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Il vino degli altri, di Andrea Scanzi

Una delle letture più piacevoli dell’ultima estate è stata il Il vino degli altri, nuova pubblicazione del poliedrico giornalista/scrittore de La Stampa Andrea Scanzi, che dopo il successo di Elogio dell’invecchiamento, pubblicato sempre da Mondadori nel 2007, torna a cimentarsi con il vino e i suoi protagonisti.  E lo fa a modo suo, con ironia e leggerezza, con passione e competenza,  con una scrittura fluida e mai noiosa.
Il libro è un viaggio tra vignaioli, vitigni e territori guidato dalla ricerca di un possibile accostamento tra i più noti e apprezzati vini stranieri (Champagne, Borgogna, Riesling, Rioja, Tokaj, Rodano nord, Loira, Bordeaux) e alcuni grandi corrispettivi del nostro paese (Franciacorta, Etna, Bolgheri, Sagrantino, Garganega, Montalcino, Schiacchetrà  delle Cinque Terre,Trebbiano d’Abruzzo di Valentini). E così, attraverso i vini di casa nostra, alla fine si finisce per saperne di più anche sui “vini degli altri”, rifuggendo improbabili confronti qualitativi, ma riflettendo su affinità e caratteristiche peculiari che li rendono assai più vicini di quanto si possa immaginare.

Nei trenta capitoli del libro Scanzi parla dei suoi viaggi, delle visite in cantina, degli assaggi intimi e “di gruppo”, dei personaggi che lo hanno emozionato, di quelli che lo hanno lasciato indifferente, e lo fa sempre con un giusto compromesso  tra rigore tecnico e un’innata vocazione al “cazzeggio”. E proprio qui sta, a mio avviso , il punto di forza del libro: è un testo per tutti. Per addetti ai lavori, che potrebbero rendersi conto che si può parlare di vino anche in maniera meno seriosa e paludata di quanto regolarmente accade, e per neofiti appassionati, che troveranno nelle 330 pagine di Scanzi tante informazioni utili, aneddoti e “dritte” con cui avvicinarsi a questo fantastico mondo.

Non mancano gli spunti polemici e le battute al vetriolo che rendono ancor più intrigante la lettura. Passaggi “scomodi” che hanno attirato sull’autore le critiche negative di diversi rappresentanti dell’establishment enologico (ai quali ha saputo rispondere per le rime), magari infastiditi dall’inaspettato successo di questo giovane e sfrontato giornalista, che non ha le pretese di insegnare niente a nessuno (effettivamente anche lui qualche “toppa” la prende nel libro!), ma almeno ha il coraggio di schierarsi e di raccontare come stanno veramente le cose.

E alla fine le chiacchiere stanno a zero! Scanzi è bravo e Il vino degli altri è la più frizzante novità editoriale del settore.

Il vino degli altri
viaggio alla scoperta dei migliori vini del mondo (e dei loro rivali italiani)
di Andrea Scanzi
Mondadori Editore (2010) – pp. 326 – € 18,50

2 Comments

  • fabio (michael appiano) ha detto:

    Come non essere d’accordo. Avvicinarsi al mondo del vino potrebbe essere difficile per chi muove i primi passi. L’intento di Andrea è alfabetizzare per autoconsumo e con il fai da te (visita a cantine, dialogo coi produttori, degustazioni personali), il consumatore, oggi disperso nel mare magnum di guide, pareri autoritari (più che autorevoli), distante enologiche impressionanti.
    I produttori sono i primi (non tutti) ad amare il dialogo con chi beve quello che viene prodotto e vuole sapere che cosa si pensi in merito. Solo così si cresce e non si resta fermi alla cultura del bere del popolo elitario (la chiusura mentale dovrebbe insegnare se ci guardiamo alle spalle la Cina, pese che millenni fa era avanti e oggi arranca dietro al dio soldo come capitalisti della nuova Wall Street orientale).
    Sono appassionato di vini e devo dire che Andrea mi ha dato una “mano” a sezionare vignerons di per sé molto molto bravi e ha sondato con vista ironica il panorama che oggi si affaccia (in mezzo a tanta crisi c’è che se la cava anche bene).
    Non bisogna togliere che nel vino esistono di sicuro pietre migliari che godono di una fama del tutto meritata e chi invece è il riflesso della penna dei pareri c.d. autorevoli (Parker et. sim)
    Il libro mi ha dato conferma che c’è gente capace di scandagliare il mondo senza bisogno di doversi per forza orientare coi consigli degli altri, ma che evidentemente si ferma ad ascoltare e muove critiche (sempre costruttive) per cercare la via del miglioramento e la capacità di comunicare (come dovrebbe fare un giornalista / scrittore) alla platea astante, bisognosa di informazione.
    Montanelli docet, pur nelle sue contraddizioni…
    Grazie.
    Buona giornata.
    FC

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