stile, dettato a sua volta dalle tendenze in corso: per molto tempo, infatti, sono stati presentati ai consumatori vini troppo alcolici, potenti e legnosi, palesando una Docg da cui emergeva male una identità. Solo piccoli produttori come Crociani, Contucci e Fanetti riuscivano a mantenere una certa tradizione e un certo rigore stilistico, ma senza essere in grado di fare da traino. Negli ultimi cinque anni però ho riscontrato segnali davvero incoraggianti. Nonostante diversi produttori vengano da fuori e non abbiamo nel loro dna questa terra insieme alla vita trascorsa, stanno dimostrando grande interesse verso espressioni territoriali più nette e verso la ricerca di uno stile che possa immediatamente ricondurre al Nobile di Montepulciano, soprattutto in termini di aderenza alle caratteristiche peculiari del sangiovese di quei luoghi ( esempi importanti in tal senso sono rappresentati da Il Conventino, Il Macchione, Innocenti, oltre che dallo stesso, “autoctono”, Contucci). Un punto vincente di questo vino, inoltre, risiede proprio nella strada tortuosa che ha percorso: non avendo mai riscosso il boom del cugino Brunello, infatti, ha dovuto rimboccarsi le maniche e fare gavetta. Adesso sta raccogliendo i frutti di un passato faticoso, che lo ha reso, però, forte. Ci sono infine aziende che, lavorando bene sia in vigna che in cantina, e indipendentemente dall’appartenenza alle “categorie” interpretative suggerite sopra, si sono guadagnate credibilità e reputazione grazie a uno stile loro. Poliziano con il suo Asinone – vino longevo e  ricco di frutto, le cui uve derivano da uno dei cru più importanti del territorio- è un esempio calzante di uno stile calibratamente moderno che ha aperto a nuovi mercati pur non allontanandosi troppo dalle caratteristiche salienti che ci si aspettano da un vino toscano. Anche Boscarelli rappresenta un buon modello, e con il Nocio, vino di grande personalità, evidenzia il desiderio di possedere uno “stile della casa”, atteggiamento lodevole in un momento di (assai) diffusa massificazione”.

OTHMAR KIEM: ANCORA POCA OMOGENEITA’ MA ALTISSIMI ESEMPI QUALITATIVI

Poliziano e Boscarelli sono le due aziende che il giornalista Othmar Kiem, della rivista Falstaff, definisce capaci di una notevole qualità continuativa: “Sono due eccellenti espressioni di Nobile e dimostrano come il territorio di Montepulciano possa dare grandi risultati. Il Nobile è molto cambiato negli anni. Ricordo perfettamente quella scarsa concentrazione e l’elevata spigolosità che facevano arricciare il naso. Da allora ha fatto grandi passi in avanti e credo che in questo momento potrebbe tranquillamente competere con il Brunello ed il Chianti. Ciò che manca, però, soprattutto fuori dai confini italiani, è un’immagine ben definita. Viene, ad esempio, troppo spesso confuso con il Montepulciano d’Abruzzo, che gli dà filo da torcere a livello qualitativo ed è più presente sugli scaffali. La Docg Nobile, inoltre, manca ancora di un’omogeneità qualitativa: aziende come Boscarelli e Poliziano si dimostrano, perciò, di gran lunga superiori, capaci di lavorare al massimo le uve e di scegliere legni migliori. Sono comunque dell’idea che come Docg abbia tutte le capacità e le qualità per poter crescere e che il miglioramento sia lampante”.

POLIZIANO: ROSA DI AZIENDE LEADER

“Come si fa ad ottenere uno dei Nobili più premiati dalla stampa e dai consumatori?”. A risponderci Federico Carletti, titolare dell’azienda Poliziano e presidente del Consorzio del Nobile. “Sono cinquant’anni che produciamo vino e l’esperienza è il nostro punto di forza. Di errori ne abbiamo fatti e visto che siamo umani forse continueremo a farli, ma senza perdere mai di vista l’obiettivo della qualità. Ciò che manca al Nobile non è un’identità – a mio parere già esistente – ma una rosa di aziende leader che possano fare da pilota: un ventaglio composto da produttori di livello quantitativo e qualitativo che riforniscano la grande distribuzione, oltre che da realtà più piccole, ma sempre top, che siano ben presenti al ristorante, come in tutte le enoteche, nazionali e non solo.”

BOSCARELLI: FINALMENTE VIGNE DI ETÀ E SPESSORE

Luca De Ferrari, uno dei titolari dell’azienda Boscarelli, ci parla della loro esperienza e del loro cammino: “Per noi è sempre stata molto importante la terra e ci riteniamo fortunati perchè le nostre vigne crescono in una delle zone vitivinicole più vocate di Montepulciano. Lavoriamo molto in purezza e mi pare che questo modus operandi ci abbia, con il tempo, premiato. Il Nobile non ha avuto vita facile e di mosse false in passato ne sono purtroppo state fatte: adesso, però, è un buon momento e stiamo remando nella giusta direzione. Da ora in avanti siamo in diversi produttori a poter contare su vigne di una certa età e spessore, e su di una maggiore conoscenza del territorio. I nostri limiti, come Docg sono indubbiamente anche i numeri, essendo poche le bottiglie prodotte, se paragonate soprattutto a quelle del Brunello e del Chianti. Dobbiamo riuscire, perciò, a dare valore alle nostre doti principali che sono la qualità, il prezzo ed una squadra di giovani produttori, con idee fresche, voglia di fare e, finalmente, anche di comunicare”.

L’immagine di Montepulciano è tratta dal sito amazingtuscany.com

3 Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Per capire quali cookie ed in che modo vengono utilizzati, consulta la nostra pagina della Privacy. Accetta i cookie cliccando sul pulsante 'Accetta'. In qualsiasi momento dalla pagina relativa potrai rivedere e cambiare il tuo consenso.
MAGGIORI INFORMAZIONI

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi